
di Ignazio Mazzoli (intervista in testo e in video) – Con il titolo «62 persone al mondo sono più ricche del 50% della popolazione mondiale…riaccendere la lotta» la federazione di Frosinone di Rifondazione Comunista ha rilanciato la sua iniziativa dopo un periodo di difficoltà interne e lo ha fatto sulla base di una relazione del segretario Paolo Ceccano. Un discorso snello e incalzante ha aperto l’assemblea, il saloncino e l’ingresso della sede di viale Napoli 55 a Frosinone erano pieni sin dalle 17,00. Si è fatto il punto sociale e politico della situazione attraverso interventi, non solo di iscritti, che si sono svolti in 5-10 minuti. Suppergiù. Sono state affrontate le criticità del frusinate di cui la più grave è la mancanza di lavoro, che si accompagna a danni notevolissimi all’ambiente, vedi il mancato risanamento della Valle del sacco, a una sanità menomata e vieppiù spinta verso la privatizzazione, a una disastrosa e vessatoria gestione dei servizi idrici. Si è parlato con impegno anche di referendum e di difesa della Costituzione e della democrazia. Fra gli altri hanno parlato Il Presidente dell’Anpi Giovanni Morsillo, il giovanissimo Segretario della Rete degli Studenti Medi Massimiliano Iula, il coordinatore del Comitato difesa della Costituzione Dionisio Paglia, Gianmarco Capogna di “Possibile” con passione ha sostenuto la lotta per i diritti civili, Paolo Iafrate e Gino Rossi hanno descritto la drammatica situazione della disoccupazione nel frusinate e quest’ultimo insieme a Romolo Rea hanno posto una impegnativa questione: ci vuole un partito a sinistra che faccia il proprio dovere verso il popolo, la gente, i cittadini.
unoetre.it ha rivolto tre domande a Paolo Ferrero.
Segretario nulla si può fare perché mancano i soldi: E’ così? Lei ne ha parlato durante la “Alliance against austerity for democracy in Europe” svolta ad Atene il 18- 20 marzo affermando che ci sono soldi da dare agli Stati per un piano straordinario del lavoro, ci vuol dire qualcosa in merito?
«Le politiche europee e i trattati – voluti da socialisti e popolari – sono una gabbia neoliberista che impedisce una politica economica alternativa. Oggi presta soldi alle banche private che per averli vengono pagate. Il provvedimento penalizza la remunerazione del capitale finanziario e consente l’attacco alla politica monetaria della Bce da parte tedesca. Questa contraddizione aperta dalla Bce può far proporre una diversa politica economica e monetaria. Si faccia un Quantitative easing per gli stati. Semplicemente: se la Bce può regalare i soldi alle banche perché non può finanziare direttamente un piano pubblico per l’occupazione in Europa? Questo significherebbe muoversi. Finanziare a tassi negativi con 100 miliardi/mese un Piano per il lavoro europeo subito verso gli stati con maggiore tasso di disoccupazione per portarlo al 5% in tutta Europa. Si può fare. Si costruisca un movimento europeo contro l’austerità e il neoliberismo. »
Lottare. Indaghiamo un po’ la crisi dei movimenti. Perché in una situazione anche di disperazione ancora non decollano movimenti forti e durevoli?
«La lotta non decolla per 3 ragioni: 1) Manca il sindacato nella maniera e nella misura in cui sarebbe necessario. Solo ora sembra che la Cgil voglia riprendere l’iniziativa; 2) Pesano le divisioni nella sinistra. Il marasma di sigle produce disorientamenti e disillusione; 3) Una certa passività alimentata dalla cultura della concorrenza e della solidarietà fra persone con gli stessi problemi. Sembra che abbiano colonizzato la testa della gente e nel frattempo la situazione marcisce perché la gente sta zitta.»
C’è una tornata elettorale importante, come si presenta la sinistra a questo appuntamento. Lei come la vorrebbe?
«Saremo presenti in liste unitarie che siano alternative al PD. Renzi sta costruendo il partito della nazione, cioè un partito di centro, liberista e confindustriale, lavora scientificamente a distruggere il welfare pubblico, il sindacato e le tutele dei lavoratori, ad aumentare i profitti concedendo ai lavoratori l’elemosina. Rimane così un grande spazio a sinistra. Occuparlo, con che prospettiva e per fare cosa? Questo è l’oggetto della contesa politica a sinistra. che si divide su due ipotesi: La prima, quella di D’Alema, di fare una battaglia politica dentro e fuori il Pd per ricostruire il centro sinistra. Non è un’alternativa politico programmatica al Pd. La seconda, quella che propone Rifondazione Comunista, è aggregare il complesso delle forze della sinistra antiliberista e alternativa al Pd e ai socialisti europei.
C’è un’impasse. Le responsabilità del gruppo dirigente di Sel ci sono e pesanti. Mentre parlano di alternativa al Pd hanno scelto l’unità con chi non condivide questa scelta e preferisce stare nelle maggioranze di governo (vedi Lazio). Le fratture a sinistra, dentro il Pd, sono profonde oggi, anche se non si vedono interamente. Noi pensiamo che in Italia occorra una forza politica unitaria e plurale, punto di riferimento popolare per una alternativa antiliberista di sinistra, che riunisca tutti quelli che hanno medesime esigenze di diritti, lavoro, servizi, dentro a un progetto di società che abbia a modello la Costituzione. 3 condizioni occorrono: 1) Questo soggetto sia autonomo ed alternativo politicamente e culturalmente al Pd, non seve l’ala sinistra di questo centro sinistra. 2) Sia una formazione unitaria, solo così è credibile ed efficace, capace di andare molto oltre i confini di chi oggi sta nei partiti raccogliendo energie e intelligenze che si associano spontaneamente; 3) Deve avere un carattere democratico e partecipativo, senza forme pattizie che impediscono alle persone di contare effettivamente e determini un rinnovamento del personale politico, a partire dai volti più noti, come quello del sottoscritto.»
La videointervista a Paolo Ferrero
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