di Giulia Bragalone – Il sovraffollamento nella Società di massa. Viviamo in un paese sempre più affollato, distratto, annebbiato dai fumogeni del caos.. del sovraffollamento, del licenziamento, della disoccupazione, della fame & della disperazione. Dal 900′ in poi, la nostra società anziché migliorare è andata man mano lacerandosi.. è aumentato il progresso dal punto di vista scientifico/tecnologico, ma sono venuti a mancare gli elementi, le fondamenta… per far crescere queste scoperte. Mondi Sommersi in fase di Emersione, ancora mezzi da scoprire. Siamo passati dalla lotta per il potere a quella per la sopravvivenza… dalla nascita della specie ad una popolazione vasta e diversificata, gli anni di studio aumentano… e con essi, aumentano a dismisura i costi per mandarli avanti, gli anni per ultimarli… mentre i lavori non fanno altro che diminuire, “scomparire” in un buco dell’ozono senza inizio né fine.
Il letterato De Roberto non sbagliava di un millimetro, dicendoci che le strade sono sempre più piene di passanti, i caffè pieni di consumatori, gli alberghi pieni di ospiti e via dicendo. Cercano di distrarci, di lobotomizzarci, di “strumentalizzarci” in ogni modo e misura, vogliono gestire le nostre menti e cercare di non farci spaziare verso Universi troppo distanti dalla realtà per non credere in un futuro migliore, facendoci credere invece, che il futuro sia inverosimile, il presente… mentre niente è per sempre… come il bene può tramutarsi in male, anche il male può trasformarsi in qualcosa di positivo… la disoccupazione in un lavoro, il deserto in un mare, le montagne in cascate prolifere di vita, i censimenti di petrolio in risorse naturali.
Siamo noi i padroni e complici del nostro destino, nessun altro può dirci cosa fare e dove andare, dirci quello che potrà realizzarsi e ciò che è impossibile… proprio perché, appunto, nulla è impossibile se si lotta contro i mezzi di distrazione di massa e si punta alla pura cultura, alla cura del nostro essere.. del nostro io interiore… se ci si basa sull’esistenzialismo, anziché sull’idealismo che mai potrà compararsi con i nostri canoni di realtà… al massimo potrà divenirne verosimile. Bisognerà rivoluzionare il nostro pensiero, indagare l’interiorità di ogni singolo individuo… “accantonare” almeno per un istante il concetto di massa e lavorare su se stessi, Rivoluzionare la nostra esistenza, espanderla ai nostri simili per poi migliorare/migliorarci a vicenda, creando un Mondo che non pensa col pensiero di massa, ma bensì, con la propria testa. Ognuno con i propri ideali da portare avanti, le proprie vicissitudini, basta col sovraffollamento globale.. ci vuole spazio!
“Libera, libera la mente prima che si liberi di te!!” –Tribù, Piero Pelù Descrizione: Società caratterizzate da un significativo ruolo delle masse nello svolgimento della vita politica e sociale, ma anche da una loro crescente omologazione, perdita di autonomia individuale, atomizzazione, conformismo, facilità di manipolazione ed eterodirezione. L’avvento della s. di m.* viene solitamente datato tra la fine del 19° sec. (già nel 1895 G. le Bon scriveva laPsicologia delle folle) e gli inizi del 20° e ha caratterizzato tutto il Novecento, parallelamente con l’affermarsi della società industriale, della produzione in serie e del mercato dei consumi di massa tipici di taylorismo e fordismo.
L’aumento demografico, l’urbanizzazione di massa, la diffusione della scolarità, l’estendersi del diritto di voto hanno completato il quadro, favorendo un ruolo più consapevole e una maggiore partecipazione politica delle masse (non a caso è questa l’epoca anche dei partiti di massa), ma parallelamente la crescente burocratizzazione e concentrazione del potere, sempre più impersonale, il ruolo sempre più forte di strutture e organizzazioni rispetto ai singoli hanno favorito una crisi dell’individuo e della sua autonomia e un suo graduale immergersi e omologarsi nella s. di m.*Tali processi hanno a loro volta creato un terreno favorevole al predominio di ristrette élite (J. Ortega y Gasset, C.W. Mills) e all’avvento di regimi totalitari (K. Mannheim), che G.L. Mosse ha legato alla «nazionalizzazione delle masse». L’uso dei moderni mezzi di comunicazione di massa – tipico l’esempio di quello fattone dal regime nazista e dal fascismo, dal cinema alla radio – ha costituito un’ulteriore importante componente di tale processo, come il ruolo crescente e pervasivo svolto dalla pubblicità nelle società democratiche nei decenni postbellici.
Massificazione ed eterodirezione dei comportamenti sono dunque avanzate ulteriormente nella seconda metà del 20° secolo. La stessa crescita economica e l’estendersi del mercato dei consumi di massa hanno fatto sì che alle differenze economiche e sociali abbia corrisposto una graduale omogeneizzazione di costumi, stili di vita e modelli culturali, delineando un nuovo tipo di s. di m.*, la società dei consumi. Parallelamente, la forza dei moderni mass-media, stampa e televisione in primo luogo, ha accresciuto le possibilità di manipolazione dell’opinione pubblica e dei comportamenti sociali. Molti studiosi hanno quindi individuato nelle s. di m. una dicotomia fra un «pubblico di élite», composto da gruppi dirigenti e avanguardie intellettuali, e un «pubblico di massa», ossia un insieme di persone dotate di un sistema di credenze cognitivamente povere ed emotivamente instabili, e pertanto esposte alle manipolazioni e alla eterodirezione delle élite. In questo senso, le teorie sulla s. di m. mettono in luce come taluni processi di modernizzazione tendano a costruire una società di «uguali» che, se da una parte poggia su una base estesa di democratizzazione, dall’altra – accrescendo le disuguaglianze in termini economici e di potere e alimentando dinamiche di omologazione e atomizzazione sociale – allontana le masse stesse dall’esercizio della sovranità e in qualche caso dalla stessa partecipazione politica.” La massa non può fare a meno di uomini capaci, ma gli uomini capaci le sono sempre di peso. “–Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)” La massa è un gregge docile che non può vivere senza un padrone. È talmente assetata di obbedienza da sottomettersi istintivamente a chiunque se ne proclami padrone. “–Sigmund Freud, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, 1921” Se l’obbedienza è il risultato dell’istinto delle masse, la rivolta è quello della loro riflessione. “–Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone, 1838.
Giulia Bragalone – 5ª B – Liceo Artistico A.G.Bragaglia
*s. di m. = società di massa
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