MarcoCoppotelli 350 260

MarcoCoppotelli 350 260a cura di Ambrogio Coppotelli, dall’archivio personale di suo padre Marco – In memoria del nostro illustre concittadino Don Giuseppe Morosini, sacerdote e partigiano. Profondamente convinto che la storia della città di Ferentino così come di ogni altra comunità, debba essere diffusa senza essere egoisticamente gelosi dei suoi atti, documenti e testimonianze, avendo trovato tra le carte di mio padre Marco alcuni di questi, li pubblico di buon grado perché riguardano la vita e la morte d’un nostro nobilissimo concittadino, sacerdote e partigiano: DON GIUSEPPE MOROSINI.
Prima di ricordare l’evento in parola, voglio riportare questa testimonianza del nostro grandissimo Presidente della Repubblica Sandro Pertini, allora detenuto nel carcere di Regina Coeli, quando lo incontrò dopo un interrogatorio della S(chutz) S(taffe): «Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini. Usciva da un interrogatorio della SS, il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà; egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva, la luce della sua fede. Benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: «Dio, perdona loro perché non sanno quello che fanno!», come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell’animo mio».
Era il 9 novembre del 1969, quindi quasi ben 47 anni fa, quando a mio padre Marco, allora ‘primo cittadino tra pari cittadini’, nella circostanza dell’inaugurazione del busto di Don Peppino – con questo affettuoso diminutivo ancor oggi molti di noi lo ricordano – toccò in sorte il gradito e nel contempo difficile compito di pronunciare il discorso per onorarne la memoria.
Ne ho ritrovato il testo tra le sue carte e volentieri lo rendo pubblico.
Segue la lettera di ringraziamento della Signora Vittoria, sorella di Don Peppino, inviata a titolo personale a papà, e anche di questa mi fa piacere dare pubblicazione.
Infine la lettera di risposta di papà alla Signora Vittoria che rendo parimenti nota.

Discorso del Sindaco Marco Coppotelli

«Eminentissimo Signor Cardinale, Eccellentissimo Signor Vescovo, Onorevoli Parlamentari, Signor Prefetto, Signor Presidente del Consiglio Provinciale, Signori Consiglieri Provinciali, Signori Sindaci, Autorità Militari, Associazioni Combattentistiche, Cittadini tutti!
La ricorrenza che noi oggi celebriamo è di portata veramente eccezionale; perciò nessuno vorrà stupirsi della commozione profonda che pervade il mio animo nel porgere a tutti Voi il saluto più affettuoso dell’intero Consiglio Comunale e mio personale.
Lasciate che Vi dica subito come, unitamente alla commozione, altre sensazioni e altri sentimenti albergano oggi nell’animo mio e certamente anche in quello di tutti i cittadini di Ferentino: l’orgoglio e la fierezza di appartenere alla Città che ha dato i natali a Don Giuseppe Morosini.
A un uomo che con il ministero sacerdotale e con l’azione patriottica ha percorso tutti i sentieri di una vita sublime, completamente dedita a lenire le sofferenze dell’umanità dolorante e a infondere il coraggio necessario a combattere per la causa della libertà del popolo e per l’indipendenza della patria.
Ora, nell’inchinare il gonfalone della nostra Città davanti alle spoglie di Don Giuseppe Morosini, vogliamo esaltare il Suo eroico sacrificio rinnovando a noi stessi e a tutti il monito e l’impegno a lottare sempre per la libertà, contro la tirannide e contro ogni forma di totalitarismo, DOVUNQUE E IN OGNI MOMENTO.
Ieri la nostra generazione plasmò la nostra coscienza democratica nella lotta ideologica, politica e militare contro il nazi-fascismo; oggi i valori nazionali e il senso storico di quella lotta e di quegli avvenimenti noi dobbiamo trasmetterli alle nuove generazioni che già partecipano attivamente a un’opera di importanti trasformazioni sociali portate avanti dalle classi lavoratrici.Don Giuseppe Morosini
Perché la parola ‘libertà’ non abbia uno sterile e perciò inutile valore retorico ma acquisti sempre di più il senso di un costume morale e politico, perché essa rappresenti il più alto dei valori da difendere e da esaltare ogni giorno, così come ci insegna il luminoso esempio di Don Giuseppe Morosini, è necessario, oggi più che mai, che la società nazionale sia completamente pervasa dallo spirito e dalla lettera della Costituzione Repubblicana, cardine insostituibile di un’Italia rinnovata e protesa verso un continua trasformazione che corrisponda alle aspirazioni delle classi lavoratrici, sintesi politica questa della Resistenza e della Guerra di Liberazione.
LIBERTÀ, INDIPENDENZA, DEMOCRAZIA!
Questo è il programma ancora valido per gli uomini e gli schieramenti politici che combatterono contro la tirannide fascista e liberarono l’Italia dall’oppressione nazista;
questi sono gli ideali intorno ai quali si raccolgono le ansie di tutti coloro che lottano per il progresso dell’uomo in una società libera;
questi sono i capisaldi politici e morali di tutta l’azione che il nostro Civico Consesso è chiamato a svolgere per il bene della comunità amministrata.
LIBERTÀ, INDIPENDENZA, DEMOCRAZIA!
Questo è il messaggio che con senso di responsabilità e con spirito di viva partecipazione al travaglio dell’ora corrente, noi consegniamo alle giovani generazioni perché esse della libertà, della democrazia e della causa dell’indipendenza della patria non facciano soltanto feticci da adorare ma le sentano come autentici stimoli nella diuturna e infaticabile opera svolta in favore del progresso umano, talché esso abbia a compiersi nel rispetto dei diritti degli umili, nell’esercizio della civile solidarietà e nel culto della patria libera.
Ogni tensione di una società che si evolve ormai verso gradi sempre più elevati di prosperità non può e non deve offuscare il valore permanente di questi ideali, tanto più se sol si pensi che all’interno della cosiddetta società del benessere profonde ed estese sono ancora le sacche di indigenza e malessere che non sono inevitabili. Anzi esse possono e devono essere eliminate!
È nella partecipazione alle sofferenze degli umili che ha vissuto Don Giuseppe così come tutti coloro che hanno immolato se stessi alla causa della libertà: Bruno Buozzi, Don Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci, Giorgio Amendola fino al nostro conterraneo Generale Simone Simoni.
Nessuna diversità ideologica, nessuna differenza di posizioni politiche hanno potuto dividere questi grandi spiriti ai quali si accompagnano i Martiri di Vallerotonda, di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e di tante altre località italiane ed europee duramente provate dalla barbarie nazista.
SIGNORI!
A nome del Consiglio Comunale, del Comitato Onoranze e del popolo tutto, Vi esprimo la nostra gratitudine per la vostra partecipazione alla solenne celebrazione di questo grande figlio di Ferentino: DON GIUSEPPE MOROSINI».
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Lettera della signora Vittoria Morosini

