riciclaggio 350 260

riciclaggio 350 260di Valerio Ascenzi – Non c’è ancora nulla di confermato ma Anagni potrebbe ospitare sul suo territorio un impianto di trattamento rifiuti e di frazioni secche “di varia tipologia”, nell’area industriale in località Fonnaina. I promotori del progetto hanno inviato un’istanza, protocollata il 18 agosto scorso presso il Comune di Anagni (http://anagni.etrasparenza.it/archivio11_bandi-di-gara_0_126393_0_1.html) per verificare se ci sono i presupposti per la realizzazione del progetto.
Gli interrogativi in merito ad un impianto del genere, in un’area già abbastanza segnata dall’inquinamento sono molti. L’impatto dell’impianto sul territorio potrebbe anche essere accettabile. Ma resta, come sempre da capire il motivo per cui il Consiglio Regionale, continua in quest’area a vessare settori come la sanità nella provincia di Frosinone, non riesce a programmare il rilancio dell’economia, ma trova sempre il modo di prevedere impianti del genere.
Il progetto, reperibile anche sul sito della Regione Lazio (http://www.regione.lazio.it/rl_ambiente/?vw=progetti) presentato dalla Società Tecnoriciclo Ambiente Srl di Colleferro, prevede la realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti nell’area industriale a sud di Anagni, e che ancora viene considerata parte del polo industriale più grande del Lazio. L’azienda in questione ritiene che questo impianto sorgerebbe in una zona strategicamente privilegiata per le comunicazioni con il Centro – Sud Italia, considerata la rete ferroviaria e quella autostradale a due passi. Sta scritto proprio nella premessa del progetto, dove si legge: «Quindi potenzialmente l’ingresso e l’uscita dei rifiuti/materie secondarie dal sito potrebbe avvenire anche attraverso via ferroviaria, oltre a quella stradale, con evidenti benefici per l’ambiente, il traffico stradale, l’efficienza operativa nella attività logistiche nonché per l’ovvia riduzione dei costi». La prima domanda che ci poniamo è: ma quanti rifiuti si vogliono far arrivare e, soprattutto, da dove vogliono arriveranno? Perché i problemi ambientali, in questa area, non sono tanto causati dallo smog prodotto dal traffico, ma da agenti inquinanti maggiormente dannosi.
La società colleferrina intende «[…] realizzare ed esercire (cioè amministrare) un impianto per la selezione di VPL (Vetro Plastica Lattine) al fine di produrre matrici selezionate da avviare a successivi stadi di raffinazione per il recupero di materia; a tale linea è affiancata una sezione specifica destinata alla produzione di CDR/CSS, a partire da frazioni secche preselezionate». Bisognerà fin da subito tenere alto il livello di guardia: recuperare materiali e avviare processi di raffinazione degli stessi, non è un gioco da ragazzi. Non si tratta del semplice smistamento dei rifiuti: probabilmente qualcosa di più complesso. Ma attendiamo le valutazioni di qualche gruppo ambientalista sull’intero progetto.
Da dove arriveranno questi rifiuti? La società fa espressamente riferimento, nel progetto, a rifiuti provenienti dalla Regione Lazio ma anche provenienti da aree limitrofe ad essa. Non manca nel progetto il riferimento alla normativa di settore, che prevede la libera circolazione sul territorio nazionale delle frazioni raccolte, in maniera differenziata, al fine di favorirne il recupero. Sempre nel progetto si legge che si tratterà di un impianto «VPL (Vetro-Plastica-Lattine) […] rifiuto proveniente dalla raccolta differenziata stradale e caratterizzato quindi dalla presenza di contenitori in vetro, in plastica e metallo». Per quel che concerne le frazioni secche la società precisa: «[…] sono rifiuti di diversa origine e composizione (plastiche, carta, legnosi, gomma, tessili, etc.) provenienti in genere da attività produttive». Un dubbio ci assale: ammesso che questo impianto selezioni frazioni secche, comprese plastica e gomma… il Cdr (combustibile derivato da rifiuti) prodotto, dove verrà bruciato?
In effetti non si fa riferimento a linee di termocombustione: «Nell’impianto sono presenti due linee di lavorazione, ciascuna dedicata ad uno dei due flussi descritti, ma dotate comunque di una parte di attrezzature e presidi in comune. Nella fattispecie, il VPL viene lavorato in una sezione costituita da successive fasi di selezione manuale ed automatica finalizzate all’ottenimento di frazioni selezionate da indirizzare ad impianti di secondo trattamento, le frazioni secche vengono deferrizzate e triturate allo scopo di ottenere un Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR) o Combustibile Solido Secondario (CSS), da avviare ad impianti di recupero energetico». E ancora: «La semplicità e versatilità dell’impianto, come già accennato, offre comunque la possibilità di potere processare varie tipologie di rifiuti, diversi per composizione e provenienza, come ad esempio PL (Plastica-Lattine), carta e cartone, frazioni monomateriale da RD domestica o da attività produttive. […] Le due linee condividono la sezione finale, cioè quella di pressatura delle frazioni omogenee che comunque viene attivata in maniera alternativa». Quindi la società di Colleferro non ha previsto un impianto di combustione dei rifiuti selezionati (solo frazione secca, ovviamente) ed eventualmente produzione di energia elettrica.
È sicuramente presto per arrivare a facili ed affrettate conclusioni. A questo punto speriamo non si vadano a sovraccaricare quelli esistenti nell’area tra Anagni e Colleferro. Ci si presentano dinanzi, però, sempre una serie di interrogativi: questa provincia ha subito una crisi occupazionale gravissima, la sanità qui è a livelli insostenibili e le condizioni. Perché autorizzare un impianto del genere proprio qui, con la giustificazione che l’area è vicina alle grandi vie di comunicazione? Le vie di comunicazione – autostrade e ferrovie – non rendevano l’area strategica per la realizzazione di un polo ospedaliero, o per il potenziamento di quello esistente ad Anagni? Fa piacere leggere, dai comunicati stampa, che il sindaco di Anagni, Fausto Bassetta abbia manifestato dissenso contro il depauperamento dell’ospedale di Anagni, che continua con la migrazione di personale verso la struttura ospedaliera di Frosinone. Nell’atto aziendale a cui il Comune di Anagni aveva dato parere favorevole, sono state impiegate risorse finanziarie per la sistemazione di due sale operatorie nella struttura di Anagni e altri locali per la degenza in day service e day hospital. Finora i servizi non sono mai stati attivati. Diciamo pure che i comitati per la difesa della sanità di Frosinone avevano già chiarito: le promesse contenute nell’atto non sarebbe state mantenute. E così sta avvenendo.
La Regione e il governo centrale latitano anche sul piano occupazionale e su quello della riqualificazione a livello economico dell’intera Ciociaria. Le tavole rotonde istituzionali aperte per cercare di far fronte a problemi del genere, si sono rivelate solo ed esclusivamente momenti di incontro. La stampa nazionale continua a diffondere dati sull’occupazione e sul rilancio delle produzioni, che non descrivono la realtà di questa provincia, come quest’area non fosse Italia.

 

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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