dal PCdI riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni e’ tornata d’attualità la questione della gestione dell’acqua nel comune di Cassino.ILConsiglio di Stato nella sentenza sul ricorso inoltrato dal comune contro la decisione del TAR, pur sancendo il trasferimento degli impianti ad Acea, da’ al Comune mano libera sui tempi per la ricognizione degli impianti e quindi sulla riconsegna. Il Sindaco di Cassino ha giustamente esultato per l’esito del ricorso, ma il problema principale resta. Quindi non ci si può fermare.Questi i termini del problema che non riguarda solo Cassino:
La regione Lazio ha approvato all’unanimita’ la legge n.64, pubblicata sul BUR il 12 agosto 2014, la quale all’art.1 recita:” La seguente legge…….in ossequio alla volontà popolare espressa nel referndum del 2011 detta le disposizioni con cui deve essere governato il patrimonio idrico della Regione.”Malgrado cio’ la stessa Regione su pressione del Governo (vedi lo Sblocca Italia) che vuole fare di Acea ( primo azionista il PD) una piccola multinazionale dell’acqua con base in tutto il Centro Italia, Lazio e Toscana in primis, sta inviando diffide ai Comuni (e’ gia avvenuto per l’ATO1 di Viterbo e ATO2 di Roma) a cedere le infrastrutture idriche al gestore unico ACEA. Tale atteggiamento della Regione Lazio e’ in palese contraddizione non solo con l’esito del Referendum, ma con la Legge n. 64 approvata all’unanimita’ del Consiglio appena l’anno scorso. Cosa ne pensa il Presidente Zingaretti? Occorre rilanciare e proseguire la battaglia per l’acqua Bene Comune per giungere al risultato cui é giunto il Comune di Napoli il primo Comune d’Italia che ha dato concretezza al risultato del Referendum dichiarando l’acqua BENE COMUNE (ABC).
Per informazioni più precise vedere la Legge regionale n.64 dell’agosto 2014 e ciò che e’ accaduto al comune di Colleferro che pur gestendo in proprio l’acqua ha dovuto nei giorni scorsi consegnare l’acquedotto comunale ad ACEA (notizie di stampa di giovedì 26 maggio 2015.