
di Antonella Necci – Presentata ieri alla Camera dei deputati la mozione di Sel che chiede la cancellazione del programma F35. La discussione è iniziata nel pomeriggio alla Camera e si concluderà con il voto tra mercoledì e giovedì della prossima settimana. Anche il M5S ha presentato una mozione analoga, mentre il Pd non ha ancora deciso (il deputato Amendola ha rinunciato ad intervenire in aula), diviso tra “linea Scanu” (il capogruppo Pd in commissione difesa che vuole il dimezzamento degli F35) e “linea Pinotti”, la ministra che vuole il mantenimento del programma.
Si era già votato alla Camera nel giugno del 2013 ed era stata approvata la mozione di Pd-Forza Italia che rinviava ad una indagine conoscitiva la scelta definitiva, indagine che si è conclusa a maggio con un altro rinvio che rischia di prolungarsi alle calende greche: ora bisognerà aspettare per una decisione finale sugli F35 – secondo la Pinotti – la stesura finale del “libro bianco sulla difesa” che vedrà la luce solo nel 2015. Intanto la produzione continua: sono già 6 – ma secondo Sel sono invece 8 – i cacciabombardieri in via di assemblaggio nella base di Cameri. “Ma Renzi non aveva detto a San Rossore al raduno degli scout che gli F35 non sono uno strumento di pace? E allora sia coerente”, ha ricordato Giulio Marcon, firmatario della mozione, alla conferenza stampa. E Michele Piras, di Sel, membro della Commissione della difesa ha ricordato: “I costi lievitano in continuazione. Siamo passati dai 12,6 miliardi dell’anno scorso ai 14 miliardi di quest’anno ed è inaccettabile”. Un valore sicuramente impressionante. “In termini assoluti – ha ricordato il capogruppo di Sel Arturo Scotto – una mole di risorse finanziarie del tutto ingiustificata, a maggior ragione in tempi di crisi economica durissima”.
Anche tra gli oppositori del Pd, come Pippo Civati si esprimono dissensi. “Con il costo di un singolo caccia si può finanziare Mare Nostrum per un anno e salvare migliaia di migranti”, dice Civati. Il tema diventerà caldo con la discussione del rinnovo delle missioni militari.
Il ministro Roberta Pinotti per quest’anno ha congelato tutti i fondi destinati al velivolo, in attesa che il libro bianco della Difesa definisca le necessità delle nostre forze armate. Abbattere il programma garantirebbe un risparmio enorme: finora sono stati firmati contratti solo per sei esemplari. Entrerebbe però in crisi il coinvolgimento delle aziende italiane, con l’impianto di Cameri destinato all’assemblaggio e alla manutenzione dei jet. Mentre l’Aeronautica in pochi anni resterebbe senza cacciabombardieri: i Tornado sono in servizio da tre decenni e, soprattutto dopo il drammatico incidente di Ascoli, la necessità di rimpiazzi si mostra inevitabile.
A quanto deciso e proposto dai rappresentanti di SEL, uniamo anche la nostra modesta voce, e invitiamo tutti coloro che si troveranno in accordo con noi, a seguire la Campagna taglia le ali alle armi.
Tale campagna coglie l’occasione di questo dibattito parlamentare per rinnovare (dopo due tentativi precedenti) la richiesta di un incontro sulla questione al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Difesa Roberta Pinotti, per riproporre le motivazioni concrete che ci spingono ancora a dire NO ai caccia e conoscere i motivi per cui il nostro Governo mantiene aperta l’ipotesi di acquisto dei caccia F-35 quando ne sono invece chiari i problemi nei seguenti dieci ambiti.
1) ETICAMENTE – in un momento di acuta crisi economica i fondi pubblici andrebbero spesi per lavoro, scuola, welfare, sanità e non per armamenti
2) COSTITUZIONALMENTE – si tratta di un cacciabombardiere pensato principalmente per l’attacco in profondità, non di uno strumento votato alla difesa aerea
3) ECONOMICAMENTE – la spesa per i caccia già oggi ammonterebbe a 14 miliardi complessivi, senza contare i costi di mantenimento
4) SOCIALMENTE – la sicurezza degli italiani non può derivare dall’aiuto alle lobby armiere ma deriva dalla soluzione dei problemi sociali
5) TECNOLOGICAMENTE – il programma non è maturo e affidabile, i problemi e gli incidenti recenti lo dimostrano, eppure il nostro Governo sta procedendo ai primi acquisti
6) POLITICAMENTE – sondaggi d’opinione e prese di posizione sui territori (anche da parte di Enti Locali) dimostrano la contrarietà dell’opinione pubblica a questi caccia
7) INDUSTRIALMENTE – i favoleggiati ritorni tecnologici per l’Italia non si concretizzeranno mai e saranno residuali
8) OCCUPAZIONALMENTE – i posti di lavoro derivanti da così tanti miliardi sono pochi e molto meno di quanti promessi: non è la maniera più efficiente per usare fondi pubblici
9) MILITARMENTE – il programma F-35 non assolve ad alcuna necessità di difesa territoriale e ci mette sotto lo scacco di un paese estero in qualsiasi esigenza operativa futura
10) STRATEGICAMENTE – il programma JSF è servito ad indebolire l’Europa e le sue prospettive di politica estera e di difesa comune
La Campagna invita tutte le proprie realtà aderenti e i sostenitori della sua mobilitazione a premere su Parlamento e Governo con un’azione anche sui social network a partire dal profilo Facebook di “Taglia le ali alle armi” all’indirizzo:
http:// www.facebook.com/taglialealiallearmi
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