di Antonella Necci – Un insolito concorso fotografico di fine anno scolastico metteva in palio tre premi per i primi tre classificati: un bel niente, niente, meno di niente.
Nonostante i premi non fossero allettanti, molti studenti avevano manifestato un interesse e un entusiasmo lodevoli, tanto da convincere persino la preside dell’importanza dell’iniziativa.
L’oggetto da fotografare era un raro esemplare di merlo. Raro, ma non rarissimo. Le raccomandazioni erano di osservarne i movimenti e fotografarlo nei luoghi dove più si recava o stazionava.
Tra tanti studenti, l’unica ad aver già notato quel simpatico esemplare, prima ancora del concorso, prima ancora del prof. di scienze, era una ragazzina del primo anno. Una bambina, tanto era sottile e minuta. Grandi occhi scuri e una cascata di riccioli nerissimi. Una di quelle alunne intelligenti, ma svogliate. Costanti voti insufficienti, poca voglia di studiare e di ascoltare, seduta in quel banco che sembrava enorme, per lei, così piccina.
Quegli occhi così vivi, le avevano permesso di notare un uccellino che ogni mattina si posava poco distante dalla sua aula. La ragazzina ne aveva osservato i movimenti e annotato gli orari. Era addirittura nato un tenero rapporto di amicizia, poiché il merlo “ raro” si recava più vicino alle aule quando suonava la ricreazione. Un uccellino furbo, che aveva capito l’importanza dell’amicizia con gli esseri umani, ma soprattutto con quella piccola amica, che ogni giorno gli lasciava qualche briciola di pizza o di cornetto.
Inutile dire che Fiandra, questo è il nome della protagonista di questa storia vera, è stata la vincitrice indiscussa della competizione. Un premio ex equo è andato anche alla sua amica del cuore, Rebecca, che l’aveva aiutata a fotografare l’esemplare raro. Un bel niente diviso in parti uguali!
Dopo quel concorso, con tanto di premiazione alla presenza della preside, con il regalo di un libro fotografico sulle diverse specie animali, di Fiandra non se n’era saputo più niente. Bocciata alla fine della scuola, senza nemmeno la possibilità di recupero a settembre. Una pagella simile alla schedina del totocalcio. Le uniche sufficienze erano il voto di condotta e quello di educazione fisica.
Fiandra non si era ripresentata per ripetere l’anno. Aveva capito che non avrebbe avuto successo. Troppo intelligente per non capire che quella scuola non era adatta per lei e per la vita che già da un po’ conduceva.
Troppo intelligente, ma troppo buona e facilmente influenzabile.
Un giudizio netto, ma sincero, che tutti i professori avevano espresso, senza sbagliare di una virgola.
Un animo puro ed ingenuo che, nessuno lo sapeva a quel tempo, restava intatto e pulito nonostante tutto. Nonostante la cattiveria di chi aveva già cominciato a sfruttarla.
Di Fiandra ci sono giunte proprio ieri notizie raggelanti.
Io spero ardentemente che ciò che ho percepito dalle mezze parole che mi sono state riferite non sia vero. Non riuscirei ad accettare che la vita abbia già piegato quel visino di piccola Barbie dagli occhi scuri.
Non riesco ad accettarlo, ma so già che mi sto facendo solo illudere e cullare dal mio inguaribile ottimismo.
Perché quello che ho intuito è il frutto di una realtà crudele, che stritola, sfrutta, corrompe, e rigetta come un sacco della spazzatura tante piccole Fiandra. La punta dell’iceberg fatto di traffici di droga, baby prostitute, piccoli furti, baby gangs, ci sembra lontano, chiuso dentro allo schermo o dietro alle parole di un articolo di giornale. Non ci appartiene, pensiamo. Non ci riguarda, perché non tocca nessuno di noi.
Non sappiamo nemmeno lontanamente che errore commettiamo nel chiudere gli occhi.
28/11/2015
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