di Ignazio Mazzoli – “Il lavoro che non c’è più” non è la constatazione ovvia di quanto sta avvenendo, ma il titolo di una iniziativa nuova della Cgli frusinate. Nuova e interessante per aiutare a capire quanto valgono questo territorio e le sue energie umane.
“Il lavoro che non c’è più” sarà l’occasione per un incontro che si svolgerà a Frosinone a Piazza Don Carlo Cervini (sulla in via Aldo Moro) dal 15 al 19 dicembre 2014 dalle ore 9 alle 18 di ogni giorno.
Dov’è la novità? Nell’allestire uno stand espositivo delle produzioni industriali dismesse nella nostra provincia nel settore chimico manifatturiero. Alcune decisamente straordinarie per tecnologie e qualità. La Filctem CGIL di Frosinone intende illustrare come la crisi, partita dal 2008, ha portato alla chiusura di importanti realtà industriali storiche come la Videocon, Marangoni, Siap man made, Area Industrie Ceramiche, Medit, Tris, Geymonat, Hantesman, con una perdita di 2500 posti di lavoro più l’indotto, solo in questo specifico settore industriale. I prodotti che saranno esposti sono quanto di meglio l’industria provinciale ha saputo mettere in campo; vedendoli materialmente ci si deve rendere conto di quale patrimonio di conoscenze tecniche e professionali il territorio è capace di esprimere.
Si vuole aiutare gli osservatori, chi deve decidere e chi vuole investire a riprendere coscienza come ripartendo dal lavoro e soprattutto dall’industria, rimane l’unica via per uscire dalla crisi, sapendo valorizzare il ruolo del manifatturiero che oggi continua a perdere terreno. Perché Non è più sopportabile rimanere spettatori di un declino che impoverisce ogni giorno sempre più i lavoratori le famiglie con tutte le conseguenze per l’economia provinciale; bisogna riprendere coscienza che senza industria non c’è sviluppo, senza investimenti non c’è futuro.
Parteciperanno a questo originale sit-in delegazioni di lavoratori delle aziende chiuse, durante i cinque giorni di iniziativa, per illustrare i prodotti i processi di lavorazioni, raccontando le storie di un lavoro che non c’è più per colpa della crisi e non per colpa loro.
Di fronte alla disoccupazione si fanno tante, troppe chiacchiere e pochi investimenti. Il record storico della disoccupazione, 115mila nella sola provincia di Frosinone. Questo il messaggio che si vuole dare dimostrando che cosa il lavoro di questa realtà sa concretamente fare, Qualità ed eccellenza. I dati sul record storico della disoccupazione diffusi oggi dall’Istat testimoniano il fallimento completo delle politiche economiche di questi anni e del presunto rilancio.
Il tasso di disoccupazione nel Paese si attesta ad ottobre al 13,2%. Mai si sera raggiunto un livello così elevato dal 1977. La disoccupazione giovanile ha raggiunto addirittura il 43,3%. Uno scenario devastante. Ora, se a questi dati aggiungete almeno un 3% in più, si otterrà la fotografia della realtà della provincia di Frosinone: nel Lazio un disoccupato su tre è ciociaro.
L’aumento della disoccupazione, infatti, non farà altro che accrescere la già profonda contrazione del potere di acquisto delle famiglie in provincia, che dal 2008 ad oggi ha raggiunto quota -13,4%, con una previsione di ulteriore aggravamento nel 2015, quando rischia di raggiungere il -15%. Il Natale 2014 lo confremerà come stima l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che prevede una contrazione del -6,2%.
Così si alimenta la caduta di molte famiglie nella sfera della povertà, la caduta delle attività lavorative e l’aumento della disoccupazione.
Le parole e gli annunci non sono più sufficienti. Non basta infondere ottimismo. Servono fatti e sforzi concreti. Servono investimenti per la ripresa, ma soprattutto serve un “piano straordinario per il lavoro”. Politiche industriali di respiro strategico che possano riavviare lo sviluppo provinciale perché senza di esse rischiamo di compromettere le iniziative Regionali e lo stesso Accordo di Programma del SLL Fr/An: il cavallo non beve pur essendoci disponibilità, ed è appunto quanto sta accadendo.
«Tutte le risorse disponibili per il territorio e/o che saranno reperite nel prossimo futuro, a cominciare con l’utilizzo dei fondi europei, – dice la Cgil – andranno impiegate in opere di rilancio, a partire da:
– investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (in primo luogo per quanto riguarda le rete a banda larga, che vede la nostra Provincia a livelli ancora arretratissimi, per non dire “primitivi”), per far ripartire ‘il nuovo manifatturiero’;
– un serio programma per l’incentivazione e lo sviluppo del turismo, che sappia valorizzare l’inestimabile patrimonio di cui la nostra Provincia dispone;
Il recupero della Valle del Sacco e la creazione dei Parchi dei monti Ernici e Lepini, sono decisivi per riqualificare il territorio e manifestare così lo splendore paesaggistico quale motore dello sviluppo di quelle microeconomie locali e turistiche.»
Tutto il resto è chiacchiera.
9 dicembre 2014
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