da Fiorenza Taricone riceviamo in esclusiva per noi e pubblichiamo – La nuova governance di Ateneo (Università di Cassino e Lazio Meridionale ndr), nominata dal nuovo Rettore Giovanni Betta, alla quale faccio i migliori auguri, porta con sé anche il segno di una vecchia politica, quella di un pagamento di cambiali politiche che non tengono conto delle competenze. Mi riferisco alla nomina di una nuova Presidente del Centro Universitario Diversamente Abili Ricerca Innovazione (Cudari) dell’Università di Cassino e Lazio Meridionale. Nei giorni scorsi, si sono tenute due diverse manifestazioni a Cassino sul tema, nelle quali entro in merito per fare chiarezza anche dalle pagine di unoetre.it
La prima, lunedì 8 ottobre nella ex Facoltà di Ingegneria, con la presenza della famiglia Miola, e di Laura Miola, la bella e intelligente studentessa che si è brillantemente laureata a luglio scorso nella Specialistica, curriculum di Scienze della Comunicazione; non era certo frequente che nel nostro Ateneo una ragazza con difficoltà motorie si laureasse e tutti noi del Cudari l’avevamo supportata e seguita da tempo con grande affetto ed entusiasmo; la notizia era rimbalzata in Regione Lazio e l’Assessore Smeriglio aveva perfino inviato anche una lettera di congratulazioni all’Ateneo e al Cudari; preoccupati del nuovo corso del Rettore Betta, la famiglia Miola gli aveva inviato nei giorni scorsi una mail per sincerarsi che al vertice del Cudari non ci fosse un cambio di Presidente; il Rettore aveva risposto elogiando l’organismo e dispensando dichiarazioni di stima imperitura nei confronti della sottoscritta.
Dopo pochi giorni è stata pubblicata la nuova squadra di governo, con la nomina di una nuova Presidente, da me contestata perché inadeguata come competenze; insegnare Psicologia dell’Arte e della Letteratura non basta a occupare una carica così delicata come quella del Cudari; sono all’Università da più di venti anni e mi occupo di politiche paritarie e antidiscriminatorie su territorio nazionale ed europeo, quindi presumo di saper ben distinguere in questo ambito.
La famiglia Miola aveva allora inviato lo scambio al giornale L’Inchiesta, per sottolineare l’incoerenza fra quanto dichiarato e quanto fatto. Al sit-in a Ingegneria era presente anche Maria Pia Lanni in rappresentanza dell’Unione Provinciale Ciechi, che aveva nei giorni scorsi inviato una lettera d’appoggio al mio operato. Il Rettore Betta ha incontrato la rappresentanza, ma, essendo stata avvertita poche ore prima, mi sono dovuta allontanare per tenere la lezione del corso da me tenuto, Storia delle dottrine politiche, con una scambio di opinioni rimasto sospeso.
Visti i commenti sulla stampa, mi sono sentita in dovere di chiarire e e ho convocato per giovedì 8 ottobre una conferenza stampa presso la Sala Restagno del Comune di Cassino, un luogo neutro per evitare che mi si accusasse di trasportare la polemica nell’Università. Il tema era Il futuro delle politiche antidiscriminatorie all’Università e sul territorio, visto che la sottoscritta è stata rimossa anche dalla Presidenza del Comitato Unico di garanzia. L’incontro, alla presenza della cosiddetta società civile con la quale collaboro da anni, è stato molto vivace da entrambe le parti, ma risposte chiare non ce ne sono state, né sul perché si sostituisce una persona che si continua a lodare per le sue competenze, né per quanto riguarda il futuro delle politiche antidiscriminatorie. Tanto che una persona dal pubblico ha chiesto se per occupare una carica bisogna avere poche competenze, perché al contrario, avendone troppe, si resta fuori.
il nodo rimane centrale perché come ho detto in apertura di conferenza, in questo momento nel Paese, nelle politiche di parità c’è in vistoso buco: la Ministra per le pari opportunità non esiste da tempo, la Rete delle Consigliere di parità sarà privata dei finanziamenti e quindi cesserà indirettamente di esistere, la democrazia paritaria è molto lontana dalle aule della politica. Tutto ciò non mi sembra affatto casuale e la misoginia di alcune scelte, che rimangono per cambiali politiche pagate sulla pelle dei più deboli, non aiuta certo. Io resto quello che sono, come studiosa e come donna impegnata nel combattere le discriminazioni. Anche gli altri e le altre, purtroppo rimangono quello che sono. Ma non era il Paese dove finalmente il merito aveva trovato diritto di residenza nella Teoria e nella Pratica?
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