Mezzogiorno dItalia 350 260

Mezzogiorno dItalia 350 260di Giuseppe Sarracino*Il rapporto SVIMEZ, sul Mezzogiorno, presentato il 27 ottobre alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati, è avvenuto tra il totale disinteresse sia dei mezzi di informazione che delle forze politiche, sociali ed economiche. Il Mezzogiorno sembra ormai scomparso dall’immaginario della nazione e come tale un non più un problema. Eppure il rapporto pone all’attenzione di tutti come “ la crisi, restituisce un Paese ancora più diviso e diseguale”. Un Paese che, se pur lentamente tenda a uscire dalla crisi, il Mezzogiorno non sembra partecipare alla ripresa, al contrario i dati indicano come il PIL nel 2014 sia calato del -1,3% oltre un punto in più rispetto al resto del Paese. La cosa più preoccupante e che al settimo anno di crisi interrotta, la riproduzione del prodotto è stata del -13% quasi il doppio di quella fatta registrare al Centro-Nord (-7,4%).
Nel 2015 fattori interni ed esterni stanno favorendo un cambio di verso alla congiuntura, ma la ripresa molto lentamente nel 2016, al sud dovrebbe essere del +0,7% contro un + 1,5% del centro-Nord.
Si tratta di una crescita, se pur positiva troppo debole perché colmi il drammatico gap esistente tra due parti del Paese. La cosa più grave è rappresentata soprattutto dal marcato dualismo generazionale del mercato del lavoro italiano che assume connotati sempre più gravi e “strutturali”, accentuandosi ulteriormente nel dualismo territoriale. Infatti, su quattro persone tra i 15 e i 34 anni lavora solo un giovane e per quanto riguarda le giovani donne, ne risulta occupata appena una su cinque, sono dati che non hanno paragoni in Europa.
Il migliore capitale umano vien e lasciato drammaticamente al suo destino, basti pensare che tra il 2001 e il 2014 sono emigrati dal Sud verso il Centro-Nord 1.667 mila meridionali, con un saldo migratorio netto di 744 mila unità. Di questa perdita di popolazione il 70%, vale a dire 526 mila sono giovani, di cui 205 mila laureati. A fronte del quadro negativo fin qui delineato, si avverte qualche primo segnale positivo che testimonia come anche il Sud stia beneficiando delle misure di decontribuzione fiscale sulle nuove assunzioni “standard”. Pertanto sarebbe opportuno intensificare maggiormente per il SUD tale misura, non solo in termini economici ma anche di durata, perché essa è stata finanziata con risorse destinate agli investimenti nel Mezzogiorno ben 3,5 miliardi di PAC. Certamente le misure intraprese dal governo hanno determinato una maggiore occupazione anche nel Mezzogiorno ma si è ancora troppo lontani dalla consapevolezza che esiste una parte enorme di Paese, costituito da ben otto regioni, con una popolazione di 21 milioni e 700 mila abitanti vale a dire il 34% della popolazione italiana, e una parte di esso vive alti livelli di emarginazione e di povertà. Basta leggere come la distribuzione dei redditi delle famiglie è molto diversa tra il centro – nord e il resto del mezzogiorno, infatti, nel Centro-Nord una persona su due (50,4%) è collocata nei due quinti più ricchi; nel Mezzogiorno invece è più frequente una collocazione nella parte più povera della distribuzione delle famiglie: il 61,7% degli individui si colloca nei due quinti più poveri. Il tema della povertà che coinvolge milioni di cittadini del nostro paese e in specie del sud non può essere affrontato dallo sforzo caritatevole delle Istituzioni ecclesiastiche. L’Italia, allo stesso modo di come avviene in molti paesi europei, non può più rinviare l’avvio di specifiche politiche di sostegno dei redditi più bassi come il Reddito di Inclusione Sociale o il Reddito di Cittadinanza. Entrambe le misure che hanno l’importante vantaggio, rispetto ad altre proposte, di concentrare la spesa sui più poveri.
L’analisi fin qui fatta impone la necessità di avviare una linea strategica rivolta al Mezzogiorno ma necessaria per tutto il Paese. Un ruolo fondamentale dovrà essere svolto dalle regioni, tutte governate da centro sinistra, con Presidenti del PD, le quali dovranno essere in grado di produrre una vera azione di governo e non continuare a dissipare le enormi risorse pubbliche che pur raggiungono le loro casse.
Il Governo, al contrario di quanto ha fatto nella legge di stabilità, che non parla al sud, in questi giorni ha presentato le linee guida del masterplan per il Mezzogiorno, nel quale sono elencate una serie di progetti e una massa enorme di finanziamenti. Infatti, si parla di ben 95 miliardi euro ai quali si aggiungono altri 17 non ancora utilizzati, per un totale di 112 miliardi di euro, tra fondi strutturali e quelli nazionali fino al 2023. Dal 2016 si afferma che ci sono almeno 7 miliardi per il Mezzogiorno. “E’questa la base finanziaria di partenza del Masterplan: uno sforzo d’investimenti mai realizzato in passato in un solo anno” Sono questi i temi su cui occorre confrontarsi con il Governo, affinché le cose da esso dette e scritte nel Masterplan, il quale “non è un esercizio accademico” ma uno strumento “mai realizzato in passato finalizzato a sbloccare anche per gli anni successivi gli investimenti nel Mezzogiorno”. “abbiano una loro reale e concretezza. Credo che la minoranza dem deve essere capace di mettere al centro della propria iniziativa politica e programmatica, il tema delle diseguaglianze, non solo sociali ed economiche ma anche culturali e di innovazione, che stanno sempre di più allontanando il Mezzogiorno dal resto del Paese e dall’Europa.
E’ questo il vero problema del Paese, il suo forte dualismo, sul quale la minoranza Dem dovrebbe essere in grado di dimostrare tutta la sua capacità di governo e non limitarsi a mere proposte, spesso deboli, che la fanno apparire come una forza del no e priva di un orizzonte riformatore. Si tratta di affermare che il Mezzogiorno tutto è tranne che una zavorra rispetto ai processi d’innovazione e di sviluppo, al contrario esso rappresenta la grande sfida del Paese cui è chiamato a dare una risposta, l’intero Partito Democratico.

*Componente Direttivo Circolo PD – Frosinone

 

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Di Autore/i esterno/i

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.