8marzo GiulianodiRoma corretta

8marzo GiulianodiRoma correttadi Bianca Fabi – 8 marzo una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un’occasione per rivendicare i diritti femminili, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La Giornata Internazionale della Donna, è tutto questo e anche di più. È un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando.
Il mio intervento si limiterà a parlare della donna come figura fondamentale che ha partecipato alla storia del nostro paese.
Prima di affrontare l’argomento è doveroso ricordare ,le donne vittime di femminicidio e di violenza.
Ricordare i tragici numeri non significa essere ripetitivi ma deve servire per riflettere. In Italia i casi di femminicidio nel 1990 sono stati l’11,1 per cento, nel 2014 il 31.9 per cento. Nel 2015 sono state 128 le donne uccise , prevalentemente dal marito o dal compagno. Ancora troppe, anche se il dato è in calo del 6,57 per cento rispetto al 2014, quando si contavano otto omicidi in più. Prima di arrivare all’omicidio si contano 6.945 atti persecutori a danno delle donne, 3.086 casi di violenza sessuale e ben 6.154 casi di percosse..
Meno fiori + diritti, dobbiamo essere consapevoli che l’8 marzo non è l’occasione per andare a pranzo o a festeggiare, perché abbiamo poco da festeggiare, secondo me, quando i nostri diritti vengono calpestati, infangati e strumentalizzati da chi ne fa una questione di genere.
Bisogna promuovere la cultura di genere e delle pari opportunità in un contesto sociale e politico che sdogana con tanta sfacciataggine e superficialità offese gratuite e sessiste perché, a mio parere, non si conosce e di conseguenza non si apprezza quel percorso di crescita, progresso e civiltà delle tante donne che hanno fatto e possono continuare a fare l’Italia.
Inizio dalle donne del Risorgimento, donne del popolo che disinnescavano bombe inesplose, consegnavano carte segrete, depistavano la polizia, combattevano con i garibaldini e soccorrevano i feriti . Donne di un’Italia ancora da fondare, accomunate dalla stessa passione e dalla voglia di partecipare al cambiamento .
Il Risorgimento segnò più ufficialmente un Risorgimento delle donne, in seguito all’ istruzione di un’elite femminile e alla diffusione dei grandi ideali rivoluzionari di libertà, fraternità ed uguaglianza del ‘700. Le donne vennero allo scoperto sulle barricate, nelle piazze, nei salotti , nei campi. Nell’800 manifestarono pubblicamente il loro pensiero ,soprattutto per iscritto, con epistolari, memorie, diari, romanzi, poesie esprimendo coscienza di sé, capacità critica ed autonomia di giudizio sul loro tempo e sulle vicende personali, emergendo sempre più come presenze attive nella vita comunitaria.
Con l’Unità d’Italia le donne continuarono nel loro cammino per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del paese, seppure ignorate dalla storia. Si pensi alle maestre che in paesi sperduti promossero la prima alfabetizzazione, rinunciando spesso ad una propria vita affettiva, alle operaie che sostituirono gli uomini nelle fabbriche, alle infermiere volontarie impegnate al fronte durante le guerre mondiali, alle mondine e alle tabacchine che sollevarono questioni sociali di disagio e di sfruttamento lavorativo, alle balie che, forse inconsapevolmente, collegarono l’isolato mondo rurale con quello cittadino più aperto al nuovo.
Pian piano le donne conquistarono titoli di studio, un posto di lavoro, un nuovo ruolo nella società che si consolidò con le adesioni ad associazioni, ai partiti, ai sindacati, alla Resistenza. Lottarono non poco e a lungo per ottenere il diritto di voto che in Italia si esercitò per la prima volta soltanto nel 1946, circa quarant’anni dopo la Finlandia. Ai seggi affluirono circa 14.600.000 donne contro i 13.350.000 uomini , che elessero nell’Assemblea Costituente 21 donne su 556 membri. Erano perlopiù giovani e laureate: tra insegnanti e giornaliste vi erano anche una sindacalista e una casalinga. Cinque di loro fecero parte della Commissione dei 75 per elaborare la Costituzione. Lotte, sacrifici e sconfitte nella storia dell’emancipazione femminile furono in un certo modo riscattate dalla possibilità di accedere alle più alte cariche istituzionali.
Figure femminili unicamente grandi, per meriti diversi,ne voglio ricordare alcune:
Maria Montessori, pedagogista, filosofa, scienziata; Oriana Fallaci, giornalista; Marisa Bellisario, pioniera del nascente settore elettronico dei computer; Anna Magnani: l’energica e fragile Nannarella; Rita Levi Montalcini , la scienziata; Madre Teresa di Calcutta, che ha dedicato se stessa alla cura dei dimenticati da tutti; Margherita Hack, una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana; Samantha Cristoforetti la prima donna italiana astronauta.
Seguono tante, tante altre nel campo della musica del cinema, dello sport, della politica e così via..
La storia dell’emancipazione femminile in Italia può vantare donne intraprendenti di diversa estrazione socio-culturale che con lungimiranza hanno messo a frutto le proprie inclinazioni e capacità in scelte di vita, a volte inconsuete, apprezzate tardivamente perché spesso hanno precorso i tempi.
Voglio chiudere con una frase di Rita levi Montalcini.“Le donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza”

 
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