pietroingrao 350 260

pietroingrao 350 260da Diego Protani uno scritto di Goffredo Bettini – Pietro Ingrao compie 100 anni. Un’età simbolica e piena di significati, che dimostra come la passione politica di questo straordinario leader della sinistra abbia anche alimentato una forza fisica fuori dal comune. Di avventure, di dolori, di tensioni, di emozioni positive e negative, Ingrao ne ha attraversate tante. Ha attraversato tutto un secolo di avvenimenti sconvolgenti, dentro i quali si è immerso senza risparmio.

Da ragazzetto lottò per uscire dall’ambiente chiuso, povero e isolato della sua amata Lenola per andare a Fondi e incontrare una realtà più aperta e dinamica, popolata da giovani e studenti più curiosi della vita; e nacquero in lui nuovi interessi letterari, culturali e via via il suo grande amore per il cinema; e in seguito di fronte al dominio di Hitler su gran parte d’Europa, si radico´ in lui il rifiuto di quell’esito tremendo e l’incontro con l’antifascismo, il Partito Comunista Italiano, la lotta clandestina; Pietro fece parte di quel gruppo di combattenti romani che scrissero pagine importanti della Resistenza e della vita intellettuale e artistica dell’Italia democratica; in seguito nascosto sui monti della Calabria formò il suo carattere nella durezza dell’isolamento totale, del disagio fisico e della paura di essere catturato e di cedere alle torture degli aguzzini; poi, dopo la Liberazione, avvenne l’incontro con Togliatti, da lui considerato sempre il più grande e inizio´ la sua formazione dentro il partito nuovo, con l’assillo che lo accompagnerà tutta la vita di non perdere mai il contatto con il grande flusso del popolo, con il “gorgo” tumultuoso della società, con la dolorosa replica dei fatti rispetto alla pura geometria delle idee; nel periodo successivo ci fu la sua indimenticabile direzione dell’Unità, che radicò come giornale popolare, di militanza concreta e allo stesso tempo forum altissimo di ricerca, di scambio delle idee, di opinioni, di pensiero politico; e ci furono i suoi dubbi sul ’56, sul secondo colpo sovietico a Budapest e Togliatti che gli confida la necessità di quell’esito e per rassicurarlo gli dice che in occasione della definitiva stroncatura della rivolta aveva bevuto un bicchiere di vino rosso in più; negli anni ’60, dopo la morte del “Migliore”, alimento´ il dibattito che si accese sulla modernizzazione capitalistica italiana con la sua penetrante convinzione che si stava verificando una riorganizzazione delle forze capitalistiche in grado di esprimere una nuova egemonia più pervasiva e accattivante tradotta in politica con l’avvio del centrosinistra e con la risposta di Amendola che, al contrario, puntava ancora sulle arretratezze italiane; e da quel dibattito lo scontro all’XI congresso del 1966 nel quale per la prima volta Ingrao formalizzò un civile dissenso che allora apparve “troppo” e fu combattuto con mezzi pesanti; da allora inizio´ la sua storia di leader amato, popolarissimo, richiesto come nessun altro per parlare nelle piazze d’Italia (che faceva letteralmente lievitare con la sua oratoria che lo scuoteva fin nel profondo dell’animo) ma sempre ai margini del gruppo dirigente ufficiale, rispettato ma visto con sospetto; proprio in quegli anni, tuttavia, grazie anche al suo ruolo di Presidente della Camera, sapra´ esprimere la sua dimensione più ricca: quella di non essere solo un leader di parte ma una risorsa fondamentale della Repubblica; in questa dimensione più ampia, attraversera´ il pensiero femminista, il pacifismo, l’interrogazione sulla fede.

Ora Pietro con i suoi cent’anni ancora ci dice qualche cosa che ci è utile, che resta come esempio, che spinge a una riflessione: è il suo modo di invecchiare.

E´ invecchiato bene: così complesso e inquieto via via negli ultimi anni ha acquisito dolcezza, serenità, misura delle cose e ancora maggiore disponibilità umana. Ho visto tanti leader comunisti invecchiare male. Con rancori in sospeso, con desideri inappagati, con un’ansia del ruolo che li ha accompagnati fino alla fine, con un’insofferenza verso le nuove generazioni.

Per Ingrao, è stato diverso perché in fondo egli è sempre stato dentro e fuori la politica, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori il potere. Un certo distacco dalla quotidianità, dovuto all’età avanzata, ha dato ancora più spazio a quella sua dimensione di appartata interrogazione sugli esseri umani, sul senso della vita, sulla immensa, multiforme e imprendibile ricchezza di ogni essere vivente mai del tutto racchiudibile nella regole e nella storia.

Il suo compleanno, quest’anno, si festeggerà a Lenola. La sua cara Lenola, dove tante volte ci siamo incontrati per parlare di politica o semplicemente per stare insieme nella sua casa di famiglia, tanto grande quanto austera, indistinta rispetto alle pietre dei monti che la circondano. Il carattere di Ingrao si è strutturato nel paesaggio natio, che lo ha accompagnato non solo nella giovinezza ma anche dopo, perché lì è tornato nel corso degli anni ogni volta che gli era possibile.

Di quel paesaggio Pietro ha assunto la rocciosità del suo carattere e della sua struttura fisica; cosi´ come la dimensione spirituale e contemplativa, che lo ha reso anche poeta, ispirata dal silenzio, dalla solennità e dall’asprezza dei monti dai quali si possono vedere le pianure che vanno verso il mare; di quel paesaggio ha respirato, infine, la curiosità verso il mondo, indotta da quel mare che Pietro amava tanto e che da secoli invita all’avventura, all’esplorazione, al contatto con gli altri.

Caro Pietro, oberato anche io, ancora, dai miei obblighi istituzionali all´estero, non posso essere con te per i tuoi cent’anni.

Mi dispiace.

Mi consola il fatto che di compleanni ne abbiamo passati tanti insieme, miei e tuoi. Anch´io d’altra parte, forse in modo non pienamente degno, cerco di fare qualcosa di utile per migliorare un mondo che non è certo quello che tu e io abbiamo sognato nella giovinezza.

Tuttavia, nei miei percorsi autonomi non ho mai dimenticato la tua lezione: combattere per gli “offesi” e farlo da persona libera.

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