da Comitato Anpi Provincia di Frosinone – All’Ill.mo Sig. Sindaco del Comune di CECCANO (FR) e, p.c. Alla Giunta comunale. Frosinone, 22 Febbraio 2016
«Ill.mo sig. Sindaco,
Leggiamo con una certa sorpresa il testo della Delibera di Giunta del 10/02/2016 riguardante l’intitolazione di una via di Ceccano ai Martiri delle foibe. La sorpresa, come immaginerà, non deriva dall’atto in sé che, ribadendo quanto già ufficialmente e pubblicamente dichiarato durante i lavori dell’Assemblea cittadina organizzata dai nostri Associati e cui Lei ha voluto cortesemente e fattivamente prendere parte, consideriamo atto opportuno e giusto, degno di appartenere ad una cultura della verità che ci distingue e ci guida da sempre, e ancor più oggi, a oltre settant’anni da quei vergognosi e tragici eventi e quando ormai sono cadute tutte le condizioni di una rimozione collettiva e trasversale di quella memoria.
Ciò che non ci si aspettava, oltretutto dopo le Sue correttissime parole pronunciate durante la citata manifestazione pubblica, e quelle dell’Assessore Sodani, altrettanto corrette e condivise, aperte ad una lettura rigorosa e oggettiva della Storia e delle storie, senza inutili e ingenerosi tentativi di stiracchiarle da qualche parte per motivi che non comprendiamo, e che quindi consideriamo solo come difetti di superficialità e di approssimazione, che né Lei, né l’Assessore Sodani avete minimamente lasciato supporre nel nostro fecondo incontro, ciò che sorprende è la totale mancanza di riferimenti a qualsiasi contesto, a qualsivoglia dato che consenta una lettura non diciamo certo esaustiva, ma almeno non faziosa dei fatti.
Ci riferiamo, come Lei certamente sa e condivide, al fatto che da quella Delibera si sarebbe indotti a credere che tutto sia avvenuto fuori da ogni relazione con il contesto storico, come se fosse dovuto esclusivamente alla ferocia ed alla protervia di alcuni, nel nostro caso i famigerati comunisti.
Protervia ci fu, lo sosteniamo. Ma pare davvero singolare, ad esempio, che mentre si celebra doverosamente il ricordo delle vittime “italiane”, si accenna ai comunisti, come se questi non avessero avuto nazionalità, dimenticando che moltissimi comunisti italiani, ad esempio, furono fra le vittime della repressione di Tito anche ben oltre il 1945, anzi i più dal 1948 in poi.
Ma tornando alla storia, sorprende non poco che la decontestualizzazione arrivi a presentare quei fatti come se non vi fosse stato nulla prima, come se la questione dei confini orientali italiani fosse nata nel ’43 e non venisse invece da assai più lontano di quanto gli estensori della Delibera immaginino, affondando le sue saldissime radici nell’irredentismo formatosi nel pensiero e nella lotta patriottica italiani nel periodo fra la II e la III Guerra d’Indipendenza e poi proseguito, con fasi altalenanti ma mai spentosi, fino alla Prima Guerra Mondiale, con le notissime vicende, e poi resa oltremodo tragica (con aspetti grotteschi, per la verità, ma sorvoliamo, trattandosi di fatti criminali) dall’occupazione fascista prima e nazista poi. Da tempo è esaurito il falso mito degli “Italiani brava gente”, e quello che è stato fatto da criminali come il generale Mario Roatta e dai suoi sottoposti non meno assassini in quelle terre, non è meno feroce e non poteva essere dimenticato così facilmente da quelle popolazioni. Si badi, non lo diciamo per porre alcun contraltare meschino e ridicolo, ma per sostenere che per noi la guerra è la madre di nefandezze incredibili dovunque e da parte di chiunque, e non soggiaciamo alla ingenua consolazione che vorrebbe i “nostri” puliti ed onesti e i “loro” sempre sanguinari e carogne.
Poiché però l’intento che ci anima, con buona pace di tutti í nostri detrattori, è solo quello di servire la verità storica, per quanto essa possa essere appurata, e poiché per far questo non servono i pregiudizi e le incrostazioni pseudo-ideologiche di alcuno ma la competenza e la terzietà di studiosi seri che hanno più a cuore i fatti che il loro eventuale utilizzo, come già anticipatoLe stiamo organizzando un convegno specifico sul tema della foibe, per cercare, umilmente come nostro solito, di capirne qualcosa di più, scopo per il quale, ci dispiace, la Delibera in argomento non aiuta affatto. A questo convegno, che sarà tenuto da eminenti studiosi e docenti universitari, ovviamente ci pregiamo invitarLa, naturalmente pregandola di estendere l’invito a chiunque Lei ritenga utile, certi che la Sua correttezza, già ampiamente apprezzata, ed il suo senso del concreto, saprà valorizzare al meglio l’occasione per la sua reale finalità di studio e di approfondimento, anche aiutandoci a mantenere il livello dell’iniziativa fuori da ogni strumentalizzazione o provocazione dovesse pervenire, data la delicatezza dell’argomento, da parte di eventuali soggetti poco avvezzi al ragionamento.
Siamo certi di poter proseguire con Lei il discorso già iniziato, e come vede le occasioni di confronto non solo non mancano, ma siamo impegnati a costruirle, sapendo anche che non tutti hanno la libertà necessaria ad ascoltare opinioni e punti di vista o, ancor più, verità storiche non compatibili con l’idea romantica e fiabesca che essi hanno della Storia. Di costoro possiamo fare a meno, di persone capaci di ragionare serenamente, come Lei e l’Assessore Sodani, speriamo invece di poter sempre approfittare.
Con molta stima ed osservanza.»
Il Presidente, Giovanni Morsillo
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