REDDITOMINIMO 370

REDDITOMINIMO 370di Ignazio Mazzoli – Multiservizi e la ex-Videocon sono due nomi che evocano sofferenze, disagi e lotte di chi per primo in questa provincia ha perso il lavoro già da anni. In questa triste condizione non sono rimasti soli, ma si ritrovano in una compagnia che è cresciuta a dismisura con il passare del tempo.
Sono anche due nomi che evocano strane reazioni in chi dovrebbe governare questo territorio. Di loro non si sono occupati e non se ne occupano e quando si parla di disoccupazione, però, riappaiono loro di fronte questi due nomi come se fossero l’unico disastro da fronteggiare. Per costoro non hanno volto queste due crisi di lavoro, non hanno corpi delle centinaia di famiglie in difficoltà, ma alla parola disoccupati si materializzano al punto da cercare di individuare future misure d’emergenza e future ipotesi di soluzioni che non adotteranno.
Le chiacchiere stanno a zero. Lo sanno anche i bambini ormai dopo che per un anno, fino al gennaio 2016 esponenti del PD in particolare hanno continuato a ripetere che la partita era aperta per avere Amazon qui, mentre da queste colonne avevamo già svelato che si trattiva di propaganda menzognera. Arriviamo al 26 marzo 2016 e sul blog di Alessio Porcu leggiamo «Frosinone non è mai stata in corsa» (per Amazon ndr). Le bugie hanno le gambe corte, sempre.

Non dimenticare il caso Amazon

Questa vicenda, non è da dimenticare e nemmeno semplicemente da archiviare, deve restare un insegnamento per tutti. Per i governati che non devono credere acriticamente e per i governanti che la devono smettere la pratica degli annunci per fronteggiare i problemi. Questi si devono risolvere non esorcizzare.
E, lo diciamo proprio ora, che si aprono almeno 60 giorni di “promozione di ogni promessa con le massime garanzie”. E’ uno di quei momenti in cui non si può iniziare «a raccontare le storie belle, di innovazione, che partono proprio da qui, da questa nostra terra…» perché ci sono decine di miglia di disoccupati che vogliono lavorare, ma non possono e neppure possono sopravvivere. Ed è gente che deve far rumore perché esistono «politici, soloni, piacioni e piacione» a cui “non gliene frega nulla” di misurarsi con il dovere di governare per risolvere i problemi e meno che mai le criticità.
Ora, anche qui, dopo che per mesi si è sbeffeggiata la proposta di reddito di sopravvivenza avanzata sin dal maggio 2015 da Vertenza Frusinate, con l’inganno mentre c’era la dichiarata ostilità di Zingaretti e delle sua Giunta, lasciando credere che addirittura si stava scrivendo il testo di una nuova legge, perché ripartire della 4/2009 non sarebbe stato possibile a causa di non si sa quali imprecisate criticità. Oggi questa benedetta 4/2009 ricompare.
Bene. Per tanti motivi, non ultimo che un partito che sta in giunta non voglia smentire una legge a cui diede la paternità grazie la lavoro del suo estensore dell’epoca, Filibertoredditominimo costituzionale 350 260 Zaratti oggi deputato.

Raccogliere firme certificate in tanti banchetti

Bene, soprattutto, perché partire da qualcosa che esiste è già una concretezza. Non basta tuttavia. Se non vuol essere una nuova boutade elettoralistica come apparve nelle amministrative di Ceccano quando qualcuno fece sua questa proposta dei disoccupati, ripudiandola dopo il voto (fallimentare), bisogna proporre un testo da portare in approvazione. Prendere esempio dal Presidente della Puglia Michele Emiliano. Così l’ha definita: «Abbiamo approvato in Giunta il disegno di legge sul Reddito di Dignità “ReD” – una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.» …. «Questa misura si realizza senza il bisogno di alzare le tasse, in gran parte attingendo dal fondo sociale europeo, dai fondi nazionali (quelli di contrasto alla povertà contenuti nel Salva Italia) e dal bilancio regionale ordinario.»
A che sono indirizzati? A “circa 320 mila persone”. Ma guarda un po’, Emiliano si può far carico dei suoi 320 mila disoccupati e il Lazio no dei suoi 350mila? Anche la legge 4/2009 «nel rispetto dei principi fondamentali sanciti dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dei principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione, ed in conformità a quanto previsto dall’articolo 6, commi 3 e 5 e dall’articolo 7, comma 1 dello Statuto regionale, promuove e sostiene le politiche passive e le politiche attive per il lavoro e le politiche di protezione sociale» … «riconosce il reddito minimo garantito allo scopo di favorire l’inclusione sociale per i disoccupati, inoccupati o lavoratori precariamente occupati, quale misura di contrasto alla disuguaglianza sociale e all’esclusione sociale nonché strumento di rafforzamento delle politiche.»

C’è da aggiungere altro? Crediamo di no. Si definisca prima del voto e lo si porti in giunta un testo in base a questi orientamenti e lo si articoli con norme assolutamente attuali ed in linea con le circostanze politiche e amministrative dell’oggi. Alla luce del sole, come alla luce del sole i disoccupati hanno annunciato che raccoglieranno firme certificate in tanti banchetti in ogni comune della provincia a sostegno della proposta di legge e della sua approvazione.

30 marzo 2016

 
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