
di Ivano Alteri – La decisione del sindaco di Piglio, Mario Felli, di fermare d’autorità la mano vessatoria di AceaAto5 Spa riveste grande importanza per la politica amministrativa frusinate, poiché prefigura un nuovo rapporto delle istituzioni locali con Acea, con i cittadini, e apre una breccia nel muro di gomma che l’attuale apparato politicante ha innalzato a copertura d’interessi squisitamente privati e di casta (non sempre legali, molto spesso immorali).
Il sindaco Felli, con un atto d’autorità da più parti e da tempo auspicato, esplicitamente e sonoramente ORDINA: “E’ fatto divieto alla Soc. ACEA S.p.a., nella sua qualità di gestore del servizio idrico dell’ATO 5 della Provincia di Frosinone, di procedere, fino a nuova disposizione, al distacco dei contatori idrici e alla sospensione di acqua potabile su tutto il territorio di questo Comune ai nuclei familiari, ivi insediati”.
Pensiamo che dopo tale azione, sostanziale e di principio, niente potrà restare come prima.
Fino ad ora, Acea ha fondato la propria arroganza contro i cittadini sulla complicità, più o meno esplicita, di buona parte degli amministratori; i quali, col loro assenso o col loro silenzio, hanno consentito gli aumenti esponenziali delle bollette, con tariffe esose e del tutto arbitrarie, tra l’altro senza mai pretendere dalla stessa Acea il rispetto degli impegni assunti riguardo gli investimenti. Questo atteggiamento oltremodo passivo da parte di sindaci e assessori ha dato adito ad interpretazioni varie, inducendo molti a pensare che quei soldi, rastrellati alacremente dalle tasche dei cittadini, servissero in realtà a foraggiare i famigli delle cupole partitiche nostrane, posizionati sulle varie poltrone aziendali; ipotesi, per altro, niente affatto peregrina.
I cittadini, d’altra parte, sono stati ridotti all’impotenza e alla rassegnazione proprio dall’isolamento in cui sono venuti a trovarsi a causa dei propri sedicenti rappresentanti; tanto che le stesse associazioni dei consumatori spesso producono i propri atti di formale denuncia delle angherie di Acea, nella più totale indifferenza di questa; qualcuno ha ipotizzato persino che le raccomandate ad essa inviate per contestare e sollecitare interventi, vengano direttamente cestinate, senza essere neanche aperte. Unico modo per smuovere Acea, insomma, è il ricorso al giudice.
I sindaci, da parte loro, pur sollecitati dai propri concittadini vessati, spesso si limitano a rispondere che la gestione non è più loro e che perciò non possono farci niente (e intanto però stipulano convenzioni per l’allocazione di distributori commerciali privati di acqua; sia detto fra parentesi). Questa loro reticenza, che dal punto di vista dei cittadini equivale a tradimento e diserzione, segnala, oltre che una acquiescenza (interessata?) nei confronti di Acea, anche, e forse soprattutto, una totale sudditanza alle consorterie partitiche provinciali, nonostante molti di essi si picchino d’essere espressione delle cosiddette liste civiche.
Ora, tutto questo non potrà esserci più; qualcosa è cambiato definitivamente. L’ordinanza di Piglio apre un nuovo scenario a tutti coloro che si battono per un nuovo modo di amministrare e un nuovo modo di partecipare alla vita pubblica da parte dei cittadini; ben oltre la stessa questione Acea.
Infatti, nell’ordinanza sono presenti alcuni alti principi che in questi anni sono stati ribaditi più volte da associazioni e comitati di cittadini in lotta contro Acea e per un’acqua pubblica. Si dice in essa che “l’acqua potabile è un bene pubblico comune, di prima necessità, che non può, per alcun motivo, esserne vietato ed impedito l’uso da parte delle persone per il consumo umano”; che “avere accesso all’acqua potabile è un diritto fondamentale che non può essere negato da ‘nessuno’”; che “1’ONU ha dichiarato il diritto all’acqua come ‘un diritto umano universale e fondamentale’…”. È su tali basi, dunque, oltre che su quelle legali che ne legittimano l’intervento d’autorità, che il sindaco Felli sembra avere inteso agire; non solo per impartire un ordine perentorio ad Acea, quindi, ma per ripristinare platealmente nelle relazioni pubbliche (vorremmo dire: urbi et orbi) quegli elementi di “comunità” proditoriamente conculcati dalle losche mani del pensiero dominante: l’idea generale di bene comune, i diritti inalienabili degli uomini e delle donne, il diritto alla rappresentanza e alla partecipazione dei cittadini.
Riteniamo, perciò, che le associazioni e i comitati che hanno tenacemente condotto le loro lotte contro Acea, per una gestione pubblica dell’acqua, per i beni comuni, per un nuovo tipo di amministrazioni e partecipazione popolare, dovrebbero oggi sollecitamente offrire, sin da ora, la propria eventuale assistenza legale al sindaco, qualora Acea mettesse in atto azioni ritorsive nei suoi confronti, come qualcuno ha minacciosamente provveduto a ipotizzare già nelle scorse settimane.
Frosinone 15 ottobre 2015
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