200milainpiazza 2012 06 16

200milainpiazza 2012-06-16di Valerio Ascenzi – Dove la sinistra? Cosa è rimasto della sinistra in Italia? Il PD è veramente un soggetto politico di sinistra? Il problema reale oggi è quello di ridisegnare i contorni del concetto “sinistra”, andato perso nel tempo. Il 2007 è stato l’anno dell’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra. Già allora si era evidenziata la tendenza delle maggioranze interne all’allora partito di azzerare quella che era la discussione interna, tanto da far in modo che le mozioni (poi divenute correnti) collegate a Gavino Angius e Fabio Mussi fuoriuscissero dal progetto per andare a confluire in altri soggetti politici. Sappiamo tutti che fine ha fatto il progetto a vocazione maggioritaria di Veltroni e come è finita l’avventura delle politiche del 2008. Da allora la sinistra italiana si è andata sempre più dissolvendo.

Corrado Guzzanti ha ironicamente teorizzato la sinistra virale, quella che a forza di dividersi creerà dei partiti virus, in grado un giorno di distruggere il capitalismo, attaccandolo da più parti. Inutile dire che si tratta di materiale per uno spettacolo satirico, ma non ci siamo lontani. Il frazionamento della sinistra, a sinistra del PD è un fatto reale, in continua evoluzione. La sinistra ha bisogno di ridefinire i propri confini e di comprendere che la via dell’intransigenza non è percorribile. Alcuni soggetti politici, pur dimostrando di aver compreso, non possono comunque esprimere agevolmente le proprie idee.
Dal 2008 ad oggi abbiamo assistito al totale annichilimento delle sinistre, alla loro totale esclusione dal dibattito politico. Soprattutto per quel che riguarda la presenza dei partiti minori sui più importanti media. Le idee delle minoranze, da sempre ritenute un contributo, da circa vent’anni sono ritenute il male. Nell’anno in cui Renzi prende l’incarico di governo, nonostante l’onere della segreteria del PD, inizia anche l’azzeramento della dialettica interna al PD che era riaffiorata dopo le dimissioni di Veltroni. Con la segreteria di Bersani era nata una nuova idea di partito plurale, che discuteva in maniera anche accesa ma arrivava a conclusioni condivise, anche se sofferte. Oggi le decisioni sono prese dall’alto, senza che vi sia un dibattito reale. La stessa adesione al Pse è arrivata per indicazione di Renzi, il quale non rendendosi conto di cosa stava facendo allora, oggi non mette in atto mezza politica di stampo socialista europeo. Le minoranze, anche interne sono considerate un male. Ad oggi il Partito Democratico non dimostra di essere un partito di sinistra. Non vi è una linea politica volta a cercare di leggere la società odierna e le proprie necessità. Nonostante ciò molti nel Pd restano in attesa di un cambiamento, ma dovrebbero spingere maggiormente facendo leva sullo scontento di chi, nella base, riesce ad essere obiettivo e non “tifoso” per un cambiamento reale.
I media a livello nazionale non parlano di Pd, in effetti, ma di Renzi e dei suoi risultati personali. Risultati che resteranno nella storia, dicevano qualche sera fa su La7. Di certo è che credere che gli 80 euro e l’azzeramento della nomenclatura del Pd siano “risultati indelebili” è qualcosa che rasenta il ridicolo. Gli 80 euro, nessuno lo dice, graveranno a fine anno fiscale sulle buste paga di alcune categorie di dipendenti: a molti lo Stato se li riprenderà nel conguaglio fiscale di febbraio. Ma Renzi tuona con i soliti slogan: «Gli ottanta euro ci sono, ci saranno per sempre». Ad ogni obiezione fatta in maniera concreta, Renzi risponde che il suo punto di vista è l’unico. Ma di fatto nei primi centosessanta giorni, Renzi non ha fatto nulla di realmente concreto per la nazione. Avrebbe azzerato la vecchia dirigenza del PD. Bell’affare! Ricordate quando D’Alema veniva additato da Renzi come vecchio da rottamare? Colpevole di aver tentato la via delle riforme con la bicamerale? Almeno la bicamerale, almeno come idea di fondo, aveva quella di condividere le regole del gioco.

