di Nadeia de Gasperis – Sabato 25 ottobre, presso l’auditorium di Sora “Vittorio De Sica”, Massimiliano Smeriglio è stato ospitato dal gruppo della Sinistra di Sora, raccogliendo l’invito a presentare per la prima volta al pubblico il suo lavoro “A fattor comune”. A moderare i lavori, Bruno La Pietra, in presenza di un’ampia platea, rimasta con interesse fino alle ultime “battute”, sebbene il tema fosse molto serio: il fattore comune non è solo una operazione matematica ma una operazione innovativa che si contrappone alla politica dei twitt, quella dei talk show politici, che somigliano sempre più alle tribune sportive, quella urlata dei populisti, che concepiscono la politica sociale, quando ne parlano, con la ipocrisia della cultura vittoriana ai tempi di Oliver Twist. La povertà, sottolinea con forza Smeriglio, è una condizione dello spirito. C’è bisogno di creare spazi comuni, di occuparsene dove ce ne siano: asili nido, scuole pubbliche, ospedali ecc. Quando si poserà il polverone del populismo, rimarrà inevasa una domanda di amore per la comunità. C’è bisogno di concretezza, elencare con esattezza calvinista le cose da fare, e allo stesso tempo, accanto ai termini della giustizia e della libertà, dare spazio alla fraternità, alla sorellanza. Incalzato dagli interventi/domande di Bruno La pietra, sulla urgenza di creare un soggeto politico di sinistra, a sinistra del PD, che ridia dignità al senso della politica, Smeriglio spiega come il rischio di spoliticizzare, sia quello che si cada nella tentazione di fare accordi con chiunque. “io voglio interloquire con Franco Monaco, teorico dell’ulivismo, con Scalfari, che condannano il modo di “non fare” politica di Renzi”, asserisce Smeriglio, mantenendo la mia identità politica.
Stimolato dal dibattito con il moderatore, che sottolinea quale sia il percorso che da tempo ha avviato il gruppo di Sora, nella direzione di un percorso teso a riappropriarsi del concetto di politica, come strumento indispensabile alla relazione sociale di una cittadinanza consapevole, Smeriglio asserisce come ci sia bisogno di austerità ma anche di praticare i campi dei desideri, fare politica vuol dire essere mossi da gratuità, dalla esigenza di condividere tempo e prestare la propria intelligenza. Se si toglie la politica si dà forza alle lobby. É necessario rimanere tra cielo e terra, spiega con la metafora di Enea, l’autore, personaggio che tiene per mano il passato e il futuro. È necessario creare un vincolo di popolo, come nel resto di Europa, con operazioni coraggiose come quella di Syriza, di Podemos, avere il coraggio di ammettere che la geografia dei luoghi europei sta cambiando e accettarlo come una buna notizia. Bisogna farlo con la politica, perchè come diceva 40 anni fa Pasolini, le azioni della gente, se non sono accompagnate da azioni politiche, ci porteranno verso la desolazione. Bisogna occuparsi delle persone, nella organizzazione delle amministrazioni, con la partecipazione attiva al bilancio, strutturare il bilancio sociale,chiamare a un esercizio di democrazia utile e di coscienza del limite. Anche nella urbanizzazione, gli architetti devono attenersi a un vincolo di popolo tenendo presente LE PERSONE.
A intervenire è anche Daniela Bianchi, che ringrazia Smeriglio per l’occasione, per aver marginalizzato, scegliendo un luogo non comune per la sua prima presentazione. Apprezza la scelta del titolo “A fattor comune”, sottolineando l’urgenza di catalizzare la situazione per portare velocemente a compimento la realizzazione del nuovo organismo politico a sinistra.
La differenza tra destra e sinistra non è più una questione di valori ma di come si costruisce la strada. Solo con le persone, tenedo presente il concetto di fraternità, si portano avanti i cambiamenti, perchè fare politica vuol dire cambiare le cose. Come contraltare alle dinamiche di cristallizzazione che elaborano strategie solo per afferie alla sfera del potere, senza confronto con le persone.
C’è bisogno di condivsione e concretezza, perchè c’è tanta speranza ma pochi strumenti, ci vuole il fattore comune di persone di buona volontà che non alzino la voce in maniera velleitaria ma in maniera semplice diano risposte ai bisogni reali, perchè alla parola futuro è stata sostituita la parola “avvenire” , perchè a guardare al futuro ci vuole coraggio.
La persona, al centro del dibattito di umanistica impronta, l’ultimo intervento di Angela Mancini, che rivendicando la laicità del concetto di sorellanza e fratellanza, dei diritti sacrosanti di vivere la propria individualità nel rispetto di tutti, ricorda il momento della sua partecipazione come delegata al congresso in cui si decretò lo scioglimento del PCI. Pietro Ingrao, vedendola in preda a un pianto inconsolabile, le mise una mano sulla spalla, e le disse che non avrebbe dovuto essere così disperata “cosa dovrei dire io, che sono molti più anni di te che milito in questo partito”. Le disse che non c’era nulla da piangere, perchè quei valori avrebbero continuato a viaggiare sulle gambe degli uomini e delle donne come lei.
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