DanielaBianchi 350 260di Alessandro Redirossi da L’Inchiesta – «Non possiamo più essere così lontani dalla vita reale». Così, con parole forti, al suo ingresso nel Pd dal Listino di Zingaretti, la consigliera regionale Daniela Bianchi lancia la sua nuova avventura fra i Dem, partendo da un punto: il superamento delle lotte fra fazioni a livello nazionale e locale, una maggiore aderenza ai temi, un confronto costante con la base e con la partecipazione dei cittadini.

Se le si chiede quale sia il suo Pd, quello di Renzi o di Civati, risponde: «Io entro con la mia testa nel Pd, penso a un Pd che si confronta e in cui l’idea di innovazione che va portata avanti non conosce etichette. Non credo al Pd delle correnti, ma nel dialogo, nella “contaminazione”». E sul livello locale aggira il dibattito “Congresso sì, congresso no” e i giochi di mozione. «Non sono per le “fazioni”. Dietro qualsiasi scelta deve esserci una ragione vera e lo scontro deve essere sulle questioni.: non possiamo più essere così lontani dalla vita reale».

Proprio per questo la Bianchi dice di aver optato per questa svolta politica dopo l’esperienza nel listino di Zingaretti, espressione della società civile. «Entro nel partito che più mi rappresenta e a cui ho guardato sin dall’inizio . Poi me ne sono un po’ allontanata e ora riprendo un percorso interrotto tempo fa. Si possono fare tutte le esperienze civiche che si vogliono, ma alla fine le decisioni vanno prese nell’agire politico. Il partito può coniugare la società civile e la politica: questo è il partito a cui penso ».

Non è mancato qualche riferimento durante la conferenza stampa a Francesco Barca, alla “rete dei circoli”, al “partito palestra” e alla ricostruzione del collante sociale. «Inizierò un giro dei circoli del Pd sul territorio, per confrontarmi con le persone guardandoci negli occhi. Quello che è accaduto in Regione è un modello anche per le dinamiche nazionali. Abbiamo preso decisioni non indifferenti, se si pensa che abbiamo tagliato 500 poltrone e posti di potere: bisogna ricostruire il collante sociale. Il partito che immagino si confronta con i temi con competenze tecniche ma anche con la capacità di muovere i sentimenti attorno ai nostri valori. L’obiettivo in Regione era cambiare il modo di fare politica, puntando su idee e progetti che aiutassero i cittadini ad avvicinarsi alla politica. Dopo quasi due anni, i primi risultati di questo lavoro sono sotto gli occhi di tutti, con un Consiglio Regionale che legifera per tagliare gli sprechi e sostenere lo sviluppo e, una Regione che da fanalino di coda sta diventando la guida del Paese.

Ora però è arrivato il momento di continuare questo processo di innovazione lì dove si organizza e vive la democrazia, i partiti. E in questo il Pd rappresenta il naturale approdo per chi vuole migliorare il Paese, far funzionare bene le istituzioni e raccogliere la partecipazione dei cittadini. Nel Pd approderanno i temi e le battaglie che hanno caratterizzato la nostra azione nel Listino in questi anni: politiche di sviluppo sostenibile, riorganizzazione dei territori, innovazione sociale, manutenzione del territorio ed economia della bellezza. Ringrazio il presidente Zingaretti per questa grande occasione che pone però su di noi una responsabilità ancora maggiore: continuare a innovare il modo di essere e fare politica guardando alle vite delle persone, ai loro problemi e alle loro potenzialità».

Tornando all’obiettivo dichiarato di riavvicinare la politica alla vita e ai problemi reali superando la logica delle fazioni interne per privilegiare la dialettica e lo scontro interno sui temi, più che sulle persone, la sfida fondamentale sembra essere quella dell’autonomia intellettuale. E alla domanda che le viene rivolta dai cronisti: “Riuscirà la Bianchi a mantenere la sua autonomia all’interno del Pd?” la consigliera risponde: «Mi terrò stretta la mia autonomia, la rivendicherò e non mi farò condizionare».

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