Una eventuale riforma elettorale sarebbe stata condivisa da tutte le forze politiche. Ma no! D’Alema inciuciava con Berlusconi. E allora che vogliamo dire di questo “patto del Nazzareno”? Non si tratta ugualmente di inciucio? E perché i media nazionali sono tutti prostrati e non ribattono? A nostro avviso Renzi ha voluto esautorare quella che era la nomenclatura dei Ds, ex Pci, colpevole di non aver creato una nuova classe politica dirigente moderna. Ma non per questo inadeguata. Finora il miglior ministro degli esteri degli ultimi vent’anni, simpatico o no, resta D’Alema. Uno che dichiara di continuo che “i gufi non l’avranno vinta” e che “tanto si continua piano piano, senza fermarsi mai, lungo la linea tracciata” (da chi? Da Berlusconi?) non può definirsi uno statista, non può definirsi democratico. È solo l’ennesima dimostrazione che la politica, oggi, non produce uomini di spessore.

Civati, Cuperlo e Vendola da Livorno quindici giorni fa hanno lanciato l’idea di “Possibile” una associazione che dovrebbe unire trasversalmente le aree del Pd a sinistra di Renzi (purtroppo è così) e ciò che sta fuori del Pd e si colloca a sinistra del partito di maggioranza ma che attualmente hanno poca o alcuna rappresentanza in parlamento.
Cuperlo, Civati e Vendola dialogano. Di cosa non ci è dato ancora saperlo. Ma il fatto che esista la possibilità di creare qualcosa di trasversale al mondo della sinistra è sicuramente qualcosa di positivo. Il problema è che il PD, in quanto ormai partito del socialismo europeo dovrebbe iniziare a parlare di politiche socialiste democratiche, invece di raccogliere le dissennate proposte dei ministri montiani, o ex berlusconiani, che governano con Renzi.
Cuperlo sta organizzando Sinistra Dem, che diversamente dalle ultime nate (vedi Noi Dem) non è una corrente ma una associazione del PD. Cuperlo dichiara che “sarà di aiuto al segretario” e che non sarà in contrasto con il PD. Politichese? Forse, ma parole evidentemente spese per far capire che non è un male esprimere una propria idea su alcune tematiche, ma un contributo. Considerato però il livello di chi comanda in questo partito ormai, pur affermando in tutte le lingue che le diversità potranno essere considerate un contributo, Sinistra Dem verrà percepita sempre come l’alternativa prodotta dal vecchiume. E questo non perché lo sia veramente, perché la maggioranza sbruffona del PD, ogni volta spara a zero su chi manifesta un pensiero diverso, dalla mediocrità delle idee che stanno facendo galleggiare il PD. Renzi prima, durante e dopo le primarie perse, ha fatto così con Bersani. Dopo le elezioni idem. Il PD è un partito che rischia di sprofondare sotto la figura di Renzi, il quale ha dimostrato che si vince, in Italia, anche a sinistra con un suolo uomo al comando, nonostante la cultura politica della sinistra preveda al comando il collettivo. Cuperlo sbaglia a mantenere pacati i toni con Renzi.

Anche se Sinistra Dem, tra i suoi intenti, ha quello di non permettere più che una parte della militanza, della base e dei simpatizzanti, restino senza una voce che li rappresenti. La tendenza è quella a non rimanere più in silenzio su molte tematiche, anche se queste andranno contro quanto affermato dai vertici del PD. Tutto ciò però avverrà in maniera critica e propositiva. Mentre una corrente Noi Dem, nasce su base regionale, con lo scopo quello di influenzare eventualmente le prossime scelte di governo dei comuni o di determinare candidatura per le prossime elezioni comunali e provinciali, quindi di tutelare un gruppo di politici eterogeneo, che nulla hanno da condividere ideologicamente parlando, Sinistra Dem è una associazione che nasce con lo scopo di dialogare su tutto il territorio nazionale con realtà associative, partiti politici alla sinistra del PD, per affrontare le tematiche che interessano i singoli territori. Un progetto che nasce da Gianni Cuperlo, dalla rete di rapporti creata durante l’ultimo congresso del PD, una rete di rapporti che non può andare persa e che dovrà servire a ricostruire quel radicamento che la sinistra aveva un tempo sul territorio. Si tratta di una sfida, di qualcosa di faticoso ma non impossibile. In molte aree il PD non ha neanche più le sedi. Questo potrebbe però essere considerato un vantaggio: invece di star chiusi nelle sezioni, oggi si può uscire finalmente fuori ed incontrare il mondo reale. Lo scopo è quello di invertire la tendenza dell’annullamento della dialettica interna, andando a cercare luoghi e persone che discutono ancora di politica: sarà una associazione che lavorerà dentro il PD e fuori. Ma non solo iniziative per parlare di problemi. Bensì per lanciare anche proposte per risolverli questi problemi, considerata la scarsezza delle proposte provenienti da chi tiene le redini del PD.

