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jesuischarlie 350 260di Danilo Collepardi – Che fare dopo i fatti di Parigi per non alimentare ulteriormente il terrorismo integralista musulmano? Per non trasformare le nostre terre in sterminati campi di guerra di religione? Intanto non seguire coloro che soffiano sul fuoco per farla divampare questa guerra . E ragionare. Far prevalere la ragione sull’irrazionalismo religioso. Cambiare il nostro modo di vedere le cose: non c’è un noi e un loro, non c’è una terra che è nostra per lascito divino. Rendiamoci conto che viviamo in società ormai multiculturali, multirazziali, multi religiose e bisogna fare in modo che questa moltitudine di punti di vista diversi possano coesistere nel rispetto reciproco.
Noi continuiamo a ritenere, per esempio, l’Italia un Paese esclusivamente cattolico e consideriamo tutti gli altri, che non sono italiani da almeno sette generazioni, ospiti a mala pena sopportati se non indesiderati, a cui non accordare diritti se non quello di omologarsi al nostro modo di vedere le cose. Ci sono delle violenze quotidiane di cui potremmo benissimo fare a meno. Gli italiani cattolici hanno il diritto di far insegnare ai loro figli, nelle scuole pubbliche, la loro religione, gli italiani di altra fede, no! Se insegnassimo a tutti “Storia delle Religioni” sarebbe un bene per tutti gli alunni, li aiuterebbe a crescere meno integralisti. (papa Francesco, a proposito di pacificazione tra le fedi, non si limiti solo ad atti simbolici, operi anche scelte concrete !). Anche questa storia del crocifisso nelle scuole e non solo, mi sembra ormai abbastanza ridicola, vi sono, in alcune realtà cittadine, classi con maggioranza di alunni di religione diversa da quella cattolica, eppure il simbolo dei cristiani, deve stare lì al suo posto. Perché? Io che sono ateo non ci faccio molto caso, diciamo che sono tollerante come lo possono essere solo gli atei, ma c’è chi vive la cosa come una violenza continua e gratuita e cova, di conseguenza, odio nei confronti dei prevaricatori.
Gli assassini di Parigi (che, ricordo, erano cittadini francesi e la ragazza in fuga, anche di origine francese) sono considerati, da una parte importante delle “banlieue” parigine, non dei criminali, ma degli eroi. Non c’è forse anche un problema sociale, oltre che religioso e culturale, da tenere nel debito conto? A me sembra di si. La religione è diventata, in assenza di altro, strumento anche di lotta per il riscatto sociale. Io ricordo che anni fa la sinistra europea aveva rapporti seri con i così detti Paesi emergenti, ed era un loro punto di riferimento, fu decisivo il suo sostegno politico per la sconfitta del colonialismo; l’organizzazione dei “Paesi non Allineati” giuocava un ruolo politico importante a livello internazionale, di equilibrio e mediazione tra i due blocchi militari esistenti. Poi è finito tutto, sono emersi nuovi equilibri internazionali e questi Paesi sono precipitati nelle mani dell’integralismo religioso che ha assunto anche il ruolo di guida politica in molti Stati. Vale a dire che l’occidente non è più riuscito ad essere punto di riferimento politico di questi Paesi. Solo il petrolio e lo sfruttamento delle loro risorse ci ha legati a loro. Non dimentichiamo che le prime rivoluzioni post coloniali in nord Africa e in Medio Oriente erano di stampo socialista.
Cosa voglio dire con questo, certo non riesumare i blocchi militari, ma voglio sottolineare il fatto che l’integrazione è problema molto più complesso di quanto vogliono far credere i vari Le Pen e Salvini e che la sinistra europea deve recuperare un suo ruolo politico internazionale che è andato perduto.
A proposito di satira. Essa è uno straordinario strumento da sempre usato dalle classi subalterne per combattere i potenti e fustigare i loro costumi. In questo senso la satira assume un alto valore democratico. Ma quando essa si rivolge contro le vittime e gli umili, non è più satira, ma dileggio, insulto. Il comico francese Dieudonné rivolge i suoi strali contro la Shoah ebraica, fa della satira? No, fa del bieco antisemitismo e del razzismo camuffati da satira. Ha pieno diritto a farlo ma, per cortesia, non facciamolo diventare un campione di libertà e democrazia.
Frosinone 15/1/2015

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