di Ignazio Mazzoli – Sono da poco passate le ore 12 del mattino quando nella sala del Consiglio provinciale viene scandita una precisa denuncia: «5 persone perdono casa (in questa provincia) perché meccanismi “malavitosi” permettono l’acquisto dell’abitazione (pignorata ndr) di un disoccupato a 20-26000 euro». E’ Antonio Martina, responsabile dello sportello antiusura, a pronunciare queste parole. E’ così che una conferenza stampa diventa un’occasione di protesta e di rivendicazioni.
All’osservatore che da un angolo seguiva la mattinata convocata dal M5S ciociaro sono apparse chiare abbastanza presto almeno tre questioni che avrebbero meritato se non una risposta almeno un tentativo di dialogo franco e leale.
La prima era inserita in un giudizio del Deputato Luca Frusone su questa provincia di Frosinone, che è quella «messa peggio nel Lazio e per il suo futuro si hanno solo fumosi annunci». La seconda è «l’assenza di colloquio o meglio di dialogo fra forze politiche come è reso evidente dalle assenze degli “attori” politici e istituzionali di questa provincia pur essendo tutti stati invitati». Si cercava un confronto. Terza è la constatazione che si fanno riunioni (“Tavoli” è termine nobilitante e ingannevole) senza seguito. «Si parla e basta, dopo le parole solo silenzi». Questo metodo si è rivelato solo un modo di inseguire le emergenze senza affrontarle e risolverle. Possiamo dirlo? Ci pare un’altra forma di presenza propagandistica.
Tre domande che vogliono risposte
Sono tre punti che meriterebbero risposte serie e argomentato. E’ vero o non è vero che è la provincia messa peggio nel Lazio? Se si, (come è vero) perché non si trova la necessaria unità d’intenti? Perché all’invito di Frusone per la massima coesione nella lotta alla disoccupazione manca un assenso concreto di disponibilità a mettersi a lavorare con la voglia di produrre risultati? Per fare un esempio concreto perché non si calendarizza la Mozione 352 presentata il 23 settembre dalla Consigliera Silvana Denicolò e convintamente firmata da tutte le opposizioni. Questa scelta dipende unicamente dalla maggioranza che sostiene Zingaretti, perché essa non consente che venga portata in discussione subito data l’emergenza di cui tratta? Si ha qualche preoccupazione o si ha paura che a qualcuno venga sulle labbra la voglia di chiedere di è la responsabilità del disagio frusinate?
Nella serata di lunedì 30 novembre il consiglio comunale di Veroli ha discusso una Mozione che invita la Regione ad affrontare la grave crisi economica e occupazionale della Ciociaria. Maggioranza e minoranza si sono ritrovati insieme non solo nel votarla all’unanimità, ma anche nei toni con cui è stato motivato il sostegno, i toni propri di chi sta a contatto con i disagi dei luoghi dove vive. Alcuni non hanno avuto timori a dichiarare di avere prove dirette di quel disagio, in famiglia. C’è di più. Alcuni hanno voluto indicare nei propri interventi i responsabili di questa situazione ormai insostenibile. Al di sopra di tutti si levava il nome di Zingaretti e del ruolo della Regione Lazio. Ma non solo.
La discussione della mattina, come si vede, trovava conferma nelle affermazioni degli eletti in uno dei 92 comuni ciociari. Stamattina è capitato di leggere una cronaca da “lanotiziah24.com” in cui senza tanti giri di parole si pubblica «Doccia fredda per il presidente della Regione Lazio Zingaretti. I bollori entusiastici con cui si affanna a descrivere la mirabolante e stravolgente azione della sua amministrazione non riscaldano il cuore dei cittadini. Zingaretti rispetto a quando è stato eletto, poco più di un anno fa, ha perso ben 8 punti percentuali…». Ancora una conferma, che forse non è del tutto attendibile guardando al meno 8%, forse il sondaggio è stato svolto nelle zone della regione che a lui sono più favorevoli. Il dubbio viene. Basta registrare quanto detto da Anna Rosa Frate di “Possibile Altiero Spinelli – Frosinone” «Purtroppo bisogna registrare che, nonostante alcune Regioni e Province (alcune governate dal PD o dal centrosinistra. Vedi l’ultimo esempio della Regione Friuli Venezia Giulia e Puglia) abbiano già istituito una forma di Reddito Minimo, il Lazio sembrerebbe non “sentirci da questo orecchio”.»
C’è qualche speranza
A quell’osservatore che poco fa guardava e ascoltava da un angolo della sala consigliare devono essere balzate agli occhi anche altre impressioni. Questa volta con un po’ di speranza.
La determinazione a costruire una risposta. Già Gino Rossi, pur dichiarandosi portatore di tanta rabbia, a nome dei disoccupati, nei confronti degli assenti che soffrono di “indifferenza” perché anziché capirci, «ci vedono come degli oppositori e non colgono che vogliamo solo esser ascoltati per aiutare a risolvere dei problemi e salvare così le nostre famiglie», invitava tutti a fare proposte costruttive. Un tentativo di ricerca di incontro è apparso anche nelle parole del Presidente dell’Asi Francesco De Angelis che ha colto come sia opportuno definire in maniera condivisa il bando per la vendita del sito ex-Videocon perché contenga garanzie anche per i senza lavoro da lungo tempo rendendo trasparenti tutti i passaggi alla stampa e ad ogni cittadino. Un segnale. Vedremo.
Ma anche l’atteggiamento della Consigliera Silvana Denicolò può aver risvegliato speranze nell’osservatore quando ha lanciato il messaggio di «fare pressione come cittadini. Non faccio promesse impossibili, ma intorno alla Mozione c’è un reale interesse di tante forze. Discuterla significa avere a cuore i problemi di questa provincia. Può essere un primo passo almeno per costruire un giudizio condiviso sulla gravità della crisi e sulla necessità non più rinviabile di intervenire in maniere tempestiva e concreta».
Ancora un gesto positivo per il nostro osservatore. La consegna di un piano di proposte programmatiche che, a conclusione del suo dire, Francesco Notarcola ha presentato a Luca Frusone.
NON SI DEMORDE. La forte presenza di disoccupati, la voglia di intervenire, il bisogno esplicito di denunciare il disagio, dimostrano che nessuno di quelli che c’erano vuole rinunciare a sostenere i propri diritti. Non è poco, specie se è un altro piccolo passo avanti nel rifiutare lo stato di cose presente.
1 dicembre 2015
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