treno-vapore campagna 350-260

Il treno delle castagne loc. S. Ruffillo 350-260Tutto cominciò nella primavera del 1946 alla stazione Termini di Roma…
Al sedicenne Vanni gli batteva il cuore dall’emozione, quando il capo treno fischiò annunciando: «Signori in carrozza…si parte!»
Non solo il suo cuore era impazzito ma anche la moltitudine di gente che si apprestava a occupare i posti, trascinandolo fin dentro il vagone, trovandosi in un lampo seduto sul sedile di legno.
Stretto tra, una donna che teneva sulle ginocchia un bambino, e un anziano prete, Vanni, osservava ammutolito la calca umana dai dialetti incomprensibili tra di loro; che nel frattempo si stava sempre più riempiendo dentro il lungo vagone. Le sue mani, sudate, paralizzate e dolenti tenevano forte per paura di perderla, una valigetta di cartone verde petrolio ereditata dal padre. Quella valigetta era servita al genitore per recarsi in America a lavorare. Tornato durante la guerra, non riusciva più a mantenere la numerosa famiglia. Ora toccava a Vanni trovare una vera occupazione. I suoi primi lavori furono: nei campi e ha secondo delle stagioni raccoglieva con la famiglia, olive o uva. Prima ancora fu una staffetta dei partigiani rischiando molte volte la vita. Fino a allora, non aveva avuto il tempo di essere un bambino, prese dunque questo viaggio come un gioco. Un gioco emozionante, come un film visto all’oratorio. Un gioco che sarebbe diventato un sogno, che lo avrebbe portato verso la felicità come tanti su quel treno.
Nel frattempo il “serpente elettrico” era partito da tre ore e non era neanche a metà strada. Si era fermato tutte le volte che incontravano una stazione o per i lavori in corso della ferrovia. In quell’occasione la gente scendeva per bere e lavarsi nelle fontanelle delle stazioni.
Al calare della sera, nel vagone si spensero le luci. Il piccolo popolo dai dialetti incomprensibili che si era man mano formato in quel salire e scendere, si azzittì di colpo, compreso il pigolare dei pulcini dentro la gabbia del contadino, seduto in fondo alla carrozza.
Il dondolio lento del treno fece addormentare quasi tutti. Vanni, approfittò di quella spalla materna seduta accanto a lui, appoggiandosi a lei si assopì. Solo a quel punto allentò la presa della valigia.

Di Loredana Ferri

Scrittrice di racconti. Di Ivrea, collabora con UNOeTRE.it dall'anno 2013. Di sè dice: Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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