di Antonella
Necci – Parafrasando la famosa canzone di Liza Minnelli “New York,New York”, quasi si potrebbe dire, senza timore, che “se il cambiamento riesce qui, può riuscire ovunque”.
Perché se il famoso venticello del rinnovamento, del cambiamento dell’epoca post-Fiorito poteva aver luogo, questo luogo doveva essere il Congresso del Partito Democratico, tenutosi domenica 26 Ottobre nei locali di casa Barnakow ad Anagni.
Ringraziando Peppe Russo per l’immediato post facebook che ha avuto la bontà di pubblicare con solerzia, la mia bislacca attenzione si é immeritatamente soffermata sull’esiguo pubblico presente in sala. Che poi proprio “sala” sembra un parolone. Chiamiamolo locale, con un tavolo e una quarantina di sedie. Ma quanti sono gli iscritti al PD di Anagni? Verrebbe da dire, guardando le foto, quattro gatti. E meno male che c’erano pure Sara Battisti e Mauro Buschini a fare numero, insieme a Roberto Cicconi e Giuseppe De Luca, come forze dell’opposizione regolarmente invitate.
Ma l’opposizione é stata buona buona ad ascoltare, e non poteva essere altrimenti vista la garbatezza dei suoi due esponenti, mentre i borbottii, i malumori, gli abbandoni della “sala” prima della votazione, l’unico voto a sfavore sono giunti proprio da alcuni tesserati PD, presenti in “sala”.
Ma come? Mi sono chiesta. Erano presenti, tesserati, verosimilmente allineati con le direttive PD, pronti a tutto pur di cambiare rotta, e si lamentavano?
Votano a sfavore?
Ma leggendo meglio il comunicato stampa, si può comprendere il perché di questi malumori. Una sola lista presentata garantisce la vittoria, secondo i più conclamati criteri logici.
La domanda quindi fuoriesce spontaneamente: Che valore può avere un Segretario PD della città di Anagni senza che la sua elezione sia passata attraverso la accesa discussione di più forze in gioco? Senza un confronto politico adeguato questo segretario, che corrisponde al nome di Francesco Sordo, si troverà a fare i conti con una minoranza recalcitrante, contestatrice, fastidiosamente polemica.
E non si può nemmeno scuotere la testa ed alzare le spalle facendo finta di nulla, perché i giorni dell’indifferenza politica, del menefreghismo nei confronti del prossimo che tanto non ha i numeri per controbattere sono, sfortunatamente per gli indifferenti in questione, agli sgoccioli. Sono anche gli ultimi colpi di coda del Berlusconismo sul viale del tramonto.
E dunque davvero, o si cambia rotta o non ce ne sarà più per nessuno, che tradotto in termini tecnici “O ci si avvicina alla montagna, o la montagna sarà persa per sempre”.
A nulla, poi, valgono le scelte giovaniliste del Direttivo, con qualche nome portato per tradizione verso la sua sinistra, perché chi ad Anagni ci é nato e ci vive sa, meglio di me sicuramente, che il PD anagnino é sinonimo ormai di Partito Democristiano. E la poca, bistrattata minoranza sinistroide, ancora una volta, deve rosicare per ottenere qualcosa. Tale e quale alla medesima minoranza del PD nazionale. Ma saranno pure Interisti?
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