di Valerio Ascenzi – L’intervento a gamba tesa sui diritti dei lavoratori della scuola, Renzi e i suoi accoliti lo chiamano riforma. Avrebbero dovuto, secondo i programmi, abolire la pseudo riforma Gelmini, sono stati capaci di produrre qualcosa di peggio, che va ben oltre anche quello che ci si aspettava dallo spettro del disegno di legge Aprea.
Mentre sindacati e movimenti politici si apprestano a presentare quesiti referendari (sempre che li formulino bene) e ad impugnare punto per punto le incostituzionalità della riforma, riflettiamo sul fatto che il ddl scuola sia passato con la totale indifferenza dell’opinione pubblica. Anzi, la maggior parte degli italiani, ma anche qualche rappresentante sindacale di qualche altro comparto, sembrava quasi sorpreso dalle proteste degli insegnanti. Il fatto è che se a scioperare è circa il 90% dei docenti italiani di ruolo e in servizio, un motivo ci sarà. Ma la comunicazione del potere, che tende sempre a minimizzare e a semplificare, trova sempre il modo per gettare fumo negli occhi degli italiani, i quali si stanno chiedendo ancora i motivi degli scioperi.
Ormai, grazie ai media che non fanno altro che far rimbalzare le dichiarazioni preconfezionate dei parlamentari, la gente ripete concetti preconfezionati da altri, senza andare a verificare cosa va affermando. Così tra la gente comune gli insegnanti sono passati per conservatori e per esponenti di una lobby. Siamo alla follia.
Uno dei mantra ripetuti all’infinito è: “Siete troppo conservatori, non vi va bene mai nulla, ogni riforma che è stata fatta non vi è piaciuta”. Certo che non è piaciuta agli insegnanti una riforma come quella della Gelmini, che di didattica non si è interessata proprio. Di sicuro non può piacere una riforma che peggiora la situazione preesistente. E che dire delle riforme che hanno toccato l’università? Definire conservatrice una classe di lavoratori che sta in continuo aggiornamento sia culturale che professionale è una bestemmia. Ma per far passare una schifezza come il ddl scuola renziano, si fa questo e altro. Di sicuro i docenti non sono persone da paleolitico. Piuttosto la mente di Renzi e dei suoi parlamentari lo è. Essere scontenti dei governi che avvicendandosi, vanno sempre a togliere qualcosa ai diritti dei cittadini e alla scuola pubblica, è normale. Ci fosse stato un ministro dell’istruzione, intenzionato a ridare ciò che i ministri precedenti avevano tolto, allora le proteste degli insegnanti sarebbe state da conservatori.
Si arriva definire gli insegnanti come esponenti di una lobby. Lo stipendio di un insegnante di scuola superiore – con il contratto attualmente in vigore (bloccato al 2009) – prende circa 1700 euro al mese. Netti. Lo stesso stipendio di un operaio di una azienda, tipo Sanofi Aventis. Ora, fermo il rispetto per il lavoratore della Sanofi, che fa anche 35 ore di lavoro settimanali, il docente di scuola superiore ne fa 18 di servizio in classe, altre ore previste da contratto fuori servizio in classe e chissà quante altre, non conteggiare, fuori servizio per la ricerca, la preparazione e la correzione dei compiti in classe e delle verifiche. Ma c’è qualcosa da sottolineare: per lavorare in una azienda, come operaio, non è richiesta una laurea. Per insegnare, prendendo uno stipendio come quello di un operaio, è richiesta una laurea e una abilitazione all’insegnamento. I docenti fanno a tutti gli effetti parte della classe operaia, pur svolgendo un lavoro di intelletto. Dovrebbero essere una lobby perché hanno un posto sicuro? Stiamo parlando per caso della lobby dei professori universitari, dei cosiddetti baroni? Il ddl di questi non si è preoccupato proprio. Chi è che parla della scuola? I politici che hanno paura a contestare Renzi, per paura di perdere il vitalizio? Oppure i politici con la schiena prona al capo, che hanno trascorso 20 anni fuori corso all’Università?
È una lobby quella che viene costretta, dalle idee dissennate di un sottosegretario all’istruzione, a scegliere di andare ad insegnare in una scuola a settecento chilometri di distanza? Sono una lobby quelli che costretti a fare una scelta del genere rinunciano al posto, dopo 15 anni di supplenze nella zona in cui risiedono e hanno preso casa, stipulato un mutuo per comprare casa? È questa la rivoluzione? E le tutele crescenti sbandierate dal governo?
Avevano in mente la scuola modello inglese o tedesco, dove il preside si sceglie i docenti. Ma lo ripeteremo fino allo spasmo: in germani e nei paesi anglosassoni v’è una mentalità rigorosa, che impedisce il nepotismo. Qui in Italia, funzionava così anche negli anni ’70: se il preside riteneva che un docente avesse i titoli per insegnare una materia lo assumeva. Si sono verificati, in quegli anni, casi in cui diplomati negli istituti magistrali andavano ad insegnare educazione fisica negli istituti superiori e alle medie. Alcuni di questi poi, sono addirittura rimasti ad insegnare educazione fisica e sono andati in pensione come tali. Senza mai avere un titolo di studio specifico. E sono andati in pensione qualche anno fa. È questa la cattiva scuola che dice Renzi? Beh, ma questa roba viene da lontano, retaggio delle normative del Regno d’Italia d’epoca fascista. E lui le sta riproponendo, pensando di imitare le logiche europee. Ma qui, in questo Paese corrotto e malato, questi metodi non funzionano: la discrezionalità del preside non può funzionare visto che siamo andati avanti finora faticando molto per far rispettare le regole, pur potendo contare su criteri oggettivi. Domani non sarà più così.
Tornando al discorso delle lobby. I gruppi influenti, di solito, al solo manifestare, da parte dei politici, la volontà di cambiare le regole del loro settore scendono in piazza, bloccano il paese. Petrolieri, medici, farmacisti, benzinai… gli insegnanti non possono bloccare nulla, considerato che negli anni Ottanta il blocco degli scrutini – unica arma nelle mani dei docenti – venne impedito per legge. Bloccare gli scrutini oggi è un reato penale. Diverso dalla protesta messa in atto a giugno, quando si è scioperato per un’ora ad ogni scrutinio.
Il ddl scuola di Renzi è una scorrettezza (per essere buoni) perché tocca solo questioni contrattuali della funzione docente. Per quel che riguarda il mondo dell’educazione, l’etica professionale e altri aspetti importanti dell’istruzione se ne infischia.
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