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corteo 250ttobre 350-260clicca sull’immagine per ingrandirlaIvano Alteri intervista Ignazio Mazzoli – E’ un periodo di fermento politico che potrebbe determinare le linee guida dei prossimi decenni. Nella politica nazionale e locale avvengono con frequenza rimescolamenti, dentro i partiti e fra i partiti. Se si guarda meno distrattamente, ovunque, si osserva una decisa “referenzialità” del ceto politico, ormai quasi completamente genuflesso al potere economico, tal ché l’interesse generale del Paese e del territorio rimane drammaticamente escluso, come nel caso delle recenti elezioni provinciali di secondo livello e come si ricava anche da una vicenda piuttosto piccola ma che la nostra Antonella Necci puntualmente non ha voluto trascurare (inserendo così 1e3.it fra i pochissimi che ne hanno parlato): l’ingresso di LeD nel PD, annunciato anche qui nella nostra provincia. Di fronte al processo di svuotamento democratico del Paese, mentre proliferano partiti personali e padronali, unoetre.it sta cercando di dar conto di quanto accade con una propria riflessione e raccogliendo contributi esterni. Ne abbiamo parlato col direttore, Ignazio Mazzoli, per fare il punto della situazione e prospettare le linee editoriali future.

 

 Art.1 Costituzione italiana 350 260Ignazio, nei giorni scorsi sul giornale c’era un’intervista a Luciano Canfora, già pubblicata da controlacrisi.org a cura di Vittorio Bonanni, dal titolo che non lascia spazi all’equivoco: “Urge ricominciare dalla battaglia culturale”. È un invito alla sinistra a riprendere in mano gli strumenti di riflessione e di lotta che l’hanno vista coinvolgere milioni di persone e con esse conseguire conquiste sociali storiche. Cominciamo da qui?
Sì l’intenzione di produrre gli anticorpi necessari a combattere tale patologia liberticida è l’obiettivo di unoetre.it. C’è una questione italianissima, non scompare l’eredità culturale della sinistra italiana e del movimento operaio nonostante l’indefessa opera di cancellazione in atto dal 1994.  Questa eredità ricompare, in ogni dove, dai diritti del lavoro alla qualità di quelli civili. Quella cultura costruì i pilastri giuridici della nostra convivenza civile e insieme con essi costruì se stessa. I gruppi dirigenti che hanno guidato la sinistra dalla fine del Novecento a oggi hanno colpevolmente abbandonato questa via, senza avere ben chiaro quale dovesse essere l’alternativa. Così ci si è genuflessi al “capitale”.

Non ti preoccupa essere accusato di vivere di nostalgie? Ormai è un riflesso condizionato: non appena si avvia un ragionamento che non sia uno slogan, subito si estrae dalla “fondina” quell’accusa…
Lasciamo stare le nostalgie. Io 71enne debbo vivere oggi e così voglio; non vivo ricordando i miei trent’anni. Vivo se affronto i problemi di oggi con i mezzi di oggi, con i nuovi cittadini di oggi, che tante ricche novità portano con sé; quindi non sta da questa parte il grammofono a manovella. La battaglia culturale è strumento permanente, al quale rinunciano solo gli stolti. Tuttavia non basta ricordare. Oggi bisogna saper dare speranze certe. E’ più facile dirlo dopo il 25 ottobre che ha mostrato uno straordinario colpo di reni dei lavoratori, dei giovani e di tutti i cittadini che credono nel diritto di avere diritti. Battaglia culturale e lotte per i diritti, difendendo la nostra Costituzione che li assicura, sono intreccio indispensabile e indissolubile, altrimenti è solo una bella lezione di storia. Occorre una cultura delle azioni e dei perché si compiono.

A volte si ha l’impressione che in Italia si concentrino tutte le contraddizioni del mondo, che sembra abbiano scelto proprio questo luogo per combattere le proprie battaglie…
Anch’io m’interrogo: ma non c’è forse una lettura un po’ particolare, se non strumentale, di ciò che avviene in questo nostro Paese? Perché tutta quest’attenzione intorno all’Italia, che si traduce sistematicamente in enfatici sostegni a chiunque, per ultimo Renzi, purché non provenga dalla cultura della sinistra del ‘900? Pure Mussolini ce lo invidiavano nel mondo.

Quali strumenti ha a disposizione il Lavoro, perché non sia condannato fatalmente alla sconfitta? Uno può essere il Pd di Renzi?
Per lottare a fianco dei lavoratori e dei più deboli occorrono gli strumenti più adatti. Il PD non lo è. Un partito dal conformismo paludoso, come lo chiama Bersani. E in ogni caso non è il partito della rappresentanza politica dei lavoratori. Si può essere e si deve esser partito dei diritti civili, ma in mezzo a questa crisi, se non si è innanzitutto partito che affronta e risolve i problemi del lavoro, dei suoi diritti, partendo dall’affermazione che il lavoro non è una merce che si scambia senza garanzia, tutto il resto, per quanto importante, diventa aleatorio e mistificatorio: una finta di libertà per tutti, che perpetua i veri privilegi di pochi.

