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vertenzenellacrisidi Ignazio Mazzoli – Cinque disoccupati si riuniscono per organizzarsi. Augusto Cori, Domenico Del Brocco, Gino Rossi, Ivano Testa e Tiziano Ziroli si incontrano, sabato 18 aprile, la prima volta in uno spazio che non sia l’abitazione di uno di loro. Dopo aver bussato ad alcune porte trovano che il PCdI provinciale è disposto ad ospitarli nella sua sede di viale Napoli a Frosinone. Un gesto gentile tanto più perché l’ospite non vuole interferire nelle scelte e decisioni dei cinque disoccupati. Due di loro sono ex Videocon Cori e Rossi, Del Brocco è della Marangoni, Testa proviene dall’Ilva di Patrica e Ziroli è un disoccupato della grande distribuzione infatti lavorava in un Conad a Roma. Ognuno rappresenta una situazione di crisi irrisolta della crescente disoccupazione in provincia di Frosinone senza dimenticare Michelangelo, Mersen, Reno De Medici, Tekna, i precari dei tribunali ecc. ecc. Sono solo la punta manifesta di un iceberg sommerso. 115000 disoccupati, il 33% di tutto il Lazio certificati in provincia di Frosinone nel 2014 dalla ricerca Eures su base Istat. Si tratta di cifre che segnano l’aumento dei disoccupati del 27,5%, e il tasso di quelli giovanili al 50,8%. Nella mia città, un verolano in età di lavoro su 3 è disoccupato. Ma ormai a che serve continuare a denunciare questa realtà?
I 5 s’incontrano perché non ne possono più di stare in una situazione drammatica per loro e per le proprie famiglie. Il compito è quello di superare la fase delle parole e cominciare a stabilire dei punti di riferimento. La casa di ogni disoccupato è un luogo di ansie, di preoccupazioni, di ricerca di fili di speranze che vengono mortificate ad ogni calare del sole. Ma queste abitazioni che spesso sono il bene acquisito con una vita di sacrifici possono essere i focolai di tensioni acute, acutissime dove a figli che attendono risposte che non arriveranno per i loro bisogni, per gli studi, per i loro giochi si sommano incomprensioni che mai erano apparse prevedibili. Si lacerano rapporti d’affetto, s’insinuano dubbi sulla reale volontà di saper trovare delle alternative fino al punto in cui il disoccupato o la disoccupata sente arrivarsi addosso la responsabilità di non volere accettare un lavoro purchessia.
Il lavoro non c’è, ma la colpa è del disoccupato che non sarebbe disposto a sottomettersi a bassi salari, ad orari sfiancanti e a ruoli umilianti. Ecco, anche in famiglia passa la svalorizzazione del lavoro e la liquidazione dei diritti individuali e di lavoratore. Il bisogno e la povertà uccidono la dignità. Nello stesso giorno Il Papa e il Presidente Mattarella, in un incontro breve, di 35 minuti, si trovavano d’accordo nella priorità della lotta alla disoccupazione sottolineando che il lavoro è vita e dignità.
I nostri cinque hanno deciso di reagire. Basta aspettare. Sentono che siamo a un punto limite di tenuta del tessuto socio-economico di questo territorio e ci si avvicina sempre più alla soglia della povertà che già lambisce aree della nostra popolazione, riducendo le possibilità di una ripresa economica.
Quale primo passo fare? Cori, Del Brocco, Rossi, Testa e Ziroli decidono di costituirsi in comitato promotore per una Vertenza Frusinate che unifichi tutte le vertenze aperte e coinvolga istituzioni, partiti e sindacati e organizzazioni sociali per definire comuni linee di mobilitazione e di contatti con Regione Lazio e Governo. Miracoli non ne arriveranno se ognuno non ci mette del suo. Già nei prossimi giorni lanceranno un appello a tutte quelle e quelli che come loro sono senza lavoro o precari.
Quante parole, quante promesse, quanti comunicati senza che si faccia un solo piccolo passo in avanti!
Che cos’è la vertenza Frusinate? E’ una iniziativa sociale oppure politica? A chi spetta prenderla? Come quasi sempre succede nel travagliato mondo dei colpiti si rischia di avvilupparsi in un intrico di bizantinismi verbali. A costo di usare l’ascia cerchiamo di tagliare ogni nodo di Gordio e cerchiamo di far emergere gli elementi davvero importanti che diventino atti concreti…
Mi sembra che le ragioni del consenso a costruire un movimento unitario di protesta e proposte da conquistare stiano diventando prevalenti rispetto a quelle del dissenso, e che chi si muove, abbia maturato una consapevolezza largamente comune che, senza un deciso salto di qualità in tale direzione, qualsiasi spazio in cui far crescere un minimo di concretezza realizzatrice è destinato a chiudersi rapidamente e per tempi prevedibilmente assai lunghi. I nostri cinque hanno chiaro che la loro crisi è sociale e politica insieme.
E chi sono? Lavoratori disoccupati che non ne possono più di vivere in una morta gora senza prospettive. Già in altra epoca i lavoratori hanno aperto le loro strade mettendosi insieme, associandosi. Ogni tempo ha modi propri. I promotori del comitato hanno ricordato di essere tutti stati il 28 marzo a Roma a piazza del Popolo perché si sentivano parte delle “Unions” e pensano che quella sia la strada da percorrere sollecitando le forme istituzionali della politica o per camminare insieme più speditamente o per spingerle a capire dove stanno sbagliando. Tutti e cinque hanno citato con apprezzamento la scelta del Sindaco di Anagni Fausto Bassetta di dare vita ad una presenza davanti alla Regione Lazio per impedire che 150 ex Videocon perdano ogni assegno di sopravvivenza. Non possono esserci altri sindaci che fanno scelte analoghe? Non potrebbe esserci qualche eletto o addirittura qualche partito che voglia provarsi a sostenere l’impegno di lotta dei disoccupati con loro, al loro fianco, davanti a loro? La sfiducia verso i partiti è grande apparendo prevalentemente ormai quali comitati elettoral-affaristici padroni dell’orizzonte politico-istituzionale di tutti. Ma chi ci mette del suo come sono le forze sociali reali, donne e uomini in carne ed ossa, può aiutarli a cambiare o a cambiare almeno il loro personale politico. E non sarebbe poco.
La frantumazione del mondo del lavoro, il rischio sempre più concreto del dilagare della guerra tra poveri, la cancellazione dei diritti e il progressivo inaridimento della democrazia, impongono una svolta. Lo pensano i cinque promotori della Vertenza Frusinate e lanciano una pietra nello stagno della crisi. Intanto vorrebbero che il primo maggio non fosse una rituale celebrazione, ma parlasse di loro, vorrebbero che uno di essi prendesse la parola.
Ora, cercheranno tutti quelli che stanno nelle loro condizioni per costruire una occasione di incontro: gli “Stati generali dei disoccupati e dei precari del frusinate”.

19 aprile 2015

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