di Valerio Ascenzi – Dove la sinistra? Cosa è rimasto della sinistra in Italia? Il PD è veramente un soggetto politico di sinistra? Il problema reale oggi è quello di ridisegnare i contorni del concetto “sinistra”, andato perso nel tempo. Il 2007 è stato l’anno dell’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra. Già allora si era evidenziata la tendenza delle maggioranze interne all’allora partito di azzerare quella che era la discussione interna, tanto da far in modo che le mozioni (poi divenute correnti) collegate a Gavino Angius e Fabio Mussi fuoriuscissero dal progetto per andare a confluire in altri soggetti politici. Sappiamo tutti che fine ha fatto il progetto a vocazione maggioritaria di Veltroni e come è finita l’avventura delle politiche del 2008. Da allora la sinistra italiana si è andata sempre più dissolvendo.
Corrado Guzzanti ha ironicamente teorizzato la sinistra virale, quella che a forza di dividersi creerà dei partiti virus, in grado un giorno di distruggere il capitalismo, attaccandolo da più parti. Inutile dire che si tratta di materiale per uno spettacolo satirico, ma non ci siamo lontani. Il frazionamento della sinistra, a sinistra del PD è un fatto reale, in continua evoluzione. La sinistra ha bisogno di ridefinire i propri confini e di comprendere che la via dell’intransigenza non è percorribile. Alcuni soggetti politici, pur dimostrando di aver compreso, non possono comunque esprimere agevolmente le proprie idee.
Dal 2008 ad oggi abbiamo assistito al totale annichilimento delle sinistre, alla loro totale esclusione dal dibattito politico. Soprattutto per quel che riguarda la presenza dei partiti minori sui più importanti media. Le idee delle minoranze, da sempre ritenute un contributo, da circa vent’anni sono ritenute il male. Nell’anno in cui Renzi prende l’incarico di governo, nonostante l’onere della segreteria del PD, inizia anche l’azzeramento della dialettica interna al PD che era riaffiorata dopo le dimissioni di Veltroni. Con la segreteria di Bersani era nata una nuova idea di partito plurale, che discuteva in maniera anche accesa ma arrivava a conclusioni condivise, anche se sofferte. Oggi le decisioni sono prese dall’alto, senza che vi sia un dibattito reale. La stessa adesione al Pse è arrivata per indicazione di Renzi, il quale non rendendosi conto di cosa stava facendo allora, oggi non mette in atto mezza politica di stampo socialista europeo. Le minoranze, anche interne sono considerate un male. Ad oggi il Partito Democratico non dimostra di essere un partito di sinistra. Non vi è una linea politica volta a cercare di leggere la società odierna e le proprie necessità. Nonostante ciò molti nel Pd restano in attesa di un cambiamento, ma dovrebbero spingere maggiormente facendo leva sullo scontento di chi, nella base, riesce ad essere obiettivo e non “tifoso” per un cambiamento reale.
I media a livello nazionale non parlano di Pd, in effetti, ma di Renzi e dei suoi risultati personali. Risultati che resteranno nella storia, dicevano qualche sera fa su La7. Di certo è che credere che gli 80 euro e l’azzeramento della nomenclatura del Pd siano “risultati indelebili” è qualcosa che rasenta il ridicolo. Gli 80 euro, nessuno lo dice, graveranno a fine anno fiscale sulle buste paga di alcune categorie di dipendenti: a molti lo Stato se li riprenderà nel conguaglio fiscale di febbraio. Ma Renzi tuona con i soliti slogan: «Gli ottanta euro ci sono, ci saranno per sempre». Ad ogni obiezione fatta in maniera concreta, Renzi risponde che il suo punto di vista è l’unico. Ma di fatto nei primi centosessanta giorni, Renzi non ha fatto nulla di realmente concreto per la nazione. Avrebbe azzerato la vecchia dirigenza del PD. Bell’affare! Ricordate quando D’Alema veniva additato da Renzi come vecchio da rottamare? Colpevole di aver tentato la via delle riforme con la bicamerale? Almeno la bicamerale, almeno come idea di fondo, aveva quella di condividere le regole del gioco.
