
di Ivano Alteri – La giunta Ottaviani sta profondendo un grande impegno nel campo dell’arte con interessanti iniziative organizzate presso la Villa Comunale e nel centro storico della città di Frosinone. L’ottima collaborazione con Alfio Borghese e col Liceo Artistico Anton Giulio Bragaglia ne è stata la premessa fondamentale; e i risultati si possono vedere con chiarezza, se è vero che perfino il maestro Gaetano Franzese, dopo anni di dolorosa e volontaria inattività, è tornato a gratificarci della sua arte con rinnovato entusiasmo e vigore. Forse è la prima volta che Frosinone assiste ad un impegno simile, assiduo ed evidente, per far emergere come la città sia in grado di produrre il meglio negli ambiti più alti del fare umano.
Tuttavia, tali iniziative rischiano di assumere significati niente affatto edificanti, se confrontate con altre iniziative, di assoluto segno contrario, che fanno apparire le prime come avulse dal vero contesto cittadino; creando così un quadro d’insieme palesemente contraddittorio. Ci riferiamo, in particolare, ai comportamenti che la stessa Giunta ha posto in essere a proposito dei lavori per l’ampliamento del Museo Archeologico Comunale di Frosinone.
Nei giorni scorsi, la stampa locale si è occupata dell’iniziativa intrapresa dal coordinamento delle associazioni cittadine, riunitosi più volte subito dopo il ritrovamento del Cittadino Volsco, contro la decisione di stornare i fondi già destinati all’ampliamento del Museo alla realizzazione dello Stadio Casaleno; richiesta che il Comune di Frosinone ha già rivolto formalmente alla Cassa Depositi e Prestiti. Tra l’altro, la Giunta Ottaviani è perfettamente consapevole che rinunciando oggi a quei fondi già assegnati all’opera di ampliamento del Museo, in futuro sarà impossibile richiederli per la stessa opera; condannando così il Museo ad una condizione di inadeguatezza strutturale perenne, nonostante l’importanza dei reperti, le eccellenti professionalità e l’assoluta dedizione al lavoro ivi presenti. A questo bisogna aggiungere che la stessa Giunta, già da tempo, sta usando lo stesso metodo anche nei confronti di altre importanti opere pubbliche, sacrificate sempre allo scopo di indirizzarne i fondi, già stanziati per esse, in direzione dell’altrettanto importante opera qual è lo stadio Casaleno. Pur sorvolando sulle macroscopiche e furbesche omissioni presenti nella delibera assunta in tale direzione, dove vengono sottaciute le somme reali a cui si rinuncerebbe e le reali ragioni della scelta, resta evidente la netta contraddizione, nei comportamenti degli amministratori, tra l’apparente sensibilità per l’attività artistica e la concreta insensibilità per quella archeologica.
Personalmente, riteniamo che questa palese contraddizione, oltre ad essere la preoccupante e sospetta manifestazione di una sensibilità intermittente, causi gravissimi danni, sostanziali e d’immagine, alla città di Frosinone. Per evidenti ragioni.
In primo luogo, così facendo si sta svilendo un’importante opera pubblica, qual è la costruzione dello stadio cittadino, riducendola ad una macchina mangiasoldi, degna soltanto di fondi raccogliticci, sgraffignati qua e là, penalizzando altri cittadini e altre legittime esigenze. Essa invece avrebbe bisogno di una specifica attenzione; se non altro, per non vanificare gli sforzi che la squadra, i tifosi e il suo presidente Stirpe, spesso in solitaria e fra mille ostacoli, stanno profondendo per ridare un minimo di lustro alla città, ottenendo risultati sportivi spesso entusiasmanti e invidiabili (certamente utili a contrastare gli immancabili denigratori di questa terra di Ciociaria). Non è un caso che lo stesso Stirpe abbia sentito il bisogno d’intervenire pubblicamente per difendere l’opera e manifestare il proprio dissenso rispetto ad un tale modus operandi.
In secondo luogo, si sta dando di Frosinone un’immagine di grave superficialità riguardo gli straordinari ritrovamenti archeologici in essa effettuati; soprattutto confrontando i comportamenti di questa giunta con quelli di altre giunte comunali del territorio, come quelle di Aquino e Castrocielo riguardo il ritrovamento di Aquinum, che invece stanno dimostrando grande capacità di gestione e impegno in tale direzione. Vorremmo far notare al Sindaco di Frosinone, che mentre lui è costretto ad andare in televisione a scusarsi e contrirsi per l’insipienza, presente e passata, degli amministratori frusinati in tema d’archeologia cittadina, quello di Castrocielo può andarvi vantandosi del proprio buon lavoro d’amministratore con legittimo orgoglio.
In terzo luogo, quelle decisioni rabberciate stanno mettendo cittadini contro cittadini, legittime esigenze contro altre legittime esigenze, frantumando la città in mille cocci. Ciò è l’esatto contrario di una buona politica, che invece dovrebbe sempre, incessantemente, tenacemente, andare nella direzione dell’aggregare, aggregare, aggregare. Lo sfilacciamento delle comunità è la causa prima dell’arretramento economico, sociale, culturale, che i nostri territori stanno drammaticamente vivendo, con evidentissime e dolorosissime cicatrici sulla carne viva di centinaia di migliaia di ciociari.
In quarto luogo, infatti, la sottovalutazione delle scoperte archeologiche cittadine, oltre a rischiare di dare un segno meramente elettoralistico all’apparente dedizione per l’arte di Ottaviani (e dopo tanto impegno sarebbe davvero un gran peccato), sta anche privando la città di un fattore di sviluppo economico di notevole importanza; fatto particolarmente grave, data anche la persistente tendenza alla deindustrializzazione che si registra in quest’area. Gli oltre centomila disoccupati della provincia di Frosinone sembrano essere del tutto fuori dagli interessi di questa giunta, quando invece ad essi dovrebbe essere dedicata ogni attenzione.
Le associazioni, come dicevamo, stanno cercando di opporsi ad una tale nefasta tendenza, chiedendo energicamente alla Cassa Depositi e Prestiti di negare l’autorizzazione allo storno dei fondi richiesto dal comune. Ma non si fermeranno qui; nei prossimi giorni presenteranno ai cittadini anche tre delibere di iniziativa popolare: la prima, appunto, per mantenere i fondi destinati all’ampliamento del Museo Archeologico e avviarne finalmente i lavori; la seconda per rendere definitivamente inedificabili le aree archeologiche cittadine (terme romane in primis); la terza per avviare la valorizzazione dei reperti rinvenuti. Vorremmo invitare, pertanto, il sindaco Ottaviani e la sua giunta a trasferire coerentemente lo stesso lodevole impegno per l’arte anche sui ritrovamenti archeologici. Ad ascoltare il presidente Stirpe e le sue preoccupazioni, le associazioni e le loro fondate richieste; e, con essi, i tecnici del settore, che non sono degli aridi burocrati e avidi percettori di esosi stipendi, ma bistrattati, sensibilissimi e qualificatissimi esperti nel campo archeologico. E di tutti, a seguirne i buoni consigli. Ne ha bisogno la città; per rialzarsi e progredire; per sentirsi una; per tutelare il passato, dare speranza nel presente ed evitare che in futuro si debba ricordare, amaramente, la sensibilità intermittente del sindaco Ottaviani e della sua Giunta, e tutti i gravi danni che essa ha continuato a provocare a Frosinone.
Frosinone 12 aprile 2015