di Ignazio Mazzoli – Ognuno con la propria sedia, su per una scala. Li seguo, sono le bambine ed i bambini della quarta e quinta di una scuola elementare, arriviamo in una grande sala e si dispongono in circolo, seduti. Sembra un campo indiano intorno al capo. Non manca, non è un uomo, ma una donna, non sta seduta, ma in piedi e si muove da un capo all’altro della sala, parlando.
Tanti nasini all’insù non perdono una parola e i loro occhi si spostano senza sosta dal viso alle mani “parlanti” dell’insegnante. Non “vola una mosca”. Ma di che parla agli allievi di una scuola elementare una professoressa delle scuole medie? Di come fare un giornale.
Tanta curiosità
Sono affascinati mentre ascoltano che cosa sono le “5W”, sigla che deriva dalle iniziali di parole inglesi provenienti dal giornalismo anglosassone: Who, What, When, Where, Why, che in italiano stanno per i Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché che devono caratterizzare i contenuti di un articolo. Troppo difficile per dei bimbi di 9 e 10 anni? Non sembra. La parola dell’insegnante è fascinazione che nasce da un dialogo continuo di domande e risposte. L’attenzione è assicurata e vive delle curiosità ormai accese dei bambini. Il colpo magistrale arriva con il blocco notes. Uno per ogni bambina e bambino, perché così ce l’hanno i giornalisti per prendere appunti. Vanno a ruba e ognuno vorrebbe il colore preferito. Era previsto e c’è da scegliere. Anche in questi gesti, i bambino colgono la passione e l’amore dell’insegnate per ciò che sta facendo.
Non c’è un cliché, ma neppure improvvisazione. Basta vedere il ciclostilato preparato per aiutare a pensare come scrivere un articolo, per chi ne ha voglia. Sei pagine che vanno dalle breve storia del quotidiano al glossario del giornalista. Non è un gioco, ma un impegno che si può vivere giocando. Si coglie che c’è tanto lavoro di chi ha avuto l’idea di avviare questa sperimentazione scolastica: un “giornale” degli studenti.
“Primo” numero Zero
Già, per la prima volta, nel 2015, in 210 copie gratuite, con il titolo “Primo” come numero “Zero”, è stato edito un giornale studentesco, realizzato interamente da studenti della scuola media, ideato delle professoresse Zaffi Borgetti e Mizzoni e presentato il 4 giugno scorso nell’Aula Magna annessa al Liceo Scientifico. Quest’anno nel 2016, “Primo” si apre anche ai bambini più grandicelli delle scuole elementari per essere ancora di più il giornale dell’Istituto Comprensivo Veroli Primo.
Ci vuole un bello spirito d’iniziativa per realizzare questo allargamento di redazione! I bambini che vivono in questo secolo 2000, circondati da ogni tipo di messaggi informativi, non deludono. Hanno la voglia e le capacità per provare a cimentarsi. Sono coinvolto anche io dalle loro domande. Le più immediate ed ingenue vogliono sapere quali personaggi famosi ho incontrato nel mio lavoro, ma c’è anche chi mi chiede quanto tempo impiego a scrivere un pezzo e cosa mi spinge a scrivere. Si chiamano Chiara, Beatrice, Stefano, Giorgio, Domenico, Irene, Maria, Nicola, Anthony, tutti i nomi del mondo che aspettano con il “nasino all’insù” le mie risposte.
Domande e risposte fanno nascere il giornale
Che il giornale di scuola di questo Istituto Comprensivo Veroli Primo non sia un passo più lungo della gamba si capisce appena si parla con quegli studenti della media che hanno partecipato alla realizzazione del numero “Zero”. E’ a me che viene la voglia di fare domande. Chiedo a Francesco come ha individuato le domande di una intervista che ha raccolto. Le sue risposte sono pronte, motivate e direi competenti, proprio di chi cerca di avere delle risposte a quesiti che ha chiari in testa.
Da questi incontri e dialoghi sono nate delle proposte di lavoro che saranno nei due numeri di “Primo“ in questo 2016 e qualcosa già appare nell’edizione on line http://veroliprimo.altervista.org/. Giovedì 14 aprile sarà presentato il primo numero cartaceo del 2016, alle 17,30 nell’Aula consiliare del Comune di Veroli.
Ho vissuto con interesse questo lungo giro con la professoressa Roberta Zaffi Borgetti nelle scuole di Veroli Crocefisso, S. Francesca ed in quella del Centro. Spero di incontrare anche le altre. Questa città ha un grande patrimonio di edilizia scolastica, nei due Istituti comprensivi Veroli Primo e Secondo, ma anche un ricchissimo patrimonio di docenti che realizzano con passione un scuola “buona” davvero. Nei due istituti c’è una grande vitalità degli studenti, promossa da un reale creatività degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Sono cose che ho visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie. Questa città è un luogo di studi, per le esigenze della prime età fino a quelle degli studi superiori.
Un giornale di scuola realizzato dagli alunni con la loro naturale e spontanea fantasia di bambini dai 9 ai 13 anni , guidata da poche norme di lavoro e null’altro, è un potente messaggero di capacità d’insegnamento e di apprendimento.
Caro “Primo” numero uno, benvenuto ad aprire una lunga serie, speriamo.
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