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Possibile logo 350 260dall’Ufficio stampa provinciale di “Possibile” – A chi servono 35.000 metri cubi (circa 12.000 metri quadrati) di scempio costruttivo-distruttivo dell’importante complesso archeologico-ambientale sito sul margine della Villa Comunale Frosinone, città che, secondo alcune stime, ha tra le tre e le cinque mila abitazioni libere?
Tecnicamente tutti sanno che i contenuti della “pratica” sono totalmente illegittimi sul piano della sostanza e assolutamente arbitrari sul piano delle procedure. Per chi volesse farsi un’idea “di contesto” è possibile consultare la ineludibile planimetria di riferimento del vigente Piano Territoriale Paesistico Regionale dove, per l’area interessata dalla proposta oscena, si possono pacificamente rilevare, non uno, ma ben tre vincoli di salvaguardia.
La questione, poi, è strettamente politica per due motivi.
Il primo. In estrema sintesi dopo il versamento degli oneri concessori il comune può firmare la concessione: per il comune è tutto ok e i privati debbono per forza costruire. Ma perché è tutto a posto? Il 2 dicembre 2013 il comune ha dato l’autorizzazione semplicemente non affrontando gli aspetti paesaggistici della zona. In quel quadrilatero individuato tra Via Landolfi, Via Mastroianni e Via Casone è emersa una area termale con basolato, entrata monumentale, collegamento diretto con la via Latina ed una enorme quantità di reperti che partono dal XII secolo avanti Cristo al II dopo Cristo, un’area che autorevoli pareri definiscono un contesto archeologico unicum. A proposito: dove sono i reperti? Sono stati tutti catalogati?
Esistono vagonate di sentenze che ribadiscono che va tutelato un unicum all’interno del territorio. Infatti una relazione del Comune di Frosinone del settore pianificazione territoriale ed ambiente del giorno 8/5/13 (Prot. 20130026346) chiede l’estensione del vincolo. All’interno di un fittissimo quadro di comunicazioni, poi, esiste una ulteriore missiva della Sopraintendenza Beni culturali che chiede a quella dei Beni archeologici di indagare su altre zone perché hanno certezza di trovareMappa terreni adiacenti villa comunale Frosinone altri reperti.
Un altro strumento è una delibera comunale di iniziativa popolare votata all’unanimità il 14 settembre 2011, voluta da 1200 cittadini e 60 associazioni per la valorizzazione e la tutela del patrimonio archeologico dell’area attigua alla villa. C’è tutto per espropriare quella zona.
Seconda questione politica. Al capitolo “Urbanistica e lavori pubblici” del programma elettorale del sindaco Ottaviani si sottolineava che “Si fa appello a tutte le associazioni e ai cittadini affinché si mobilitino e si impegnino per salvaguardare l’area attigua alla villa comunale, già destinata a Parco archeologico, i resti delle Terme Romane seppellite sotto un parcheggio e tutti i reperti archeologici rinvenuti. Questo patrimonio deve essere sottratto alla speculazione edilizia per restituire alla città crescita e qualità della vita”. E più avanti “la memoria storica della nostra città è stata oggetto negli anni di umiliazione continua, tanto da aver portato alla distruzione di quelle poche vestigia del glorioso passato” (pag. 55 del programma relativa a “Parco dei Volsci e ampliamento del museo”) e ancora “E’ ferma intenzione della nuova amministrazione valorizzare il patrimonio archeologico di Frosinone, restaurando i monumenti esistenti e dando, poi, vita al Parco dei Volsci, nel luogo di ritrovamento di alcune importanti tracce di insediamenti nei pressi della villa comunale, considerato anche che nella zona insiste una necropoli di imponenti dimensioni” (pag.56).
Oggi perciò vogliamo solo sottolineare come, secondo un andazzo a lungo e con disarmante continuità già sperimentato, siamo alla vigilia di un grave atto politico – che si vorrebbe mascherato da mero adempimento amministrativo – per portare a compimento, per l’ennesima volta un disegno speculativo; concepito, gestito e sostenuto per l’interesse particolare di un privato che prende di mira un’area “irrinunciabile” per la qualità ambientale e culturale della città e per la quale, giova ricordarlo, le precedenti proprietà non hanno mai avuto la temerarietà di “forzare” l’evidenza della situazione vincolistica esistente a tutela dei beni presenti. Anche e soprattutto a Frosinone basta col consumo di suolo, si può fare economia con bellezza e patrimonio storico.

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