DomnicoDeSantis 350 260Intervista a Domenico De Samtis rilasciata a Ignazio Mazzoli, in testo e in video*Conosco Domenico De Santis da molti anni e spesso i nostri interessi verso la società e la politica si sono intrecciati pur se in funzioni e ruoli diversi. Alla notizia di un suo nuovo impegno sindacale a Roma ho voluto conoscere valutazioni e impressioni direttamente da lui.
De Santis, dopo aver svolto il compito di segretario generale della Cgil frusinate, ha ricoperto il ruolo di segretario generale dello Spi-Cgil di Frosinone ed ora è divenuto membro della segreteria regionale di questo sindacato dei pensionati. Un’occasione interessante per conoscere, dalla nuova collocazione, i suoi giudizi, intanto, sulla recente vicenda della cosiddetta “settima salvaguardia” che allo stato attuale non riguarda più solo gli esodati, ma con l’emendamento approvato al Senato, interessa anche i lavoratori rimasti disoccupati per il fallimento e la chiusura delle aziende in cui erano assunti e mi è sembrato opportuno approfondirla un po’ con lui. Tanto per iniziare

Auguri di buon lavoro per il tuo nuovo incarico e, partiamo proprio dalla vicenda esodati e dalla novità che riguarda parte degli espulsi dal mondo del lavoro perché, ai primi, vengono equiparati. E’ così?

La settima salvaguardia non risolve il problema perché dai conti del governo e da quelli dell’Inps risulta chiaro che questa misura non coprirà tutti i casi di lavoratrici e lavoratori che la legge Fornero ha messo in difficoltà. Ne resteranno fuori ancora circa 30mila. Occorreranno nuovi interventi per sanare questa vicenda assurda che ha visto cittadini italiani restare senza reddito da lavoro e senza pensione per colpa di una legge (Fornero) che all’improvviso cambiava regole di salvaguardia consolidate dagli esistenti ammortizzatori sociali, senza individuare soluzioni alternative.

Alla luce di queste valutazioni si sente ripetere da molte parti che bisogna superare la legge Fornero. Questo è possibile e se si è utile o serve qualcosa d’altro?
Possibile è possibile. Sarebbe utilissimo perché la legge Fornero non solo ha creato gli esodati, ma ha chiuso il mercato del lavoro. Infatti se si tiene la gente occupata fino alla soglia dei 70 anni difficilmente il giovane troverà occupazione. Quindi non solo danni agli occupati, ma anche a chi cerca lavoro. Occorrevano alcune attenzioni anche a differenziare le regole secondo i lavori. Alcuni possono proseguire fino a 70 anni, altri sono talmente usuranti che non consentono un ulteriore allungamento dell’età lavorativa. Ve l’immaginate un carpentiere settantenne sulle impalcature? Non c’è dubbio, occorre un duplice intervento, verso chi resta senza mezzi di sopravvivenza dopo i 50anni e chi non trova lavoro accrescendo il già grande esercito di disoccupati.

 

Allarghiamo la visuale. Il disagio provocato dalla disoccupazione è molto grave, ma è anche molto trascurato. Giudichi che sia così? Quali sono le motivazioni di questa disattenzione e trascuratezza?

C’è disattenzione, trascuratezza, ma soprattutto un’impostazione di politica economica attenta solo ad esigenze di bilancio senza preoccuparsi delle ricadute sulla vita dei cittadini, giovani e vecchi. Non solo numeri quindi, ma le persone al primo posto. Le politiche del Governo e della UE debbono cambiare. Bisogna creare lavoro e per far questo occorrono investimenti pubblici. Sono indispensabili.

L’attacco liberista ha prodotto la svalorizzazione del lavoro e dei suoi diritti, perché manca una risposta adeguata? Perché il lavoro non ha più una rappresentanza politica o anche per una caduta verticale delle lotte dei lavoratori?

Bella domanda. L’ondata liberista ha investito il mondo intero trasformandosi in pensiero dominante. La finanza al primo posto. Essa garantisce guadagni facili e chi può investire non investe nel lavoro produttivo, ma in borsa. Un errore gravissimo che il mondo sta pagando drammaticamente. Occorrerebbe un cambiamento di rotta, ma non vedo una grande attenzione della politica in questo senso. In casa nostra le scelte sono lontane anni luce dalla esigenze che abbiamo.

Ci sono secondo te responsabilità anche dei sindacati? Se si quali?

Quando questi processi avvengono sicuramente ci sono anche responsabilità sindacali. La principale mi pare che è quella di non essere riusciti unitariamente a mantenere la rotta rispetto alle scelte che andavano fatte. Le divisioni interne ai sindacati sono state il cavallo di troia con cui la politica ha potuto colpire i diritti dei lavoratori.

In questa provincia ci sono oltre 130000 disoccupati figli non solo della crisi generale, ma anche della mala politica locale. C’è un’assenza dei sindacati? La vedi anche tu?

Credo che valga quanto ho già detto. Il sindacato qui non è avulso dalla vicenda nazionale, però debbo dire che abbiamo tentato una risposta con la presentazione di un “Piano per il lavoro” che richiedeva impegni e investimenti, ma debbo dire che dalla politica non sono arrivate.

26 novembre 2015

Domande e risposte in video qui di seguito

 

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