Marinaleda 350-260di Ivano Alteri – “Davanti alla legge prometto e mi riprometto di lottare con tutte le mie forze per sovvertire il sistema di produzione capitalistico”. Sono state queste le parole pronunciate nel 2008 da Juan Manuel Sánchez Gordillo, in occasione del suo primo discorso da membro del Parlamento Andaluso, sua ultima tappa. Ma Sánchez Gordillo, molto prima di essere parlamentare andaluso è stato sindacalista dei lavoratori agricoli negli anni Settanta, e con essi nel 1979 ha avviato nella sua città un esperimento politico di successo, che dura ancora; preservando, allora, la sua gente dalla miseria, ed oggi preservandola dalla crisi e dal disfacimento sociale, che invece attanaglia tutto il resto della Spagna e dell’Europa.

In quell’anno, è stato eletto per la prima volta sindaco di Marinaleda, un paesino di 2700 abitanti del sud spagnolo, in Andalusia. Marinaleda era un piccolo villaggio costituitosi con l’aggregazione progressiva di lavoratori giornalieri della terra, i “jornaleros”, che lavoravano per i grandi latifondisti e che lì si accampavano. È così il luogo di una lunga tradizione di lotte che, attraversando i secoli, ha condotto fino a quelle della seconda metà del Novecento, negli anni Settanta, con protagonista proprio Sànchez Gordiglio. Con lui a guidarli, i “jornaleros” hanno dato vita a battaglie sociali di tale impatto che sono passati dall’occupare i terreni incolti dei latifondisti, al riceverne in dono da essi stessi.

Da allora, il sindaco, il suo partito Izquierda Unida (Sinistra Unita) e i cittadini hanno adottato, discutendo e decidendo collettivamente, un modello economico che sostituisce la “collaborazione” alla “competizione”, con risultati, diremmo, eccellenti quanto ovvi. Per dire: ci si può costruire una casa di 100 m2 con 15 euro di anticipo (15, non 15.000!) e pagare un canone mensile di altrettanti 15 euro, senza cadere vittime della speculazione finanziaria delle banche o di quella edilizia dei costruttori; si può avere una mensa per 12 euro mensili e una piscina pubblica a 3 euro per tutta la stagione; una disoccupazione allo zero per cento (0%), con lavoro garantito anche nei momenti di difficoltà, lavorando meno e lavorando tutti; una paga giornaliera di 47 euro, uguale per tutte le mansioni, con 35 ore settimanali di lavoroMarinaleda e una paga mensile di 1100 euro. Come? Con una organizzazione sociale solidaristica, inclusiva, democratica, ampiamente partecipata; dove le decisioni vengono prese in una trentina di assemblee pubbliche l’anno (circa due al mese); dove i consiglieri comunali e il sindaco non percepiscono alcun compenso. Tanto ben funzionante che, pensate, in una di quelle assemblee hanno deciso di poter fare a meno di un corpo di polizia, non essendoci delinquenza. Ma anche organizzando le “domeniche rosse”, per tenere collettivamente in ordine la città e il suo territorio… Il simbolo del paese è una colomba con la scritta “Marinaleda-un’otopia verso la pace”.

Questa è l’opera politica di Juan Manuel Sánchez Gordillo; che, non possiamo dimenticare di dire, appena eletto parlamentare ha deciso di devolvere l’intero suo stipendio alla comunità di Marinaleda. E allora, quasi quasi verrebbe voglia di farsi promotori di un bel viaggio di studio per apprenderne i segreti, per scoprire come funziona, per imparare come si fa. Per capire, insomma, cosa significhi fare Politica. Possibilmente senza portarci dietro i giocolieri della politica nostrana, che potrebbero guastare l’ambiente, loro e gli immancabili questuanti al seguito.

(Fonti: La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Wikipedia)

Frosinone 10 novembre 2014

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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