salaprofessori 350 260

salaprofessori 350-260di Antonella Necci – Non è certo mia intenzione infastidirvi con una cronistoria di ciò che accade giornalmente in una comune scuola all’ombra “der Cupolone”, ma anche oggi, secondo giorno, i colleghi mi hanno stupito con gli effetti poco speciali delle loro osservazioni. Ma procediamo con ordine. L’incontro con le prime classi è stato più che positivo. Una generazione di ragazzi in gamba, aggiornata, organizzata, che sa cosa realmente serve nella vita e che è sempre pronta a darti consiglio appena glielo richiedi. In gamba, non c’è che dire, se non fosse per i genitori, ancora ancorati a concetti retrogradi. Non si possono scegliere i genitori che ci toccano in sorte. Sono fondamentalmente convinta, però, che i figli siano sempre meglio di loro.
Quello che tanti, troppi colleghi non comprendono è che lo scambio di cultura e civiltà tra docenti e discenti deve essere intenso e reciproco se si vuole costruire, oltre ad un modello di scuola ideale, anche un rapporto solido fondato sul rispetto reciproco.
I vecchi sistemi da Riforma Gentile che ancora resistono sia negli obsoleti comportamenti di gran parte del corpo docente come negli esigui compensi di esami di qualifica o di Maturità o in altre prestazioni ancora retribuite con l’adeguamento economico dalla lira all’euro secondo criteri in voga negli anni ’40, devono essere spazzati via senza nessuna remora. Come una fresca brezza che, in riva al mare, ti fa assaporare l’odore e lo sciabordio dell’acqua di mare, così il vento di rinnovamento dovrebbe portare alla luce lo scintillio di queste giovani menti, per non permettere mai che vengano incastrate nei meccanismi burocratici ed ipocriti dell’attuale società.
Così nel riflettere su come sarebbe stato positivo questo anno scolastico a contatto con alunni così simpatici e gagliardi mi sono incautamente spinta a trascorrere dieci minuti della mia esistenza scolastica nella sala- professori.
Non è mia abitudine farlo, ma poiché mi si rimprovera spesso una certa goffaggine nei rapporti umani, quest’anno ho stabilito di aprire i miei orizzonti e concedere qualche istante del mio tempo anche ad approfondire il rapporto umano con i colleghi, tanto per non sembrare troppo rigida e altezzosa.
Appena entrata c’era la collega che in genere si vanta dei propri tesori, siano essi figli fortemente aiutati negli studi o marito ben collocato economicamente, la quale stavolta si lagnava per una supplenza che avevano avuto l’affronto di chiederle. Nel suo ragionamento egoistico usciva fuori un conteggio orario squilibrato e alla fine sembrava che solo lei, seguace di Stakanov, avesse svolto 5 ore di servizio invece di 4, secondo l’orario ridotto di inizio anno scolastico.
Ma l’argomento più ambito, però, è subito risultato essere l’attribuzione del ruolo di coordinatore di classe. Figura giuridicamente assente, il coordinatore è stato un ruolo di gran prestigio in passato. Non tanto per la miserevole retribuzione quanto per i favori che se ne potevano ottenere sotto banco per opera della vicepresidenza se non della presidenza. Permessi senza giustifica o certificato, senza visita fiscale. Settimane bianche o cinesi, anche dopo essere stati ufficialmente nominati per gli esami di Maturità. Come abbiano fatto certi colleghi a partire per la Cina mentre avrebbero dovuto essere presenti nelle commissioni d’esame è un mistero che non sarà mai risolto. Come non si spiegano nemmeno certe nomine “di gruppo” nello stesso prestigioso istituto della capitale, sempre per i medesimi esami. Misteri su cui non ci interessa indagare.
Ma ormai tutti i ruoli presenti nella scuola si sono sviliti e non presentano più alcun vantaggio di sorta. Un’opera di puro e assoluto volontariato sta alla base del mestiere del docente. Niente vantaggi nê economici né di prestigio. E grazie a questo modificarsi degli eventi che si può osservare la modificazione genetica dei soliti furbi. Si ritraggono con abile maestria, fingendosi offesi del ruolo che a loro viene tradizionalmente attribuito. Quello per cui avrebbero scannato il prossimo se solo si fosse azzardato a togliere loro l’aurea di “primadonnismo cronico” di cui erano affetti, ora viene denigrato e subito come onere.
Effetti dei cambiamenti delle mode. Tutto cambia e tutto si modifica, purché tutto resti com’è.
16/09/2014

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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