APPELLO ALLA SOCIETA’ CIVILE, ALLE ISTITUZIONI, AI CENTRI ANTI VIOLENZA, AGLI SPORTELLI ANTI VIOLENZA, ALLE ASSOCIAZIONI, AL TAVOLO ASTRID DELL’ASL di FROSINONE, AI SINDACATI, A TUTTI GLI UOMINI E LE DONNE CHE SCELGONO DI NON TACERE DOPO L’INCONTRO ALLA PROVINCIA DEL 22 DICEMBRE 2014.
Quest’Appello, da firmare e da condividere, è rivolto dalla sottoscritta Consigliera provinciale di parità di Frosinone, Fiorenza Taricone, a tutte quelle forze sane, che non solo dicono basta al femminicidio, ma considerano l’omicidio di Gilberta Palleschi un punto di non ritorno.
Ho sentito il bisogno di rimettere mano all’Appello dopo l’incontro che si è svolto nella Sala Consiliare dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone il 22 dicembre, affollato e veramente partecipe.
{tab=Il 22 dicembre}
Si ringraziano in modo particolare i familiari di Gilberta Palleschi, il loro avvocato, i legali di un’altra vittima che ha destato meno clamore, Samantha Fava e il Presidente della Provincia Antonio Pompeo che ha ascoltato prima di prendere parola. Credo di poter affermare che era ben visibile una rete territoriale ormai consolidata: dal Tavolo ASTRID (Arricchire i saperi di un territorio e le risorse per l’integrazione delle donne), costituito a seguito del progetto della ASL di Frosinone, di cui fanno parte oltre la ASL, la Prefettura di Frosinone, la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone, i Presidenti dei Distretti Sociali A e B, dell’AIPES e del Consorzio del cassinate, i Comuni di Alatri, Frosinone, Sora, Cassino, i Segretari Provinciali della CISL e della CGIL, le Associazioni Auser di Frosinone, Calcutta Onlus, La Caramella Buona, Risorse Donna, Diaconia, SOS Donna, Telefono Rosa ed a cui in seguito al primo Appello hanno espresso il proprio sostegno il Vescovo della Diocesi di Frosinone, l’Associazione Il Legaccio, la Presidente del Consiglio Comunale di Arce, il Responsabile URP della Provincia, alcune Consigliere di Isola del Liri, oltre a tutti quei cittadini e cittadine che hanno inviato il loro appoggio non potendo esserci ed altri soggetti impegnati sul territorio come Libera Coordinamento Provinciale di Frosinone. Stampa e televisioni sono state presenti e di questo ringrazio permettendomi di dire a nome di tutte e tutti. Fare un elenco è sempre rischioso per le dimenticanze, e mi scuso per eventuali omissioni, ma era doveroso ringraziare chi non ha voluto iniziare le festività senza almeno interrogarsi su quanto sta accadendo. Le associazioni ed enti che hanno aderito all’appello sono talmente numerosi che è impossibile citarli tutti qui.
{tab=Gilberta Palleschi}
La professoressa Gilberta Palleschi non era imputabile di alcun comportamento “deplorevole”, non era un’adolescente vestita in modo pericoloso, non usciva da discoteche avendo fatto uso di alcool e sostanze, non aveva un passato da nascondere, elementi questi che ancora oggi fanno commentare a molte persone che le vittime “se la sono cercata”. Gilberta Palleschi ha fatto capire chiaramente che può accadere a tutte, e la psicosi della paura non serve a niente, e neanche far conoscere morbosamente i particolari della sua scomparsa.
Per molte di noi è stato inevitabile ricordare il cosiddetto “delitto del Circeo”e ometto qui particolari morbosi che non vanno citati, ma anche per altri efferati delitti compiuti recentemente sul nostro territorio ad Alatri, Arce, Ferentino, Fontechiari, Sora, a Veroli, contro vittime innocenti, gli assassini, seppure condannati per i loro reati, hanno nuovamente reiterato la loro violenza contro altre donne. Come del resto l’omicida di Gilberta, il quale, per ironia della sorte, porta lo stesso cognome della vittima, e che ha pagato in parte le colpe precedenti, riacquistando la libertà.
Le domande che tutte le persone con un minimo di sensibilità si pongono è: la pena è davvero commisurata al reato? Purtroppo nel passato neanche troppo lontano della storia italiana ed europea le percosse contro una donna e la sua uccisione sono sempre state considerate una colpa non gravissima. Non vorremmo concludere che la mentalità è rimasta intatta.
La seconda domanda è: in questo Paese c’è certezza o incertezza della pena? Allo stato dei fatti, sembrerebbe che i colpevoli possano dopo un tempo risibile o anche prima, perché poco ci si cura della loro pericolosità sociale, girare fra noi. Occorre prendere parola e capire perché a una persona così pericolosa, come Antonio Palleschi, lui sì che aveva precedenti, era consentito esprimere liberamente la sua aggressività. La paura è una reazione del tutto naturale, ma s’ingigantisce inutilmente se non ci si fida della prevenzione e ci si dimentica anche che purtroppo la maggior parte delle violenze avviene nel “rassicurante” clima familiare.
Occorre riunirsi non solo sporadicamente per esprimere pubblicamente dolore e condanna ma incontrarsi costantemente per formulare proposte, rafforzare la rete delle relazioni, migliorare le informazioni per arricchire il nostro territorio di risorse, di luoghi di ascolto ed accoglienza. Molti di noi lo stanno già facendo in questa provincia: nei Pronto Soccorso, nei Consultori, nei Centri antiviolenza, nelle Case rifugio, nelle Caserme dei Carabinieri o nelle Stazioni di Polizia, ma molto dobbiamo ancora fare perché tutti e soprattutto i più giovani, vedano chiaramente che non c’è complicità, che le istituzioni sono presenti e che il concetto di comunità esiste ancora.
