Eugenio Maria Beranger 350 260

Eugenio Maria Beranger 350 260di Nadeia De Gasperis – Ieri, 9 gennaio, presso l’Abbazia di Casamari, si è tenuta la messa in suffragio dell’archeologo Eugenio Maria Beranger, proprio a un anno dalla sua scomparsa. Alla cerimonia è seguita la presentazione del volume Curiosus Terrae Laboris, nel teatro Federico II del paese di Rocca D’Arce, luogo designato dallo studioso per la sua sepoltura. Basta contemplare il panorama da lassù, per intuire quanto quello fosse l’affaccio migliore sulle sue più profonde passioni.
Il volume, inserito nella collana “Storia e Memoria” promossa dall’Associazione Antares di Piedimonte San Germano della quale era presidente onorario, è stato curato da Antimo Della Valle, con il prezioso ausilio di importanti collaborazioni.
La raccolta di articoli di carattere giornalsitico-divulgativo più significativi, pubblicati negli ultimi dieci anni sui periodici locali, è corredata dalle interviste, dai discorsi che Beranger curava con la premura di fornire addirittura maggiori informazioni di quanto, per esempio, un volume presentato non avesse già sviscerato, mai improvvisate ma sempre redatte in cartaceo con la dovizia di dettagli che le contraddistinguevano. Infine il volume è corredato dalla bibliografia quasi completa di quaranta anni di attività, che Beranger stesso aveva avuto premura di redigere. Già negli interventi di amici e studiosi che hanno introdotto i capitoli in questione, si evince il senso del testo, che non è una mera raccolta, ma urgenza di tramandare lo spirito dei suoi lavori, la cura dei dettagli, la meticolosa metodologia e il rigore scientifico, la necessità, nel trattare temi di natura storico-demoantropologici sviscerate in ogni elemento, anche quello dimenticato, nascosto, mai preso in considerazione, di non peccare di autoreferenzialità, lasciando ai pochi addetti ai lavori la facoltà di accedere a questi argomenti ma portarli alla facile fruizione di tutti. Non avrebbe avuto senso altrimenti, per uno studioso che aveva collaborato con testate giornalistiche di fama nazionale e internazionale, dedicarsi al giornalino di una parrocchia, al giornale del paese ecc.

Studi compiuti, iniziati, pensati, anche “dopo Eugenio”

Si sa che la concentrazione delle persone, non me ne vogliano gli interlocutori, ha un tempo limitato, così tra l’intervento di un poeta e quello dello storico, di un giornalista, di una autorità locale, ho iniziato a guardarmi attorno, a osservare le persone presenti. Persone di ogni estrazione sociale, erano sedute attente e composte ad ascoltare, ma gli sguardi tradivano quei passaggi furtivi dei ricordi, di un aneddoto personale che avrebbero voluto e potuto raccontare a tutti, quando avevano ospitato Eugenio nei luoghi dove lui conduceva i suoi studi, oggetto della sua attenzione. Gli sguardi di coloro che aveva aiutati in una pubblicazione, un lavoro di ricerca, una tesi, quando aveva condiviso passioni, usanze, consuetudini.
Mi è accaduto qualche giorno fa, a Civitella Roveto, nell’occasione in cui la biblioteca comunale è stata intitolata allo studioso. In occasione di quell’evento, dopo le parole di rito delle autorità locali, mi è stato possibile parlare con queste persone e ho capito il senso della assidua presenza di Eugenio sul nostro territorio, delle sue pubblicazioni sui periodici locali, del suo interesse nel trattare argomenti più disparati.
L’ho capito non tanto nelle parole commosse che raccontavano dell’amicizia con lo studioso, con l’uomo, con il “fratello”, “padre”, quanto nella loro passione nel raccontare la storia di quei luoghi, nella profonda umanità che trasmettevano, informandomi delle iniziative promosse, degli studi compiuti, iniziati, pensati, anche “dopo Eugenio”.
Quello era lo scopo, avvicinare le persone alla loro Terra, infondere l’amore per la storia dei luoghi respirati, vissuti, e l’urgenza nel trasmetterla.
Questo si è auspicata la nipote di Eugenio nel suo intervento. Questa la missione del testo nelle parole di Antimo Della Valle. Esiste una rete di persone, intessuta da Eugenio Maria Beranger, che si conoscono per nome, per i lavori e le passioni condivise, per questo prezioso tramite che è stato Eugenio. É ora che questa rete si faccia dinamica e interagisca nell’interesse comune di persuguire la missione di Eugenio, ognuno è stato dotato degli strumenti migliori per farlo. Anche con questo scopo, proprio nella occasione della presentazione del libro, è stata presentata al pubblico la costituzione della associazione “Centro ricerche Eugenio Maria Beranger” con sede nell’Abbazia di Casamari, alla quale la sua famiglia, per sua chiara volontà, ha lasciato come testimonianza del suo legame con la comunità monastica e con la nostra terra, la sua intera biblioteca e i suoi scritti perchè fossero oggetto di studio e di consultazione di tutti. Negli occhi di quelle persone, il vero “reconsolo”. Sentirsi stretti nella condivisione dei ricordi migliori, delle migliori intenzioni per il futuro.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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