La lenta locomotiva dopo aver attraversato, ponti traballanti e binari sgangherati era arrivata in Liguria.
Si viaggiava a un binario solo quando, nei pressi di una galleria il treno si dovette fermare nuovamente, per far passare un convoglio degli Americani che esaminava le condizioni della ferrovia. Ripartiti, un’ora dopo, arrivarono alla stazione di Genova. L’uomo seduto accanto al prete scese, e nella fretta lasciò al suo posto quel giornale svolazzante. Vanni guardandosi intorno, si accorse che il loro vagone si stava svuotando dei suoi passeggeri. Anche il contadino era sceso prima di Genova portando via con sé la gabbia dei pulcini, che nel frattempo erano un po’ cresciuti. Il fischio del capostazione era diventato la colonna sonora del lungo viaggio verso la felicità. Anche a Genova fischiò e Vanni, avrebbe finalmente raggiunto la sua meta.
L’ultimo tratto gli sembrò il più lungo. I tre, diventati oramai amici sapevano tutto uno dell’altro finendo tutte le conversazioni. Mangiarono insieme in silenzio e Vanni diede l’ultimo morso al duro panino. La frittata l’aveva mangiata durante la notte. Nel pomeriggio da lontano videro un paese sopra una collina. La guerra l’aveva ridotto in una montagna di macerie e polvere. La donna siciliana vedendolo gli ricordò il suo paese come lo aveva lasciato. I suoi occhi piansero delle lacrime che caddero sulla testa del figlio. Il prete porgendole un fazzoletto gli disse: «Su questo giornale c’e’ scritto, che tutti presto andremo a votare e anche tu lo potrai fare! Sono sicuro che vincerà la repubblica e quello che stai vedendo, non accadrà mai più!»
La donna, rassicurata si asciugò le lacrime e continuarono il loro percorso senza dirsi più una parola. Finalmente, increduli scesero alla stazione di Torino, stanchi, affamati e sporchi. Sapendo che non si sarebbero più incontrati, si salutarono, custodendo quei tre giorni nei loro cuori. Vanni, la sera, da una finestra a casa del fratello guardando verso sud, pensò al suo paese e alla sua famiglia. Ora di fronte a lui c’era una città nuova, forse… la sua isola felice.
“Nulla è più difficile che condurre un uomo alla propria felicità” Hannah Arendt
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