MatteoRenzi straparla 4set14

Matteo Renzidi Antonio Simiele – E’ arduo stabilire la collocazione politica del governo Renzi, segnato dall’attivismo del gruppo di toscani fedeli. Per esso non sono linearmente proponibili le definizioni di governo di sinistra, di centro o di destra, di centrosinistra o di centrodestra, né quello d’emergenza del Presidente, come i governi Monti e il primo Letta. Forse, senza volerlo e con encomiabile spontaneità giovanile, c’è riuscita la ministra Elena Boschi quando, in un discorso ai senatori, ha citato, svelando i suoi riferimenti politici, l’esempio del corregionale, eclettico, vivace, pragmatico, trasformista, professore e pittore Amintore Fanfani. Si è guardata bene dal richiamarsi ad Alcide De Gasperi che ha guidato la rinascita dell’Italia dopo la guerra; neppure ad Aldo Moro che, insieme a Berlinguer, tracciò la strada da percorrere per condurre la nostra democrazia verso la piena normalità, renderla solida e stabile per il futuro. Sembra che la Boschi non conosca abbastanza la nostra storia e il ruolo decisivo esercitato dagli atti e dagli scritti di De Gasperi, Einaudi, Nenni, Togliatti, nel tracciare le coordinate che hanno accompagnato la costruzione dell’Italia moderna e data una prospettiva di crescita alla nostra Repubblica.
Fanfani è stato un valido ministro e un buon Presidente del Consiglio, ma non c’è suo scritto o sua idea che abbia deciso la nostra storia. La Boschi esprime una cultura politica, influenzata dalla stretta amicizia del padre con Fanfani, legittima. Non è condivisibile, però, che una visione personale e provinciale, seppure valida per la sua formazione, possa divenire esempio per lo Stato.
Nei giorni scorsi Renzi ha fatto un’altra conferenza stampa ricca di annunci, questa volta senza impegni precisi e senza un elenco di riforme da fare con le date di scadenza. Ha chiesto, invece, di essere giudicato alla fine del mandato e il tempo di mille giorni per realizzare il cambiamento. E’, la sua, una scelta forse giusta, opportuna e obbligata. Nell’occasione, è sembrato anche più realistico e meno sicuro di poter cambiare governando la crisi contro tutto e tutti, specialmente in vista del difficile autunno che si preannuncia. Domando, per dire e fare tutto questo, era proprio indispensabile darsi il compito di killer del precedente governo? La ragione principe di quella decisione non fu proprio la perentorietà di un’accelerazione nelle scelte e l’incapacità di Letta a realizzarla?
Agli italiani bisogna dire la verità ed educarli ad ascoltarla. Le bugie hanno le gambe corte. Le ultime, quelle sul blocco degli stipendi pubblici, hanno fomentato il risentimento dei corpi di polizia. Il Presidente del Consiglio fa bene a respingere ogni possibile ricatto. Dovrebbe, però, evitare di fare controminacce e, almeno ai servitori dello Stato, non nascondere la verità. E’ vero, il blocco degli stipendi è già previsto nel Def, ma poi l’ha smentito il Ministero dell’economia in aprile e lo stesso Renzi in agosto. Comunque, è ingiusto continuare a chiedere disponibilità a chi guadagna 1200 euro, senza colpire, in modo visibile, prima le rendite finanziarie, gli assegni dei parlamentari, le pensioni d’oro, l’alta burocrazia.
Tra gli amici e i conoscenti c’è chi mi rimprovera di essere troppo polemico nei confronti del governo, al quale bisognerebbe dare tempo. Voglio chiarire che la mia speranza è che il suo tentativo riesca, nell’interesse dell’Italia: oggi non esiste una credibile alternativa a Renzi, se non promuovendo una pericolosa manovra di palazzo del tipo di quella da lui fatta nei confronti di Letta. Da parte della maggioranza di governo si usa fronteggiare le critiche di merito, provenienti dal suo interno o dall’esterno, con i toni sprezzanti della Serracchiani o, come fa lo stesso Renzi, con attacchi personali. E’ male, perché inaccettabile e sintomo preoccupante. Sono certo che, anche per aiutare il governo, si debbano dire in tempo le verità o quelle che ognuno ritiene tali, pure le più crude, non quando la frittata è fatta, come, invece, si è verificato più volte nel nostro Paese, in un passato prossimo e remoto. I silenzi e le adulazioni gratuite sono i veri siluri che scoppiano al primo duro impatto.
Lì, 5 settembre 2014

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