cgil cisl uil 350 260

cgil cisl uil 350 260di Donato Galeone* I corpi intermedi partiti e sindacati. Anche il primo quindicennio del terzo millennio – 2015 – ha percorso la società moderna proiettata verso il futuro e si annuncia che il 2016 – ci auguriamo – dovrebbe essere aperto alle innovazioni, al desiderio di nuove opportunità di crescita e di maggiore benessere. Queste umane aperture e desideri sono processi che comportano anche fratture tra le componenti tradizionali presenti nella stessa società oltre i rischi per le persone – lavoratori e cittadini più deboli – che sono coinvolti localmente nei rapidi cambiamenti economici e sociali.

Ecco, l’azione dei “corpi intermedi” che, storicamente, attraverso la progressiva conquista di diritti civili, politici e sociali, hanno contribuito nel dare vita alle forme più evolute della Democrazia, degli Stati e delle Società assicurando: crescita dei redditi con il lavoro, l’erogazione di servizi collettivi e le prestazioni sociali nell’ambito di economie regolate del mercato. Le loro azioni hanno contribuito, innanzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le classi sociali attraverso il reciproco e condiviso riconoscimento dei rispettivi ruoli territoriali nella diffusione dell’esercizio dei diritti e dei doveri che formano la coscienza sociale.

L’evoluzione di partiti e sindacati

E’ tanto fondamentale quanto importante la “evoluzione dei corpi intermedi” perché profondamente connessi sia alle trasformazioni del mondo del lavoro e delle classi sociali e sia per l’innovativo modo del produrre beni e servizi quanto nella “redistribuzione” dei redditi prodotti. Ecco che appare più efficace e efficiente, in un sistema economico globalizzato o postindustriale e di mercato finanziario multinazionale, la funzione innovativa di un corpo intermedio sociale quale è anche quella dei Sindacati dei lavoratori che non può essere la stessa del secolo scorso e neppure di sovrapposizione o di complementarietà del ruolo del Sindacato e quello del Partito amico o meno amico.

Così come è richiesta dai cittadini una riforma condivisa di Partito con regole capaci di assicurare e praticare la democrazia interna per verificare e rappresentare i legittimi interessi dei cittadini oltre a favorire la formazione di una classe dirigente mediante confronti sia nella elaborazione di proposte e programmi – seguiti e vagliati – nel percorso di formazione culturale e di senso politico, prima di approdare nei ruoli dell’amministrazione pubblica in rappresentanza dei cittadini.

No uomini soli che comandano

Le funzioni associative e innovative dei Sindacati e la riforma condivisa dei Partiti – essenziali corpi intermedi di una società complessa globalizzata – non possono essere gestiti da uomini soli che comandano e, se lo fossero, sarebbe un grande errore di cultura democratica decadente oltre che politico, anche perdente. E’ necessario quanto essenziale che il governo di società complesse presupponga, sempre, la presenza di più persone che siano dotate – col disinteresse personale – di una molteplicità di saperi e di competenze, in quanto – ad oggi – appare giunto il momento di ripensare con responsabilità e realismo cogente la funzione insostituibile e indispensabile che spetta alle associazioni democratiche dei Partiti, quali corpi intermedi plurali in evoluzione.

Si tratta di non sottovalutare ma capire la crisi motivata del delegare contenuti e proposte – oggi – superando la rituale minimale rappresentanza dei cittadini e dei lavoratori e ricercando mediante regole osservate e divulgate nuove modalità condivise per non far prevalere il rischio dell’antipolitica o dell’antisindacalismo con tutte le sue implicazioni negative dell’indifferenza sociale degli stessi cittadini e lavoratori. E questi orientamenti, se praticati, potrebbero avere ancor più negatività sia sociali che nella redistribuzione dei redditi – ripeto – in un sistema economico globalizzato o postindustriale di mercato finanziario multinazionale entro cui la funzione rappresentativa unitaria dei Sindacati – essenzialissima – non potrà essere la stessa del secolo scorso sia nelle relazioni che nelle modalità di rappresentanza sindacale dei lavoratori per la contrattazione delle condizioni normative e salariali del lavoro.

Ho sempre osservato e respinto – sia ieri che oggi – un Governo che cerca e pensa di ridurre o di ignorare ogni rapporto con i cittadini e i lavoratori associati nei partiti o nei sindacati – che sono i corpi intermedi dialoganti con le istituzioni – oppure un Governo che tenta di rendere marginale e inutile o quasi nulla la rappresentanza di migliaia di associati lavoratori e cittadini. Continuo e confermo, quindi, ancora a fine 2015 che quel Governo non solo non favorisce la democrazia nel Paese ma rende distante e più immutabili le ineguaglianze economiche che, certamente, sono destinate a generare giusti e motivati conflitti sociali per mancata reale partecipazione.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio
Roma, 30 dicembre 2015

 
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