cgil cisl uil 350 260

cgil cisl uil 350 260Donato Galeone* – Meno di un mese fa pensavo e sostenevo scrivendo su questo stesso giornale che gli Accordi Interconfederali CGIL-CISL-UIL e Confindustria, dal 28 giugno 2011 al Testo Unico del 10 gennaio 2014, erano stati molto attesi – nell’attuazione – dai lavoratori per favorire la definizione delle “RAPPRESENTANZE SINDACALI” di tutti i Sindacati presenti nei luoghi di lavoro da certificare e validare (presso l’INPS) nei loro livelli di rappresentanza associativa per accedere negoziare il “lavoro contrattato e partecipato” dal livello nazionale a quello aziendale e territoriale.

Ed ecco che oggi, 16 marzo 2015 e dopo un anno di attesa, è stato firmato l’accordo-convenzione tra l’INPS e CGIL-CISL-UIL-Confindustria, di durata triennale, ai fini della certificazione della rappresentanza delle Organizzazioni Sindacali e con riferimento a quanto stabilito dagli Accordi Interconfedrali dal 28 giugno 2011 al Testo Unico del 10 gennaio 2014.

Il Presideente dell’INPS Prof. Tito Boeri subito dopo la sottoscrzione dell’accordo-convenzione ha dichiarato che si tratta di “un passo molto importante per assicurare stabilità al sistema delle relazioni industriali e va a colmare un vuoto lasciato sull’articolo 39 della Costituzione”.

E sulla “urgenza” come ha dichiarato in questi giorni anche il Presidente Renzi che il Governo debba presentare una proposta di legge sulle “Rappresentanze Sindacali” lo stesso Presidente delll’INPS Prof. Boeri ha ripetuto e osservato ragionevolmente che “è importante che il nostro Paese colmi il vuoto sulla seconda parte dell’articolo 39 della Costituzione ma se le parti sociali sono in grado di farlo e di autoregolamentarsi non credo sia necessario un intervento legislativo”.

Il Segretario Generale della CISL, Annamaria Furlan – presente in conferenza stampa INPS e condividendo le dichiarazioni e le osservazioni di Boeri sulle capacità delle parti sociali di autoregolamentarsi con relazioni industriali – ha dato subito un “altolà” di merito nel rispetto degli accordi tra parti sociali e, respingendo le altre annunciate legislazioni di Governo, ha dichiarato che: Renzi, come Presidente del Consiglio, farebbe neglio a guardare dove c’è più urgenza di riformare e si occupi della crescita”.

Anche il Segretario Generale della UIL, Carmelo Barbagallo ha osservato che “non c’è esigenza di una legge e che l’intervento legislativo va sempre evitato nei rapporti tra le parti sociali” e ha aggiunto che “non vogliamo riforme annunciate sui giornali, senza testi e senza confronti”.

Così come la CGIL e il suo Segretario Generale Susanna Camusso – sottoscrittrice degli Accordi Interconfederali dal giugno 2011 al gennaio 2014 – ha riconfermato che debba essere raccolto quanto già concordato con l’associazione degli imprenditori (Confindustria) pur riaffermando di essere più favorevole – come lo è sempre stata la CGIL – alla legge perchè ha osservato che come tutti sappiamo “la legge dà valore e uniformità alla contrattazione ed effetti erga omnes ai contratti sottoscriti”.

A mio avviso appare comprensibile la osservazione CGIL sia per il confronto aperto al suo interno e sia per la posizione assunta anche dal soggetto politico Fiom – che è degna di rispetto ma non condivisibile per l’azione sistemica di un sindacato di lavoratori che decide di autoescludersi dalla firma di contratti collettivi perchè – sappiamo – che non sempre possono essere ottimamente soddisfacenti, compresi gli accordi con la multinazionale ex Fiat-FCA che coinvolge anche il territorio della nostra Provincia.

E sappiamo che il Sindacato contratta sempre e ogni accordo sindacale spesso anche parziale rispetto a piattaforme iniziali deve essere, comunque, verificato e ottimizzato nella sua gestione quanto direttamente partecipato dalle RSU ( Rappresentanze Sindacali Unitarie) tanto compensato in rapporto ai risultati produttivi conseguibili con adeguata sicurezza e salvaguardia della salute nei turni di lavoro.

Tuttavia è stato correttamente osservato, non da oggi, che la rappresentatività derivante dagli Accordi Interconfederali sottoscritti da giugno 2011 al gennaio 2014 “non è universale ma è limitata” dalle associazioni dei lavoratori della CGIL-CISL-UIL alle associazioni degli imprenditori (Confindustria) e impegneranno – non certo – tutte quelle imprese fuori dalla Confindustria come lo è anche la multinazionale ex Fiat-FCA e molte altre piccole e medie imprese italiane che occupano almeno il 50% di lavoratori che non sono associati alle tre più rappresentative organizzazioni nazionali della CGIL-CISL-UIL.

Da queste osservazioni, considerazioni e dichiarazioni richiamate mi pare essenziale concludere che Sindacati, Confindustria e Palazzo Chigi – da subito devono approfondire e definire – incontrandosi e non parlarsi a distanza, nell’attesa che l’INPS – nei prossimi mesi come già impegnata dall’accordo-convezione di oggi 16 marzo 2015 – dovrà rendere pubblici le adesioni dei lavoratori ai Sindacati aderenti a CGIL-CISL-UIL adesioni che, poi, andranno a ponderarsi con i risulati di voto di Organizzazione Sindacale che le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) otterranno nel luoghi di lavoro come già avviene nell’impiego pubblico.

*Donato Galeone – ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio
Roma, 16 marzo 2015

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