Perché questa fascinazione che attira verso il centro?
A proposito di battaglia culturale con cui hai avviato questa conversazione, vorrei ricordare un bel libro del 2007, prima di tutto interessante, della giornalista di origine canadese Naomi Klein: “Shock Economy” (sottotitolo “L’ascesa del capitalismo dei disastri”). Si può leggere una serrata e documentata testimonianza di come si determinino gli stati di emergenza (lo shock) per poi imporre le soluzioni normative e giuridiche che si preferiscono. Esattamente questo ricatto stiamo subendo e gli autori sono ormai noti. Esso postula due esigenze: maggioranze di larghe intese e partiti interclassisti. Il lavoro non deve avere rappresentanza politica autonoma. Questo groviglio è il centro verso cui si accorre. Nel paese di Machiavelli e Gramsci, tuttavia, la vedo un po’ dura. Qui ci si scontra con il patrimonio culturale già richiamato. Non penso proprio che qui in Italia sarà così facile come affondare il coltello nel burro del ricatto “o ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”. Mai due sole scelte; ci sono sempre altre strade o se si preferisce una terza via. Il 25 si è visto che il burro non c’è, se si continuerà a lottare nelle forme e nei modi più opportuni. Mai più deficit di movimento.

non e un paese per giovani 200Però il Pd di Renzi sembra attrarre pezzi di sinistra che fino a ieri sembravano aver imbracciato la bandiera del lavoro…
Per la ragione che ho appena descritto. Non si vede la prospettiva. Nessuno può colpevolizzare chi cambia opinione. Ognuno di noi entra ed esce da qualcosa quando e come gli pare. Per un uomo pubblico che si ritiene depositario di un mandato elettorale, c’è però un passaggio che non può essere saltato: deve dire il perché delle sue scelte in maniera chiara e convincente. Essere credibile è un dovere che abbiamo tutti; senza alzare le spallucce, come a dire che sono fatti di chi non capisce e non si convince. Altrimenti si autorizza l’osservatore a scrivere, come succede sui social network, “si stanno comprando il posto per la prossima legislatura”.

É un fenomeno che ha toccato anche la nostra provincia, col parlamentare Nazzareno Pilozzi, eletto con Sel, ora passato a LeD, quella sorta di anticamera del Pd.
Non so cosa si aspettano i neo-democratici in questa provincia. Amicizia e condivisione di valutazioni mi hanno legato a Nazzareno Pilozzi, ho apprezzato la direzione che ha impresso al suo partito sul territorio provinciale, dandogli un volto fra i lavoratori e mettendolo a disposizione delle loro esigenze. Ho anche ammirato come ha affrontato la sua prima esperienza parlamentare, quando in aula è intervenuto su temi importanti, e non semplici, come quelli costituzionali. Non afferro francamente questa scelta che vuole compiere. Che cosa può aspettarsi dal PD ciociaro, che è invece desinato a rinverdire i fasti democristiani, come le ultime alleanze dimostrano? In ogni caso questa vicenda m’interessa come sintomo del male vero: la corsa al centro per impedire la rappresentanza politica del lavoro.

Forse intende fare la “mosca cocchiera” della sinistra di quel partito?
Non so. Forse. Intanto, da quando ha annunciato le sue intenzioni, non gli abbiamo più sentito pronunciare interventi sulle questioni dell’occupazione, nonostante l’aggravarsi della crisi e l’impasse che colpisce quella che è anche una sua creatura, “l’Accordo di Programma Anagni-Frosinone”. Poi, sarà travolto anche lui nel vortice elettoralistico, come negli epici duelli De Angelis-Scalia, o se non si rassegnerà a programmare passerelle che lo facciamo apparire diverso dagli altri, senza però incidere sulla natura del partito in cui intende impegnarsi? É una pia illusione pensare di entrare nel PD per cambiarlo! Un partito che non si cura di perdere in pochi mesi 400000 iscritti può, sì, accogliere tutti, ma la domanda è: quei tutti che ci vanno a fare? Quante donne e quanti uomini di buona volontà ha fagocitato il PD ciociaro! Difficile contarli. Si sono salvati dalla delusione e dal discredito solo quelli che non sono mai entrati in quel partito.

Allora hanno ragione i critici, a pensare che sia una tattica “poltronista”?
Anche quella di stare col più forte per sentirsi sicuri, è una tragica illusione. Credo che non debbano far paura i piccoli numeri, se da essi si parte per conquistare coscienze e militanti. Mi fa paura solo se ci si stanca di questa fatica. Perché col più forte? Il problema vero è sapere come unire quella terribile frammentazione a sinistra del PD. Da questa ricerca forse si dovrebbe ripartire, sapendo che, se condotta a compimento, si pescherebbe a piene mani in quell’area di astensioni che in Italia è diventata tanto grande da sfiorare il 50%; questa scelta ridarebbe fiducia, e avrebbe a sua disposizione forze fra le meglio preparate e attrezzate a condurre le battaglie per i lavoratori e i più deboli. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che l’oltre 40% che Renzi si attribuisce è il 40,8% della metà dell’elettorato italiano. E gli altri?

Il passaggio dal “Sol dell’Avvenire” al “Led”, come qualcuno ironizza, è la metafora del passaggio da un pensiero alto e collettivo, a uno striminzito e ridotto a misera ambizione personale…?
Beh sì, con le parole di Luciano Canfora, della stessa intervista che ricordavi tu prima: “…siamo in una realtà di partito unico articolato, diversificato al proprio interno ma sostanzialmente unico”. Il movimento operaio riuscì a essere un soggetto autonomo e fare una sua politica traducendola in opere, in carte costituzionali e conquiste sociali. Ora si è passati dalla Bolognina a Renzi. Abbiamo tutti sbagliato strada. Bisogna cambiare, altrimenti l’amputazione della democrazia sarà definitiva. Ci vuole una sinistra.

Frosinone 25 ottobre 2014

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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