di Angelino Loffredi – Scrivere di Aldo Papetti per chi lo ha conosciuto profondamente non è facile, in particolar modo per me. Per un lungo periodo le nostre esperienze si sono profondamente intrecciate ed anche quando le grandi vicende politiche nazionali ci hanno separato esse sono state tanto robuste da mantenere aperto un continuo rapporto di relazione.
Gli anni che ci hanno visto vicinissimi sia nell’interno del PCI che nell’impegno amministrativo presso il comune di Ceccano, non ho difficoltà a riconoscerli come i migliori della nostra vita, perché veniva coniugato il sogno e la speranza con il fare e le realizzazioni concrete. Aldo negli ultimi anni sempre più amava ricordare per evidenziare le differenze fra ieri ed oggi, quando lui come vicesindaco insieme a me da soli predisponemmo e sistemammo la scuola materna del Villaggio Unrra per non aspettare i tempi lunghi della burocrazia comunale fatti sempre di delibere, incontri con altri amministratori, ordini di servizio e reperibilità del personale.
Non potevamo aspettare, o come dicevamo, perdere tempo prezioso, in pochi giorni la scuola doveva essere disponibile. E così fu. Al contrario di oggi erano tempi in cui le cose prima si facevano e poi si dichiaravano.
I sogni (ed Aldo sapeva sognare, eccome) non rimanevano appesi per aria, non svanivano alle prime luci dell’alba ma diventavano realtà. Con Aldo Papetti vicesindacao sin dal 1970 e poi sindaco dal 1977 fino al 1981 abbiamo potuto avviare a Ceccano concretamente la costruzione dello stato sociale: scuole materne in ogni contrada, libri gratis (in comodato) per gli alunni della scuola dell’obbligo, mense e trasporto scolastico, consultorio familiare, Unità Territoriale Abitativa, edilizia abitativa e popolare, metanodotto ed estensione della rete idrica nelle campagne, la biblioteca e il complesso bandistico comunale.
Nell’ultimo periodo e fino a venerdi passato in Ospedale parlava e lucidamente chiedeva di mantenere aperta questa fase amministrativa, di non arretrare anche attraverso il ricordo e gli scritti per farla conoscere e per dimostrare che i sogni sostenuti da una organizzazione e da una forte volontà possono diventare realtà.
Si, venerdi, dopo una primavera (2014) passata insieme a raccogliere testimonianze sull’ultima guerra, ancora una volta di fronte al figlio Valerio, al nipote Adriano ed a Ignazio Mazzoli abbiamo voluto sognare di scrivere insieme la storia di Ceccano, quella che nessuno ha mai scritto. E mentre parlavamo mi accorgevo che, come al solito, era più convinto, più motivato di me perché lui veramente sapeva sognare. Ora però bisogna realizzare, fare, non permettere di disperdere, fare conoscere.
Aldo Papetti si è spento all’ospedale di Frosinone. Aveva 82 anni. Era ammalato da qualche tempo. unoetre.it lo ricorderà con affetto avendo molti membri della Redazione di questo giornale condiviso con lui anche lunghi periodi di lavoro comune.
Ciao Aldo.