Diga per acqua pubblica

Diga per acqua pubblicadi Ignazio Mazzoli – «Caro amico mio… Tu adesso mi dirai, ma in tutto questo io che centro? Non centri niente ma almeno concedimi questo sfogo.»
E’ la conclusione di un’amara lettera che narra di una delusione. Amorosa? Una delusione c’è e sicuramente amara, ma si tratta soprattutto di uno sfogo di rabbia che ora appare impotente. Non ha nulla a che fare con l’amore.
La frase riportata all’inizio è la conclusione di una lettera che un cittadino di Ceccano invia a un amico per comunicargli se ancora non lo sapesse quanto siano diventate gravose ulteriormente le bollette per i consumi dell’acqua inviate da Acea.
Il cittadino-utente di Ceccano così di lei scrive, «continua imperterrita non solo a confermare il metodo di calcolo utilizzato nella bolletta di agosto, ma addirittura nella bolletta, che andremo a pagare il 3 dicembre, troveremo nuovi aumenti sulle aliquote dell’ordine 30% e 11%. Questi aumenti sono stati deliberati nella riunione del 14 luglio u.s. Ma non finisce qui perché ci sono aumenti sullo scarico in fogna e sulla depurazione del 50%. E ancora voci di conguagli che non si riescono a capire. Per farla breve sulla mia bolletta a fronte di un consumo di 89 m3 di acqua debbo pagare 490 €, che rapportandolo a m3 ci costa 490/89= 5,50 € a metro cubo. Un’esagerazione!»
E conclude con una sconsolata domanda: «Ti sembra normale che in questo paese non ci siano persone responsabili alle quali poter fare queste domande e avere nel contempo risposte e rimedi adeguati? Dobbiamo pagare e basta. Non esiste una struttura politica alla quale rivolgerti? E’ assurdo che un metro cubo di acqua debba costare tanto!»
A chi rivolgersi? Questa ci sembra la domanda che merita la nostra considerazione. Ceccano è stata una delle città in cui per primi i cittadini hanno preso l’iniziativa di contestare queste bollette esose e vessatorie. Su questo fronte si sono impegnate associazioni diverse a partire dalla Federconsumatori. Che hanno fatto e che stanno facendo? Hanno ricordato che siamo di fronte ad una recidiva, perché già la Segreteria Tecnica della Provincia aveva richiesto nel 2008 somme analoghe che furono contestate e respinte dal COVIRI (organo nato per garantire l’efficienza degli impianti per la gestione dei servizi idrici e la salvaguardia delle risorse idriche nel territorio nazionale). Hanno riconfermato che le richieste di conguaglio sono illegittime perché cadute in prescrizione. La linea “di buon senso” della Federconsumatori e di altre associazioni sta facendo contestare le bollette e pagare le somme epurate dai costi impropri eccedenti il reale consumo con opportune e legittime metodologie messe a punto. “Buon senso” perché? Esistono alle altre due scelte: non pagare e contestare, pagare e contestare chiedendo poi il rimborso. Al momento si è in attesa di conoscere il parere del Garante Regionale del Servizio Idrico Integrato con sede in Roma a via del Tintoretto, al quale sono state già inviate le copie delle numerose contestazioni raccolte dall’utenza di ACEA ATO5.
Detto questo, però non ci sfugge che nella lettera (che per comodità) di Ceccano c’è qualcosa d’altro.
C’è una precisa richiesta agli organi istituzionali a partire da Comuni che hanno partecipato alla decisione nell’Ato5 e che sono parimenti responsabili dei costi insostenibili che oggi si vogliono far gravare di nuovo sull’utenza. Infatti, cari utenti noi dovremmo pagare attraverso queste esose bollette somme che Ato5, ente di nomina delle istituzioni comunali e dei partiti, avrebbe dovuto accantonare e non ha fatto. Eh già! I settantacinque milioni e rotti che dovrebbero uscire dalle nostre tasche sicuramente li abbiamo già pagati e non sono stati accantonati.
Non ci può trincerare dietro deliberazioni e sentenze già prese poi dicendo a mezza bocca che non si può tornare indietro. Come? Se si è sbagliato, si può e si deve tornare indietro. Non farlo sarebbe delittuoso.
Qui devono mettere al servizio degli utenti tutto il loro peso le grandi organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. Non basta più organizzare con gli uffici legali le contestazioni, bisogna creare forti movimenti di protesta che nel concreto avviino quelle iniziative di “Politiche sociali” in ogni comune di cui i sindacati vanno oggi molto fieri per averle decise. Per attuarle non bastano le email ai signori sindaci. Occerrono presenze di cittadini e delegazioni e pressioni perché i costi ingiusti e iniqui non gravino su chi non li deve pagare e non li può pagare.

10 novembre 2014

(La lettera originale firmata è conservata in redazione)

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