ceccano palazzo antonelli 350 253

ceccano palazzo antonelli 350 253dell’Arch. Anita Mancini e dell’Ing. Antonio Olmetti – La definizione della nuova programmazione comunitaria 2014-2020 rappresenta non solo un’opportunità importante per la nostra città, ma un fondamentale banco di prova per definire priorità di intervento e obiettivi da raggiungere per creare nuovo sviluppo e nuova occupazione.
Sta ora alla “nostra” capacità, intesa come capacità di tecnici, amministratori ed imprenditori saper creare occasioni credibili e cogliere le opportunità che sono oggi disponibili: i fondi diretti sono un settore dove conoscenza tecnica e preparazione fanno la differenza per poter dare sostanza a idee e progetti.
Perché si parla di fondi “diretti”?
Perché la Regione Lazio, all’interno della programmazione dei fondi POR-FERS 2014-2020, che ammontano a circa 3,5 miliardi di Euro (fondi indiretti) ha semplicemente “dimenticato” questo territorio e non ha previsto alcun finanziamento destinato alla soluzione delle problematiche di questo territorio.
I consiglieri eletti nella nostra Provincia non sono riusciti,evidentemente, a rappresentare in Regione quanto fosse essenziale, per questo territorio, accedere a finanziamenti che riuscissero a traghettarlo fuori dalla crisi che da troppo tempo ha colpito tutti i settori, dall’ambiente, al lavoro, al sociale in modo molto severo.
Non è attraverso una “filiera” politica (per usare un’espressione spesso usata dal candidato socialista a sindaco di Ceccano) che sarà possibile accedere ai fondi diretti della programmazione 2014-2040.
Un progetto che risponde ad un bando europeo per un finanziamento diretto viene valutato da un pool di esperti, di tecnici che provengono da tutti i paesi dell’unione europei. Si tratterà, molto probabilmente, di professori universitari, ingegneri, architetti, chimici, ricercatori che valuteranno il progetto in base alle proprie competenze. La politica, in questa valutazione, non c’entra: I progetti non vengono valutati “in commissione europea” bensì dalle diverse agenzie, che pur facendo capo alla Commissione, hanno le competenze per la disamina delle proposte in funzione del programma cui fanno riferimento.
Quello che conta è l’idea progettuale, la qualità del partenariato istituito ad hoc con Enti o imprese di altri paesi UE, la coerenza con i requisiti richiesti dall’Unione, la valenza “europea” dell’idea per cui si chiedono i fondi, la fattibilità economica, la capacità di conquistare il mercato del progetto, la valenza sociale, la sostenibilità, eccetera.
Continuare a straparlare che si debba essere parte di una filiera politica per “avere i finanziamenti europei “è fuorviante, falso “. Non occorrono viaggi a Bruxelles a chiedere fondi “con il cappello in mano”.
Servono idee che possano portare vero sviluppo nel territorio, di quelle che nascono solo con una mentalità nuova, fatta di competenze e non di “filiere”, di creatività, trasparenza, legalità e non di “scorciatoie”.

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