
di Valerio Ascenzi – Quando si assume un ruolo in un posto chiave, politico o meno, si deve sempre dimostrare di essere all’altezza della situazione e di essere capaci di prendere decisioni, nonché di gestire situazioni che possono essere anche difficili. Altrimenti, si dovrebbe fare un passo in dietro. Questo è il nostro pensiero.
La premura con la quale il consorzio Asi (Area di Sviluppo industriale) si è affrettato a spiegare alla stampa che, il depuratore di Anagni non è di proprietà dello stesso consorzio ha fatto scaturire un ulteriore comunicato da parte di Retuvasa (Rete per la tutela della Valle del Sacco) che in sostanza spiega a Francesco De Angelis, presidente del Consorzio, che quel depuratore è stato di fatto assegnato all’Asi che lo dovrebbe gestire. Retuvasa ha ironizzato, facendo capire che le dichiarazioni Asi altro non sono che uno scaricabarile, poiché la Regione ha stabilito con varie delibere di affidare la struttura (chiavi in mano) al consorzio. Ma il mancato avvio del depuratore sembra essere più una questione dei mancanza di intraprendenza da parte dell’Asi. Da Retuvasa spiegano che ci sono voluti quasi vent’anni e non si sa quante fondi per rendere la struttura funzionante e l’Asi non approfitta per attivarla.
Spiegando che quella struttura non è di proprietà dell’Asi, De Angelis evidenzia, a nostro avviso una mancanza da parte sua e del consorzio: in un periodo in cui si dovrebbero “partorire” idee – magari trovando il modo di far qualche “sconto” su qualche imposta – per incentivare l’allaccio delle aziende dell’area di Anagni a quel depuratore, si preferisce scaricare la responsabilità sulla Regione Lazio, come a dire: “Non dovevate darci quest’incombenza!”.
Scarica dal link che segue il comunicato integrale di Re.Tu.Va.Sa
Il depuratore di Anagni è dell’Asi
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