L’area che si sta agglomerando intorno a Gianni Cuperlo, ha compreso finalmente che è necessario iniziare a manifestare le idee, anche quando sono diverse. Non è un dissentire, per ora. Ma la base è stanca di non avere nessuno che manifesti una idea contraria alla condotta di questo governo, di questo segretario che impedisce il dialogo interno.
Renzi non ha mai nascosto la sua avversione nei confronti di quello che ha definito “apparato”, non ha mai taciuto per rispetto. Non lo ha mai fatto, né con Bersani, ne con Civati e o Cuperlo. Con Bersani poi, dopo aver perso le non ha voluto contribuire in nessun modo alla campagna elettorale e all’elezione che hanno portato il PD, comunque ad essere il primo partito alla Camera. Se lui oggi è premier, lo deve anche a quel risultato, poiché non ha mai concorso alle politiche.

Gli intenti di Sinistra Dem sono quelli di riaccendere il dibattito politico che questo partito, ormai ridotto a comitato elettorale renziano, non fa più. Mai più tacere per qualche forma di rispetto o timore, dunque. E si spera che siano le stesse intenzioni di #Possibile.

Nei meandri delle federazioni provinciali non ci si prova nemmeno a parlare di concretezza. Assistiamo a delle passerelle di personaggi che parlano ancora una lingua incomprensibile alla gente, che dimostrano poi nei fatti di essere solo attaccati alla poltrona (quella che vorrebbero e che ancora non hanno). Uomini e donne della politica locale, anche a Frosinone, che cooptano volti nuovi, belli e preparati, sperando di poterli manovrare nelle decisioni. Persone che, fortunatamente, si slegano subito dai legami che questi capibastone hanno voluto, ma poi costretti a pagare per il “tradimento”. Colpevoli di lesa maestà in un partito il cui aggettivo “democratico” sta solo nel logo.

Immobilismo di Renzi
Nel frattempo, mentre i primi 160 giorni di Renzi evidenziano l’assenza di una vera progettualità per riformare il Paese e di azioni concrete, la Spagna si rialza. Il primo ministro, che disse d’esser pronto a fare una riforma al mese, si è incaponito sulla questione del Senato, impantanando il governo e il parlamento su questioni che il paese reale non ha mai chiesto. La gente ha bisogno di lavoro, di una pressione fiscale minore, di servizi pubblici degni di questo nome. «Eh… ma la Spagna sta peggio di noi!». Ve li ricordate questi commenti? Ricordate che provenivano anche dai sapientoni del Pd, dagli ultras che tifano per questo o quell’altro big renziano? È di questi giorni la notizia che la Spagna, con poche essenziali riforme strutturali – non di certo fatte l’altro ieri, non di certo toccando l’architettura monarchico – costituzionale, anch’essa estremamente democratica, o il sistema educativo e dell’istruzione – si sta rialzando. La Spagna… e noi? E noi andiamo dietro alla riforma del Senato. Anche Eugenio Scalfari dalle pagine di Repubblica è arrivato ad affermare che le priorità per il Paese, non risiedono nelle riforme costituzionali. Scalfari che aveva preveduto con Renzi una svolta, ci sta ripensando, arrivando a definire inconcludente l’operato del premier.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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