Una eventuale riforma elettorale sarebbe stata condivisa da tutte le forze politiche. Ma no! D’Alema inciuciava con Berlusconi. E allora che vogliamo dire di questo “patto del Nazzareno”? Non si tratta ugualmente di inciucio? E perché i media nazionali sono tutti prostrati e non ribattono? A nostro avviso Renzi ha voluto esautorare quella che era la nomenclatura dei Ds, ex Pci, colpevole di non aver creato una nuova classe politica dirigente moderna. Ma non per questo inadeguata. Finora il miglior ministro degli esteri degli ultimi vent’anni, simpatico o no, resta D’Alema. Uno che dichiara di continuo che “i gufi non l’avranno vinta” e che “tanto si continua piano piano, senza fermarsi mai, lungo la linea tracciata” (da chi? Da Berlusconi?) non può definirsi uno statista, non può definirsi democratico. È solo l’ennesima dimostrazione che la politica, oggi, non produce uomini di spessore.
Civati, Cuperlo e Vendola da Livorno quindici giorni fa hanno lanciato l’idea di “Possibile” una associazione che dovrebbe unire trasversalmente le aree del Pd a sinistra di Renzi (purtroppo è così) e ciò che sta fuori del Pd e si colloca a sinistra del partito di maggioranza ma che attualmente hanno poca o alcuna rappresentanza in parlamento.
Cuperlo, Civati e Vendola dialogano. Di cosa non ci è dato ancora saperlo. Ma il fatto che esista la possibilità di creare qualcosa di trasversale al mondo della sinistra è sicuramente qualcosa di positivo. Il problema è che il PD, in quanto ormai partito del socialismo europeo dovrebbe iniziare a parlare di politiche socialiste democratiche, invece di raccogliere le dissennate proposte dei ministri montiani, o ex berlusconiani, che governano con Renzi.
Cuperlo sta organizzando Sinistra Dem, che diversamente dalle ultime nate (vedi Noi Dem) non è una corrente ma una associazione del PD. Cuperlo dichiara che “sarà di aiuto al segretario” e che non sarà in contrasto con il PD. Politichese? Forse, ma parole evidentemente spese per far capire che non è un male esprimere una propria idea su alcune tematiche, ma un contributo. Considerato però il livello di chi comanda in questo partito ormai, pur affermando in tutte le lingue che le diversità potranno essere considerate un contributo, Sinistra Dem verrà percepita sempre come l’alternativa prodotta dal vecchiume. E questo non perché lo sia veramente, perché la maggioranza sbruffona del PD, ogni volta spara a zero su chi manifesta un pensiero diverso, dalla mediocrità delle idee che stanno facendo galleggiare il PD. Renzi prima, durante e dopo le primarie perse, ha fatto così con Bersani. Dopo le elezioni idem. Il PD è un partito che rischia di sprofondare sotto la figura di Renzi, il quale ha dimostrato che si vince, in Italia, anche a sinistra con un suolo uomo al comando, nonostante la cultura politica della sinistra preveda al comando il collettivo. Cuperlo sbaglia a mantenere pacati i toni con Renzi.
Anche se Sinistra Dem, tra i suoi intenti, ha quello di non permettere più che una parte della militanza, della base e dei simpatizzanti, restino senza una voce che li rappresenti. La tendenza è quella a non rimanere più in silenzio su molte tematiche, anche se queste andranno contro quanto affermato dai vertici del PD. Tutto ciò però avverrà in maniera critica e propositiva. Mentre una corrente Noi Dem, nasce su base regionale, con lo scopo quello di influenzare eventualmente le prossime scelte di governo dei comuni o di determinare candidatura per le prossime elezioni comunali e provinciali, quindi di tutelare un gruppo di politici eterogeneo, che nulla hanno da condividere ideologicamente parlando, Sinistra Dem è una associazione che nasce con lo scopo di dialogare su tutto il territorio nazionale con realtà associative, partiti politici alla sinistra del PD, per affrontare le tematiche che interessano i singoli territori. Un progetto che nasce da Gianni Cuperlo, dalla rete di rapporti creata durante l’ultimo congresso del PD, una rete di rapporti che non può andare persa e che dovrà servire a ricostruire quel radicamento che la sinistra aveva un tempo sul territorio. Si tratta di una sfida, di qualcosa di faticoso ma non impossibile. In molte aree il PD non ha neanche più le sedi. Questo potrebbe però essere considerato un vantaggio: invece di star chiusi nelle sezioni, oggi si può uscire finalmente fuori ed incontrare il mondo reale. Lo scopo è quello di invertire la tendenza dell’annullamento della dialettica interna, andando a cercare luoghi e persone che discutono ancora di politica: sarà una associazione che lavorerà dentro il PD e fuori. Ma non solo iniziative per parlare di problemi. Bensì per lanciare anche proposte per risolverli questi problemi, considerata la scarsezza delle proposte provenienti da chi tiene le redini del PD.