Nella riunione alla Provincia abbiamo ragionato su molte proposte e tante sono state le perplessità sul recente Decreto Legislativo che fra le altre cose depenalizza il reato di stalking.
{tab=Contro una è contro tutte}
Occorre esprimere in modo inequivocabile che ogni gesto compiuto in modo così atroce contro una donna è contro tutte le donne, ed è contrario a qualsiasi forma di umana convivenza. Questo territorio ha subito settanta anni fa, una violenza di genere che con la guerra aveva poco a che vedere, “le marocchinate”, violenza contro le donne compiute da quelli che dovevano essere i liberatori. Le donne allora hanno in gran parte preferito tacere, per riprendere un corso normale dell’esistenza.
Restare in silenzio oggi, dopo settanta anni e dopo il femminismo, sarebbe davvero una sconfitta. A distanza di più di quarant’anni, il cosiddetto femminicidio o, se non piace il termine, potremmo dire omicidio di genere, fa riflettere suo fatto che le donne eredi di un femminismo spesso accusato di violenza verbale e comportamentale contro gli uomini assumono nell’immaginario collettivo le sole vesti di potenziali vittime di un’aggressività quasi del tutto maschile.
Nel mondo del lavoro, la violenza è ancora più stridente. Negli anni Cinquanta, fu considerata una tappa fondamentale la legge di tutela della lavoratrice madre, con la proibizione di licenziamento delle donne sposate e la proibizione quindi delle dimissioni in bianco; oggi, la fame di lavoro e di autonomia spinge ad accettare quello che precedenti lotte avevano cancellato. Ci si impegna a licenziarsi se si ha la sfortuna d’innamorarsi o di avere un figlio.
Poco tempo fa, come Referente Rettorale Pari Opportunità, dell’Università di Cassino e Lazio Meridionale, avevo chiesto di appendere nell’atrio di Campus Folcara, una maglietta con il volto di Gilberta Palleschi e nel retro, la frase: Rompiamo il silenzio. La maglietta mi era stata donata durante una manifestazione tenuta a Sora, il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza alle donne. Molto tempo era già passato, ma tutti e tutte speravamo. Ora che la speranza è svanita, per non farla morire inutilmente, chiediamo di esprimere l’indignazione di oggi e l’impegno per il futuro.
{tab=Luoghi della memoria}
Condividendo quanto è stato proposto da una giornalista in un incontro recentissimo, sarebbe un segno di riconoscenza intestarle uno dei beni sottratti alla camorra, perché sia, come ha scritto Leonardo Sciascia, “a futura memoria”. Sappiamo che i beni sequestrati hanno bisogno talvolta di manutenzione e restauri e non intendiamo con questa proposta dirottare altrove i finanziamenti destinati ai Centri antiviolenza che sono sempre così esigui. E’ però importante che un bene sottratto alla criminalità sia intestato a Gilberta Palleschi come alle altre vittime di genere, perché di legalità tradita si tratta, e anche di dire no all’omertà, che in questo caso sarebbe dimenticare in fretta. Così come ammiriamo i monumenti, le piazze, le strade intitolate a persone che hanno lasciato un segno, così dovremmo indicare alle future generazioni che anche loro sono da additare come esempi di un male da sconfiggere. Le tante manifestazioni con le scarpe rosse sono efficaci, ma poi le scarpe vengono rimosse, mentre noi chiediamo luoghi della memoria, che restino nell’immaginario collettivo. Il 2015 inizia con una targa in onore e memoria delle donne vittime di violenza che verrà scoperta il 10 gennaio presso il Parco di Santa Chiara; chi la guarderà in futuro rivolgerà un pensiero, chi non sa, chiederà.
Per questo chiediamo alla società civile, alle Amministrazioni pubbliche, al terzo settore di rafforzare la rete delle relazioni per costruire comunità solidali, non violente, capaci di conservare la memoria, ma soprattutto di generare modelli di convivenza e di coesione sociale.
Chiediamo alla stampa che ha il compito di seguire la cronaca e meno di parlare di fatti accaduto da tempo, di aiutarci a non dimenticare perché oggi tutto viene triturato con grande velocità.
Chiediamo anche di sorvegliare il linguaggio perché non si legga più che chi ha ucciso lo ha fatto in preda al raptus, di follia o d’amore poco importa. E’ singolare che chi ha un raptus riesca subito dopo a cancellare le tracce, a costruirsi un alibi, a cercare insieme ai familiari magari il corpo della persona che ha ucciso.
Chiediamo alle scuole medie e superiori, evitando ciò che può turbare gli studenti ancora minorenni, di lavorare con i ragazzi e le ragazze nei modi e con i linguaggi che anche loro indicheranno, perché la possibilità di esprimere le emozioni, di coltivare i sentimenti e di riflettere su quanto sta avvenendo è la base per costruire relazioni positive tra i giovani cittadini di questo territorio ma soprattutto, è il necessario sostegno ed aiuto per tutta la comunità affinché possa guardare con fiducia verso il futuro.
Fiorenza Taricone
Consigliera parità provinciale
Referente Rettorale Università di Cassino e Lazio Meridionale
Tutti coloro che intendono aderire all’Appello, commentarlo, dare suggerimenti o formulare proposte concrete, sono invitati a comunicarlo anche per email al seguente indirizzo: pariopportunita@provincia.fr.it
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