Matteo Ernesto Oi – Per la prima volta dopo anni si parla di un cambiamento sostanziale del mondo della scuola. Il patto scuola che a prima vista può sembrare la soluzione di tutti i mali del personale scolastico, infatti, si parla di stabilizzazione dei precari, burocrazia, nuove materie, meritocrazia -all’italiana s’intende- mentre di studenti, di diritto allo studio e di pedagogia non dice una parola, in realtà queste linee guida ci permettono d’intravedere oltre il velo di fumo comunicativo di Renzi una visione chiara del mondo della scuola.
Capiamoci, Renzi non propone un nuovo modello pensato all’ultimo momento, “La Buona Scuola” è il tassello mancante di quel processo di privatizzazione, di trasformazione di un bene pubblico, come la scuola, in un servizio pubblico in cui gli studenti non sono più fruitori di un diritto, quello allo studio, ma utenti di un servizio.
Quest’intenzione traspira fuori dall’idea di alternanza scuola-lavoro in cui, se estrapolata dal contesto si possono trovare anche note positive, si concepisce lo studente come un vero lavoratore senza, però, goderne dei diritti, si permette alle aziende d’investire nel potenziamento dei laboratori e d’inserire le scuole all’interno della filiera produttiva dando la possibilità alle scuole di vendere, conto terzi, i prodotti fatti dagli studenti.
Non stupisce quindi se sui finanziamenti c’è un’apertura totale al privato non solo imprese, fondazioni e aziende ma anche, secondo Renzi, privati cittadini e gli strumenti individuati per il finanziamento privato sono, per il nostro paese, tutto tranne che a prova di legalità e correttezza.
Infatti, con la crisi che corre non saranno certo le famiglie, i singoli cittadini ad investire sulla scuola o le migliaia d’imprese a conduzione familiare che sorreggono il paese a farlo, se passerà questa riforma, saranno solamente le grandi imprese nazionali e multinazionali con il rischio d’incorrere in speculazioni e manovre finanziare che assoggetteranno le scuole.
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