di Valerio Ascenzi – Non c’è ancora nulla di confermato ma Anagni potrebbe ospitare sul suo territorio un impianto di trattamento rifiuti e di frazioni secche “di varia tipologia”, nell’area industriale in località Fonnaina. I promotori del progetto hanno inviato un’istanza, protocollata il 18 agosto scorso presso il Comune di Anagni (http://anagni.etrasparenza.it/archivio11_bandi-di-gara_0_126393_0_1.html) per verificare se ci sono i presupposti per la realizzazione del progetto.
Gli interrogativi in merito ad un impianto del genere, in un’area già abbastanza segnata dall’inquinamento sono molti. L’impatto dell’impianto sul territorio potrebbe anche essere accettabile. Ma resta, come sempre da capire il motivo per cui il Consiglio Regionale, continua in quest’area a vessare settori come la sanità nella provincia di Frosinone, non riesce a programmare il rilancio dell’economia, ma trova sempre il modo di prevedere impianti del genere.
Il progetto, reperibile anche sul sito della Regione Lazio (http://www.regione.lazio.it/rl_ambiente/?vw=progetti) presentato dalla Società Tecnoriciclo Ambiente Srl di Colleferro, prevede la realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti nell’area industriale a sud di Anagni, e che ancora viene considerata parte del polo industriale più grande del Lazio. L’azienda in questione ritiene che questo impianto sorgerebbe in una zona strategicamente privilegiata per le comunicazioni con il Centro – Sud Italia, considerata la rete ferroviaria e quella autostradale a due passi. Sta scritto proprio nella premessa del progetto, dove si legge: «Quindi potenzialmente l’ingresso e l’uscita dei rifiuti/materie secondarie dal sito potrebbe avvenire anche attraverso via ferroviaria, oltre a quella stradale, con evidenti benefici per l’ambiente, il traffico stradale, l’efficienza operativa nella attività logistiche nonché per l’ovvia riduzione dei costi». La prima domanda che ci poniamo è: ma quanti rifiuti si vogliono far arrivare e, soprattutto, da dove vogliono arriveranno? Perché i problemi ambientali, in questa area, non sono tanto causati dallo smog prodotto dal traffico, ma da agenti inquinanti maggiormente dannosi.
La società colleferrina intende «[…] realizzare ed esercire (cioè amministrare) un impianto per la selezione di VPL (Vetro Plastica Lattine) al fine di produrre matrici selezionate da avviare a successivi stadi di raffinazione per il recupero di materia; a tale linea è affiancata una sezione specifica destinata alla produzione di CDR/CSS, a partire da frazioni secche preselezionate». Bisognerà fin da subito tenere alto il livello di guardia: recuperare materiali e avviare processi di raffinazione degli stessi, non è un gioco da ragazzi. Non si tratta del semplice smistamento dei rifiuti: probabilmente qualcosa di più complesso. Ma attendiamo le valutazioni di qualche gruppo ambientalista sull’intero progetto.
Da dove arriveranno questi rifiuti? La società fa espressamente riferimento, nel progetto, a rifiuti provenienti dalla Regione Lazio ma anche provenienti da aree limitrofe ad essa. Non manca nel progetto il riferimento alla normativa di settore, che prevede la libera circolazione sul territorio nazionale delle frazioni raccolte, in maniera differenziata, al fine di favorirne il recupero. Sempre nel progetto si legge che si tratterà di un impianto «VPL (Vetro-Plastica-Lattine) […] rifiuto proveniente dalla raccolta differenziata stradale e caratterizzato quindi dalla presenza di contenitori in vetro, in plastica e metallo». Per quel che concerne le frazioni secche la società precisa: «[…] sono rifiuti di diversa origine e composizione (plastiche, carta, legnosi, gomma, tessili, etc.) provenienti in genere da attività produttive». Un dubbio ci assale: ammesso che questo impianto selezioni frazioni secche, comprese plastica e gomma… il Cdr (combustibile derivato da rifiuti) prodotto, dove verrà bruciato?
In effetti non si fa riferimento a linee di termocombustione: «Nell’impianto sono presenti due linee di lavorazione, ciascuna dedicata ad uno dei due flussi descritti, ma dotate comunque di una parte di attrezzature e presidi in comune. Nella fattispecie, il VPL viene lavorato in una sezione costituita da successive fasi di selezione manuale ed automatica finalizzate all’ottenimento di frazioni selezionate da indirizzare ad impianti di secondo trattamento, le frazioni secche vengono deferrizzate e triturate allo scopo di ottenere un Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR) o Combustibile Solido Secondario (CSS), da avviare ad impianti di recupero energetico». E ancora: «La semplicità e versatilità dell’impianto, come già accennato, offre comunque la possibilità di potere processare varie tipologie di rifiuti, diversi per composizione e provenienza, come ad esempio PL (Plastica-Lattine), carta e cartone, frazioni monomateriale da RD domestica o da attività produttive. […] Le due linee condividono la sezione finale, cioè quella di pressatura delle frazioni omogenee che comunque viene attivata in maniera alternativa». Quindi la società di Colleferro non ha previsto un impianto di combustione dei rifiuti selezionati (solo frazione secca, ovviamente) ed eventualmente produzione di energia elettrica.
È sicuramente presto per arrivare a facili ed affrettate conclusioni. A questo punto speriamo non si vadano a sovraccaricare quelli esistenti nell’area tra Anagni e Colleferro. Ci si presentano dinanzi, però, sempre una serie di interrogativi: questa provincia ha subito una crisi occupazionale gravissima, la sanità qui è a livelli insostenibili e le condizioni. Perché autorizzare un impianto del genere proprio qui, con la giustificazione che l’area è vicina alle grandi vie di comunicazione? Le vie di comunicazione – autostrade e ferrovie – non rendevano l’area strategica per la realizzazione di un polo ospedaliero, o per il potenziamento di quello esistente ad Anagni? Fa piacere leggere, dai comunicati stampa, che il sindaco di Anagni, Fausto Bassetta abbia manifestato dissenso contro il depauperamento dell’ospedale di Anagni, che continua con la migrazione di personale verso la struttura ospedaliera di Frosinone. Nell’atto aziendale a cui il Comune di Anagni aveva dato parere favorevole, sono state impiegate risorse finanziarie per la sistemazione di due sale operatorie nella struttura di Anagni e altri locali per la degenza in day service e day hospital. Finora i servizi non sono mai stati attivati. Diciamo pure che i comitati per la difesa della sanità di Frosinone avevano già chiarito: le promesse contenute nell’atto non sarebbe state mantenute. E così sta avvenendo.
La Regione e il governo centrale latitano anche sul piano occupazionale e su quello della riqualificazione a livello economico dell’intera Ciociaria. Le tavole rotonde istituzionali aperte per cercare di far fronte a problemi del genere, si sono rivelate solo ed esclusivamente momenti di incontro. La stampa nazionale continua a diffondere dati sull’occupazione e sul rilancio delle produzioni, che non descrivono la realtà di questa provincia, come quest’area non fosse Italia.
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