Donne in Fabbrica 350 260

Donne in Fabbrica 350 260di Alessandra Maggiani – E il 9 marzo? E’ quello che ci siamo chieste da un po’ di tempo a questa parte nel pensare l’8 marzo. Perché ci è parso sempre più che ricordare l’8 marzo fosse come dimenticare che i problemi delle donne – che non sono solo delle donne, ma si estendono inevitabilmente a tutte le categorie “deboli” – ci sono tutto l’anno, contribuendo di fatto a svuotare di significato una ricorrenza già ammaccata dai riti consumistici che le si sono costruiti intorno.
E’ così che le donne del PD di Frosinone, insieme ai Giovani Democratici, hanno pensato di creare un percorso che duri tutto un anno (e forse anche più) per tenere accesa una luce su temi sempre più importanti per la vita di tutti. Muovendoci su quattro direttrici : lavoro, politica, dignità, futuro. E toccando temi fondamentali come la rappresentanza politica e istituzionale, il work life balance, il rispetto dell’autodeterminazione, il contrasto alla violenza.
Problemi che, se affrontati e risolti , sono in grado di cambiare il mondo. E’ notizia di questi giorni come nel Stati Uniti ormai le occupazioni che innervano la società sono ricoperte da donne, e di come esse ormai abbiano cambiato la classe media declinandola al femminile, visto che sono loro a portare lo stipendio più alto a casa e ad essere di fatto le capofamiglia.
Una condizione che presto o tardi (magari più tardi) è destinata ad arrivare prima da noi, complice la maggiore preparazione delle ragazze e delle donne.
In Europa il sorpasso delle laureate è ormai realtà: l’8,4% in più rispetto agli uomini. Mentre su salari ed occupazione la disparità pesa ancora sulle ragazze, nello studio universitario i rapporti di forza si sono ribaltati. In Italia finiscono gli studi universitari il 10% di ragazze, rispetto ai ragazzi. Insomma sarà inevitabile: anche da noi c’è un esercito di ragazze preparate che arriverà ai posti di comando. A noi “ragazze grandi” sta il compito di preparare le loro strade cercando di sgombrare il percorso da più ostacoli possibili.
Perché, ahimè, ce ne sono. A partire dall’arretramento culturale che si registra sugli stereotipi di genere. Basta fare un giro nei negozi di giocattoli per capire come ci sia ancora un pezzo di società che cerca di inculcare alle bambine il ruolo di moglie e mamma (al massimo principessa!) e ai bambini quello di esploratore e coraggioso combattente. Secondo i dati PISA 2012 sono gli stereotipi inculcati a scuola o in famiglia che portano la maggior parte delle ragazze e ritenersi “non brave in matematica” , e in Italia questo divario è il più accentuato tra i paesi europei. Ciò comporta che le differenze siano marcate anche nelle aspettative di carriera: tra gli studenti che pensano di avere un lavoro nel campo ingegneristico o informatico le ragazze sono decisamente sottorappresentate. Il 5% delle quindicenni contro il 22% dei coetanei.
A questo si deve aggiungere la gamma delle reazioni sociali degli uomini a questa maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro e alla loro maggiore autonomia, che troppo spesso si stanno traducendo in aggressività e violenza.
Anche per questo è necessario che le battaglie di uguaglianza “per le donne” non siano solo “delle donne”, ma siano di tutti, uomini compresi.

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