L’area che si sta agglomerando intorno a Gianni Cuperlo, ha compreso finalmente che è necessario iniziare a manifestare le idee, anche quando sono diverse. Non è un dissentire, per ora. Ma la base è stanca di non avere nessuno che manifesti una idea contraria alla condotta di questo governo, di questo segretario che impedisce il dialogo interno.
Renzi non ha mai nascosto la sua avversione nei confronti di quello che ha definito “apparato”, non ha mai taciuto per rispetto. Non lo ha mai fatto, né con Bersani, ne con Civati e o Cuperlo. Con Bersani poi, dopo aver perso le non ha voluto contribuire in nessun modo alla campagna elettorale e all’elezione che hanno portato il PD, comunque ad essere il primo partito alla Camera. Se lui oggi è premier, lo deve anche a quel risultato, poiché non ha mai concorso alle politiche.
Gli intenti di Sinistra Dem sono quelli di riaccendere il dibattito politico che questo partito, ormai ridotto a comitato elettorale renziano, non fa più. Mai più tacere per qualche forma di rispetto o timore, dunque. E si spera che siano le stesse intenzioni di #Possibile.
Nei meandri delle federazioni provinciali non ci si prova nemmeno a parlare di concretezza. Assistiamo a delle passerelle di personaggi che parlano ancora una lingua incomprensibile alla gente, che dimostrano poi nei fatti di essere solo attaccati alla poltrona (quella che vorrebbero e che ancora non hanno). Uomini e donne della politica locale, anche a Frosinone, che cooptano volti nuovi, belli e preparati, sperando di poterli manovrare nelle decisioni. Persone che, fortunatamente, si slegano subito dai legami che questi capibastone hanno voluto, ma poi costretti a pagare per il “tradimento”. Colpevoli di lesa maestà in un partito il cui aggettivo “democratico” sta solo nel logo.
Immobilismo di Renzi
Nel frattempo, mentre i primi 160 giorni di Renzi evidenziano l’assenza di una vera progettualità per riformare il Paese e di azioni concrete, la Spagna si rialza. Il primo ministro, che disse d’esser pronto a fare una riforma al mese, si è incaponito sulla questione del Senato, impantanando il governo e il parlamento su questioni che il paese reale non ha mai chiesto. La gente ha bisogno di lavoro, di una pressione fiscale minore, di servizi pubblici degni di questo nome. «Eh… ma la Spagna sta peggio di noi!». Ve li ricordate questi commenti? Ricordate che provenivano anche dai sapientoni del Pd, dagli ultras che tifano per questo o quell’altro big renziano? È di questi giorni la notizia che la Spagna, con poche essenziali riforme strutturali – non di certo fatte l’altro ieri, non di certo toccando l’architettura monarchico – costituzionale, anch’essa estremamente democratica, o il sistema educativo e dell’istruzione – si sta rialzando. La Spagna… e noi? E noi andiamo dietro alla riforma del Senato. Anche Eugenio Scalfari dalle pagine di Repubblica è arrivato ad affermare che le priorità per il Paese, non risiedono nelle riforme costituzionali. Scalfari che aveva preveduto con Renzi una svolta, ci sta ripensando, arrivando a definire inconcludente l’operato del premier.
La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie