alunni scuola professore 350

alunni scuola professore 350di Valerio Ascenzi – L’intervento a gamba tesa sui diritti dei lavoratori della scuola, Renzi e i suoi accoliti lo chiamano riforma. Avrebbero dovuto, secondo i programmi, abolire la pseudo riforma Gelmini, sono stati capaci di produrre qualcosa di peggio, che va ben oltre anche quello che ci si aspettava dallo spettro del disegno di legge Aprea.
Mentre sindacati e movimenti politici si apprestano a presentare quesiti referendari (sempre che li formulino bene) e ad impugnare punto per punto le incostituzionalità della riforma, riflettiamo sul fatto che il ddl scuola sia passato con la totale indifferenza dell’opinione pubblica. Anzi, la maggior parte degli italiani, ma anche qualche rappresentante sindacale di qualche altro comparto, sembrava quasi sorpreso dalle proteste degli insegnanti. Il fatto è che se a scioperare è circa il 90% dei docenti italiani di ruolo e in servizio, un motivo ci sarà. Ma la comunicazione del potere, che tende sempre a minimizzare e a semplificare, trova sempre il modo per gettare fumo negli occhi degli italiani, i quali si stanno chiedendo ancora i motivi degli scioperi.
Ormai, grazie ai media che non fanno altro che far rimbalzare le dichiarazioni preconfezionate dei parlamentari, la gente ripete concetti preconfezionati da altri, senza andare a verificare cosa va affermando. Così tra la gente comune gli insegnanti sono passati per conservatori e per esponenti di una lobby. Siamo alla follia.
Uno dei mantra ripetuti all’infinito è: “Siete troppo conservatori, non vi va bene mai nulla, ogni riforma che è stata fatta non vi è piaciuta”. Certo che non è piaciuta agli insegnanti una riforma come quella della Gelmini, che di didattica non si è interessata proprio. Di sicuro non può piacere una riforma che peggiora la situazione preesistente. E che dire delle riforme che hanno toccato l’università? Definire conservatrice una classe di lavoratori che sta in continuo aggiornamento sia culturale che professionale è una bestemmia. Ma per far passare una schifezza come il ddl scuola renziano, si fa questo e altro. Di sicuro i docenti non sono persone da paleolitico. Piuttosto la mente di Renzi e dei suoi parlamentari lo è. Essere scontenti dei governi che avvicendandosi, vanno sempre a togliere qualcosa ai diritti dei cittadini e alla scuola pubblica, è normale. Ci fosse stato un ministro dell’istruzione, intenzionato a ridare ciò che i ministri precedenti avevano tolto, allora le proteste degli insegnanti sarebbe state da conservatori.
Si arriva definire gli insegnanti come esponenti di una lobby. Lo stipendio di un insegnante di scuola superiore – con il contratto attualmente in vigore (bloccato al 2009) – prende circa 1700 euro al mese. Netti. Lo stesso stipendio di un operaio di una azienda, tipo Sanofi Aventis. Ora, fermo il rispetto per il lavoratore della Sanofi, che fa anche 35 ore di lavoro settimanali, il docente di scuola superiore ne fa 18 di servizio in classe, altre ore previste da contratto fuori servizio in classe e chissà quante altre, non conteggiare, fuori servizio per la ricerca, la preparazione e la correzione dei compiti in classe e delle verifiche. Ma c’è qualcosa da sottolineare: per lavorare in una azienda, come operaio, non è richiesta una laurea. Per insegnare, prendendo uno stipendio come quello di un operaio, è richiesta una laurea e una abilitazione all’insegnamento. I docenti fanno a tutti gli effetti parte della classe operaia, pur svolgendo un lavoro di intelletto. Dovrebbero essere una lobby perché hanno un posto sicuro? Stiamo parlando per caso della lobby dei professori universitari, dei cosiddetti baroni? Il ddl di questi non si è preoccupato proprio. Chi è che parla della scuola? I politici che hanno paura a contestare Renzi, per paura di perdere il vitalizio? Oppure i politici con la schiena prona al capo, che hanno trascorso 20 anni fuori corso all’Università?
È una lobby quella che viene costretta, dalle idee dissennate di un sottosegretario all’istruzione, a scegliere di andare ad insegnare in una scuola a settecento chilometri di distanza? Sono una lobby quelli che costretti a fare una scelta del genere rinunciano al posto, dopo 15 anni di supplenze nella zona in cui risiedono e hanno preso casa, stipulato un mutuo per comprare casa? È questa la rivoluzione? E le tutele crescenti sbandierate dal governo?
Avevano in mente la scuola modello inglese o tedesco, dove il preside si sceglie i docenti. Ma lo ripeteremo fino allo spasmo: in germani e nei paesi anglosassoni v’è una mentalità rigorosa, che impedisce il nepotismo. Qui in Italia, funzionava così anche negli anni ’70: se il preside riteneva che un docente avesse i titoli per insegnare una materia lo assumeva. Si sono verificati, in quegli anni, casi in cui diplomati negli istituti magistrali andavano ad insegnare educazione fisica negli istituti superiori e alle medie. Alcuni di questi poi, sono addirittura rimasti ad insegnare educazione fisica e sono andati in pensione come tali. Senza mai avere un titolo di studio specifico. E sono andati in pensione qualche anno fa. È questa la cattiva scuola che dice Renzi? Beh, ma questa roba viene da lontano, retaggio delle normative del Regno d’Italia d’epoca fascista. E lui le sta riproponendo, pensando di imitare le logiche europee. Ma qui, in questo Paese corrotto e malato, questi metodi non funzionano: la discrezionalità del preside non può funzionare visto che siamo andati avanti finora faticando molto per far rispettare le regole, pur potendo contare su criteri oggettivi. Domani non sarà più così.
Tornando al discorso delle lobby. I gruppi influenti, di solito, al solo manifestare, da parte dei politici, la volontà di cambiare le regole del loro settore scendono in piazza, bloccano il paese. Petrolieri, medici, farmacisti, benzinai… gli insegnanti non possono bloccare nulla, considerato che negli anni Ottanta il blocco degli scrutini – unica arma nelle mani dei docenti – venne impedito per legge. Bloccare gli scrutini oggi è un reato penale. Diverso dalla protesta messa in atto a giugno, quando si è scioperato per un’ora ad ogni scrutinio.
Il ddl scuola di Renzi è una scorrettezza (per essere buoni) perché tocca solo questioni contrattuali della funzione docente. Per quel che riguarda il mondo dell’educazione, l’etica professionale e altri aspetti importanti dell’istruzione se ne infischia.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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