di Antonella Necci – Stefano Gavioli è finalmente arrivato, anzi per quel che ne so, è probabilmente già ripartito da Bruxelles. Ha lasciato la sua petizione accolto dai sorrisi e dalle parole ormai scontate e collaudate dei vari responsabili UE.
Ma mentre lui si godeva i meritati onori e la meritata gloria, la Commissione Lavoro del Senato italiano approvava, mai ne avevamo dubitato, la possibilità di licenziamento senza reintegro nel posto di lavoro. Resta solo da stabilire se la “cauzione” da pagare da parte del datore di lavoro, sarà forfaittaria o variante, secondo la tipologia del lavoro stesso. Resta in vigore, magra consolazione, la possibilità di reintegro solo per il licenziamento per motivi ideologici e tutto ciò che ne concerne.
Quindi mentre Gavioli chiedeva dignità per dare una seconda chance a coloro che secondo molti, giuridicamente non dovrebbero più esistere nel mondo del lavoro, o comunque dovrebbero essere sul viale del tramonto, e mentre la UE fingeva di dargli retta, ma segretamente plaudeva a quanto si stava decidendo nel Parlamento italiano, anche su istigazione di Draghi e della BCE. Insomma mentre Fausta Insognata Dumano era incontenibile per la felicità di vedere il suo amico Gavioli giungere a destinazione, nessuno, dico nessuno ha alzato la zampetta in parlamento per chiedere cosa accadrà agli ultra cinquantenni senza lavoro. E anche agli ultra sessantenni che volessero ancora lavorare, sentirsi utili, dare e ricevere qualcosa dall’umanità .
Gavioli! Stefano! Non so come dirtelo!
Secondo me, ma è solo un consiglio, eh!, dovresti ripartire per Bruxelles. Non subito, Gavioli. Ora goditi il risotto carnaroli con la zucca e anche i tortelli buoni che solo la mamma sa preparare, ma poi, una volta riprese le forze, organizzati per partire di nuovo. Magari non da solo. Da soli non si vince mai. Magari la nostra Fausta ti potrebbe aiutare ad organizzare una bella spedizione di ciclisti in corsa verso Bruxelles, lei lo farebbe pur di aiutarti, mentre tu non le hai ancora detto grazie da tele l’altra Mantova. Non si fa, eh?
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