Belgio attentato 22mar16

Belgio attentato 22mar16di Giovanni Morsillo – La nuova azione combinata dei terroristi a Bruxelles era attesa, non nella data e nei luoghi specifici ma senza dubbio, viste le dichiarazioni e la fibrillazione delle autorità belghe ed internazionali delle scorse settimane, nelle sue tragiche forme e conseguenze.
Pertanto, stracciarsi farisaicamente le vesti ora, da parte dei personaggi che occupano una buona parte delle istituzioni deputate non solo alla sicurezza ma alla stessa agibilità civile e democratica delle nostre società è, più che ridicolo, oltraggioso.
I pianti da tragedia greca sulla disaffezione e sul rischio (rischio?) di disgregazione dell’Europa a causa degli euroscetticismi ed antieuropeismi che prima serpeggiavano ed ora dilagano nel Continente Antico, sanno tanto di genuinità quanto una gomma da masticare.
Questa mattina Mario Calabresi, dalle colonne del suo giornale la Repubblica incoraggia i cittadini alla partecipazione, come unico vero antidoto alla separazione, come unico metodo reale di integrazione fra individui, gruppi e culture. Un ascoltatore di Prima Pagina su Radiotre, sempre stamattina, si chiedeva e chiedeva in che modo poter mai esercitare la partecipazione, visto che con le teorie grottesche sui partiti leggeri, liquidi e simili idiozie sono stati cancellati o resi sterili i corpi intermedi che hanno irrobustito la democrazia europea del dopoguerra (almeno).
Rileviamo, come ANPI, ovunque ci capita di confrontarci con i cittadini di ogni età, istruzione e ceto sociale, l’emergere di questo della partecipazione come uno dei bisogni più avvertiti, la cui mancanza suscita non pochi rimpianti e frustrazioni, sia per chi ha avuto il tempo di praticarla, sia perfino per i più giovani, che si sentono assai sottodimensionati come cittadini. Spesso li sentiamo evidenziare come alle loro enormi potenzialità culturali, valoriali, organizzative e produttive in tutti i sensi, corrisponda una sofisticata ghettizzazione, un individualismo indotto dai mezzi di comunicazione che comunicano fra loro e molto meno fra persone, un ricacciare nella tana qualsiasi volontà di espressione partecipativa della cittadinanza.
Ma con estrema sofferenza dobbiamo ammettere che perfino questi eventi così capaci di mettere in luce il fallimento di questo modello di società leaderistica, tendenzialmente oligarchica, tagliata su misura sulla forma organizzativa dell’azienda liberista, non riescono a mettere in crisi la sua difesa. Gli occupanti del potere, piccoli e grandi, capaci e inetti, riaffermano con tutta la loro determinazione che “non cambieremo le nostre abitudini”, che se da un punto di vista civile è ridicolo perché sono in parte già cambiate e sempre più in discussione, dal lato politico sono invece affermazioni assai critiche e cogenti, poiché ribadiscono la volontà di mantenere un sistema che, dall’economia alla cultura, dall’ambiente alla qualità della vita, dall’istruzione alla sanità, dalla sicurezza all’assistenza, dalle questioni degli anziani alle prospettive per i giovani presenta bilanci deprimenti su tutti i fronti.

Conseguenze di una fase dello sviluppo che richiede la sudditanza e il disarmo democratico dei cittadini

È ovvio che ciò non sia casuale, né spontaneo, ma il prodotto di una fase dello sviluppo che richiede la sudditanza e il disarmo democratico dei cittadini. Ma possiamo limitarci alla presa d’atto? O alla denuncia magari anche diffusa e costante? Naturalmente no, a meno che non si dia per certo che le soluzioni non esistono per questo problema e per tutti quelli che ne conseguono.
Le forme che la politica ha assunto, che vuole i cittadini ridotti al ruolo di propagandisti o, se proprio vogliono spendere il loro tempo in qualcosa di vagamente concreto possono farlo solo nelle associazioni, senza disturbare l’opera di selezione dei gruppi dirigenti, non può generare cooperazione ed integrazione, poiché ciò che conta – in questo senso – non è nemmeno se una battaglia sia giusta o meno, ma chi la conduce, ed in nome di chi.
In sostanza, se l’integrazione è intesa come disponibilità generosa degli Europei a sfamare per qualche giorno o qualche mese i poveri che arrivano dalle tragedie che sappiamo, non funziona. Se quartieri come quello dove sono cresciuti i criminali di Bruxelles sono dei ghetti, delle isole nelle nostre metropoli, parlare di integrazione è imbrogliare la gente, è impedire che si costruisca un pensiero avanzato su rapporti umani fondati sulla conoscenza.
L’ANPI porta questi valori ovunque può, nelle scuole prima di tutto, ma anche in tutti i luoghi dell’aggregazione che ha la possibilità di incontrare. Ma registra con dispiacere e preoccupazione che sono rare le situazioni dove si possa parlare di presenza multiculturale nel lavoro comune. Ed anche quando c’è, essa non trova rappresentanza, per le ragioni dette prima, e quindi rimette con maggior forza in chiaro il tema dell’istituzione e della vita stessa della democrazia come da noi intesa.
Difendere la Costituzione, quindi vuol dire anche lottare per un’Europa integrata ma politicamente forte, non perché gli establishments si mettono d’accordo in un cartello di finanzieri, ma perché i popoli si federino e applichino seriamente i principi che tutti osannano e ben pochi rispettano.

Frosinone, 23/03/2016

Per il Comitato ANPI – Provincia di Frosinone
Giovanni Morsillo

Di Giovanni Morsillo

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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