Roma 26-11-69

Carissimo Marco,
ti prego anzitutto di volermi scusare il tono confidenziale della presente, ma non poteva essere diversamente dal momento che la nostra conoscenza è di vecchia data. Premetto che non mi rivolgo al Sindaco ma all’uomo, con la sua bontà, all’amico fraterno, se mi è permesso esprimermi così.
Con la presente vorrei ringraziarti, unitamente alla mia famiglia, per quanto hai fatto per la commemorazione di mio fratello D. Giuseppe.Sullo sfondo il documento della condanna aMorte
Non trovo parole adatte per esprimerti la mia più viva riconoscenza.
Sono rimasta veramente commossa, anche perché non mi aspettavo una cerimonia così grandiosa.
Anche a nome della mia famiglia faccio i miei più vivi e sentiti ringraziamenti con i più cordiali saluti ed auguri di un sempre ottimo lavoro.

Vittoria Morosini

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Lettera di risposta del Sindaco Marco Coppotelli

Ferentino, 29 novembre 1969

Carissima Vittoria,
ho ricevuto la tua lettera e sono sinceramente commosso e nello stesso tempo lusingato dalle gentili espressioni e dal tono confidenziale usati nei miei confronti; ciò mi incoraggia e autorizza, spero, a comportarmi nella stessa maniera nei tuoi confronti.
Tengo a precisare, innanzitutto, che tu e la tua famiglia non dovete ringraziare alcuno; siamo noi, il Popolo di Ferentino e la Nazione tutta che dobbiamo ringraziare Voi per il dolore sopportato a seguito dell’inestimabile perdita del caro Don Peppino.
Il sacrificio di Tuo fratello costituisce un debito per il Popolo Italiano che nessuna cerimonia, nessun riconoscimento e nessun monumento in Suo onore potranno mai compensare; perché i principi che ha inteso difendere con la Sua azione e con il Suo supremo sacrificio, non hanno prezzo per chi ama la GIUSTIZIA, la LIBERTÀ e la PACE.
Ciò che è stato fatto in onore del Vostro e Nostro Eroe è ben poca cosa; è solo servito a dimostrare che il Suo ricordo è sempre vivo in noi e che il Popolo non dimentica mai quanti hanno dato la propria vita per un mondo migliore.
Tanti cari saluti a te e alla tua famiglia.

Marco Coppotelli

 

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Di Ambrogio Coppotelli

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