caution 350

caution 350di Nadeia De Gasperis – Sin da quando ero piccola, una frase che ho sempre detestato era “togliamo le usanze”, perchè a pronunciarla, che fosse l’abbuono di un rito obbligato, la negazione di una consuetudine, tipo scambiarsi i doni, festeggiare una ricorrenza, insomma, a rompere i taciti accordi di reciprocità, a sollevarsi dall’incombenza, erano sempre le persone più egoiste e tirchie, che mai si erano tanto prodigate nel perpetrare la tradizione, spendendosi in manifestazioni di affetto o elargendo generosi doni.
Ecco dunque che qualcuno ha deciso di levare l’usanza di ricordare le tragedie che hanno segnato, con profonde fratture, della terra e dell’anima, la storia del Paese. Sarà lo stesso motivo che ha indotto La Maggioranza a starsene in silenzio nel giorno dell’anniversario della tragedia del Vajont.
Ma qui si gioca di anticipo. Per non incorrere nel rischio di creare precedenti, “togliamo le usanze” è stato candidamente sostituito con “non creiamone di nuove”.
Della stessa linea di rieducazione sarà stata la sacrificata scelta del premier, di non aver ancora visitato la città dell’Aquila, per esempio. “Il governo del fare” finta di niente.
Poi qualcuno deve aver realizzato che potrebbe funzionare ancora meglio “tragedia scaccia tragedia”, così alla vigilia di una importante tragica ricorrenza, o il giorno stesso, o il giorno dopo, si potrebbe inscenare un altro evento tragico. Eh, ma mica facile allestire lo scenario dell’orrido. Allora è stato escogitato un espediente, un decreto legge chiamato “Sblocca Italia” che dia il via libero alla cementificazione, accelerare, semplificare SEMPLIFICARE, accelerare, favorire, FAVORIRE, così, potrete star tranquilli, per ogni ricorrenza tragica, ci sarà una tragica “fatalità” a cancellare le tracce della precedente e rubare lo scenario. Una colata di fango, vi seppellirà tutti i brutti ricordi.
Bisogna rottamare la carcassa dei nostri mostri, le macerie di ricordi, suvvia, bisogna stare allegri, non possiamo mica rivangare il passato, il territorio è già così compromesso, che potremmo creare altri smottamenti, risvegliare le coscienze, ridestare dal torpore.

“… recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine…”
La maggioranza sta, la maggioranza sta,
Voi #statesereni.

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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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