educazione ambientale 350 260

educazione ambientale 350 260di Agnes Preszler – Non posso tacere, dopo l’ennesimo episodio di inciviltà di cui sono stata testimone, in sé non grave ma purtroppo quotidiano e molto diffuso.
Mentre tornavo a casa a piedi, davanti a me camminava una signora, poco fa uscita dal supermercato vicino. Portava la busta della spesa nella mano, mentre dall’altra faceva cadere con nonchalance un brik di succhi di frutta, presumo, appena svuotato. Esitavo se chiederle il perché del gesto: avrebbe potuto mettere il brik nella busta e buttarlo nel cestino a casa, ma evidentemente questo pensiero non l’ha sfiorata. Probabilmente mi avrebbe risposto male e mi avrebbe fatto notare anche i molti rifiuti abbandonati sui bordi della strada.

La signora, dall’aspetto curato, immagino tiene la sua casa pulita, perché allora inquina l’ambiente? Qual’è l’educazione che dà ai suoi figli se lei stessa non rispetta la natura? Tanti genitori delegano alla scuola, ma sono inutili gli sforzi degli insegnanti se in famiglia è questo il comportamento adottato. Non sottovalutiamo questi piccoli gesti diventati automatici perché sono molto diffusi e determinanti anche per il futuro. Oltre al danno estetico, fanno sì che l’atteggiamento non cambi e si replichi anche da parte delle nuove generazioni. Dove le strade sono sporche a molti evidentemente viene naturale abbandonare i rifiuti senza sensi di colpa. Se i bambini vedono che i loro genitori ed altri adulti inquinano, lo faranno anche loro.

Trovo desolante la situazione dell’ambiente in Ciociaria e non vedo segni di speranza. Sono 25 anni che vivo qui in questa meravigliosa terra di bellissimi centri storici e di una generosa natura, ma ahimè piena di rifiuti. I vari comuni sporadicamente organizzano giornate ecologiche e raccolta di rifiuti, ma non serve a molto se manca il presupposto culturale.

Mi ricordo che quando nell’80 ho passato una vacanza in Germania, là già c’era la raccolta differenziata. Questo 35 anni fa! Infatti, le strade e anche i boschi erano privi di rifiuti, là c’era (e c’è sicuramente) un grande rispetto e sensibilità nei confronti dell’ambiente. Non c’era bisogno neanche di cartelli dissuasivi, la gente semplicemente si comportava così. Similmente il mio paese, l’Ungheria, è molto più pulito dell’Italia. A New York e anche a Long Island ho visto invece cartelli che promettevano 1000 dollari di multa a chi depositiva rifiuti nella natura.

E da noi, si fanno le multe per l’inquinamento? Inoltre, non sarebbe meglio premiare chi ricicla e si comporta responsabilmente con sconti sulla tassa dei rifiuti, invece che calcolarla in base della superficie della casa?
Perché in Italia non si riesce a far accettare l’idea che l’ambiente va protetto? Dopotutto l’uomo fa parte dell’ecosistema, se inquiniamo avveleniamo noi stessi. Posso capire che gli ottantenni difficilmente cambieranno atteggiamento, ma hanno la scusante che all’epoca non c’era tutta questa produzione di plastica e prodotti artificali, imballaggi non biodegradabili. L’educazione ambientale doveva andare a pari passi con l’industrializzazione, ma purtroppo siamo molto indietro. Agiamo prima che sia troppo tardi.

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