ilpiaceredelladisonestà 350 260

ilpiaceredelladisonestà 350 260di Ignazio Mazzoli – Lampeggia la spia del carburante di un’auto che percorre la via Maria nel low cost di confine tra Veroli e Frosinone. Sono circa le 17,15 o forse qualche minuto in più del 18 maggio 2015 e il suo conducente individua una stazione di servizio che ha anche un prezzo sicuramente conveniente, prezzi scontati ed è self service.

Il conducente della Hyundai i20, segnala lo spostamento a sinistra e entra nell’area della stazione di servizio per fare carburante. Ferma la macchina davanti ad una pompa, la numero quattro per la precisione, va davanti alla macchina mangiasoldi, mette una carta da 20 euro, dopo aver letto l’autorizzazione seleziona il numero 4 corrispondente alla pompa e va per rifornirsi.

Mannaggia, il tubo della pompa non arriva al bocchettone del serbatoio dell’auto, lo riposa e sposta la vettura per avvicinarla di più alla pompa. Quando va a riprendere la pistola della pompa questa non eroga il carburante.

Il conducente della Hyundai i20, fiducioso, si rivolge all’addetto che sorveglia il piazzale dove si svolgono le operazioni di rifornimento, riferisce l’accaduto e il giovane, perché tale è l’operatore interpellato, va a verificare che tutto sia andato come descritto.

Il giovena operatore ritorna, ma ha un’espressione che non fa sperare bene. L’automobilista che ha chiesto il suo intevento non può rifornirsi lo stesso e deve perdere i 20 euro già inghiottiti dalla macchina. Perché niente gasolio e niente 20 euro?
Perché di quel pagamento si è giovato un altro automobilista. Cioè? Ma come? Il giovane addetto è certo di quello che dice perché la telecamera ha ripreso tutto. Ha ripreso quel tale signore che mette i 20 euro, ha visto lo stesso che sposta la macchina per avvicinarla alla pompa e ha anche visto un altro automobilista che deve rifornire una Toyota Yaris. Costui trova un “misterioso” scontrino (che apparterrebbe di diritto al corretto pagatore e che serve in caso di reclami. Ma chi lo sa?), lo accartoccia, se lo mette in tasca e si rifornisce senza pagare.

Il giovane, “benzinaio” così un tempo si sarebbe chiamato , sentenzia: non si può fare nulla.
Ma davvero nulla si può fare? Uno si appropria indebitamente di carburante (20 euro, che sembrano pochi ma corrispondono a circa 40.000 delle vecchie lire), viene visto con certezza ne esiste la registrazione, ed un altra persona che si è comportata correttamente perde soldi e carburante? Incredibile! Nulla si può fare?

Si può raccontare però, come sta facendo unoetre.it, per denunciare almeno tre aspetti di questa vicenda: il primo è dato dalla concezione furba della vita (qui furba sta per disonesta), l’approfittarsi senza scrupoli con assoluto tempismo del conducente della Yaris (come rilevato dalla telecamera), il secondo è rappresentato dall’irresponsabilità dell’esercente che dal momento che ha incassato non si pone alcun problema per l’automobilista danneggiato dalla sua incuria, il terzo è una testimonianza che conferma che le “macchine” da sole non garantiscono né trasparenza e ancor meno correttezza: la telecamera ha perfettamente ripreso tutto, ma nessuno controllava e l’automobilista che ha regolarmente pagato se visto turlupinato.

Viene il dubbio, ma se chi doveva guardare che tutto funzionasse correttamente fosse stato al suo posto sarebbe davvero poi intervenuto perché qualcuno non fosse derubato visto che assicuratosi di aver incassato nulla gli è importato di chi ci ha rimesso?
Non è in gioco il valore di 20 euro è in gioco il senso dell’onestà di questa società in cui viviamo. Su tre persone, a due è chiaramente mancato. (storia vera e veramente accaduta il 18 maggio 2015 fra le 17 e le 18)

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