di Maria Luigia Pietrobono – Quando abbiamo perso la forza di arrabbiarci in maniera decisa e di scendere in piazza perché ad alcuni cittadini venivano negati dei diritti?
Naturalmente parliamo dei diritti delle minoranze: donne, omosessuali, immigrati contro cui in maniera sempre crescente si accaniscono gli ultraconservatori in ogni parte del mondo.
In America uno dei candidati alla Presidenza Donald Trump ogni giorno scaglia anatemi sia contro le donne che abortiscono per le quali invoca punizioni esemplari sia contro i medici non obiettori.
Nei paesi musulmani più integralisti le donne non possono studiare – ricordiamo la triste storia di Malala Yousafzai la ragazza pachistana ridotta quasi in fin di vita da chi voleva impedirle di andare a scuola – sono costrette a portare il burqua a sposarsi molto giovani, ad essere sottomesse ai mariti.
In Europa, nella seconda metà del novecento, dalla conquista del voto era stato tutto un crescendo nella acquisizione dei diritti: parità tra moglie e marito, legge sull’aborto e sul divorzio, nuove leggi sulla disciplina del lavoro, creazione di asili nido che rappresentarono un grosso aiuto per le lavoratrici.
Nel costume negli anni sessanta e settanta ci furono cambiamenti che contribuirono in egual misura a dare maggiore libertà alle donne; purtroppo in questi giorni cominciamo ad assistere in Europa a manovre tese a ridurre e pian piano annullare tutte le conquiste che faticosamente avevamo raggiunto.
In questo senso vanno la direttiva olandese di vietare la minigonna negli uffici pubblici e la proposta in Polonia di vietare l’aborto; segnali da non trascurare.
“La minigonna, come scrive Pier Luigi Battista sul Corriere della Sera, non è mai stato solo un capitolo della moda ma un’idea del mondo” e ancora “Carnaby street il tempio della minigonna è diventata un simbolo di ribellione molto più della Sorbona nel ’68. Essa rende democratica, di massa, popolare la nuova dimensione in cui le ragazze sentono di aver fatto ingresso per sempre.”
Erano gli anni in cui anche le giovani cominciavano ad acquistare una certa indipendenza dai padri, a viaggiare, a partecipare a concerti (si esibivano Beatles e Rolling Stones), ad essere infine più libere.
Più pericoloso, perché limita enormemente la libertà di una maternità consapevole, il divieto di poter interrompere una gravidanza come si propone in Polonia dove, con lo slogan “porre fine all’aborto” un movimento cittadino sta raccogliendo firme per raggiungere questo scopo.
Sembra che si vada formando un piccolo gruppo di protesta che speriamo ottenga buoni risultati.
In Italia, negli anni, i consultori sono stati a poco a poco spogliati di alcune loro prerogative mentre sono aumentati enormemente i medici obiettori tanto che, in queste ore è arrivato un pronunciamento del Consiglio d’Europa in cui si legge “le donne in Italia continuano ad incontrare notevoli difficoltà nell’accesso ai servizi di interruzione di gravidanza”; il nostro Paese, quindi, “viola il diritto alla salute delle donne”.
In conclusione dobbiamo assolutamente renderci conto che alcune conquiste che sembravano acquisite per sempre in realtà possono essere messe in discussione continuamente come succede a Colonia dove la sindaca sconsiglia alle ragazze di andare in giro con abiti che “scatenano istinti incontrollabili” o ad Amsterdam dove si è voluta iniziare la ” guerra santa” contro la minigonna.
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