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di Armando Mirabella – pd-assembleaIl Partito Democratico non c’è. C’è il governo. Il governo dice al Partito cosa deve fare e gli uomini di partito dicono (tentano di dire) alla base quello che è bene e quello che è male. Rovesciamento completo di una funzione. Tutto ciò viene accettato solo perché, dopo anni di una miscela fatta da “sconfitta + percezione di immobilismo da correnti”, s’è vinto. Anzi stravinto. E si accetta di tutto, si accetta anche, per esempio, una impalcatura istituzionale mostruosa in cui grazie al combinato Italicum + Riforma Boschi chi vince le elezioni fa quasi una decina di noiose votazioni senza speranza per poi avere al quarto o quinto i numeri per eleggere il Presidente della Repubblica, il quale nomina cinque Giudici della Corte Costituzionale. Questa impalcatura va bene se al governo c’è Cosimo de’ Medici Renzi. Ma se al governo andasse Salvini? O una figura spettrale come Casaleggio? Ma ci siamo dimenticati cosa dobbiamo alla Corte nel corso di questi venti anni di berlusconismo?
Siamo ormai al paradosso. Dopo aver gridato in questi anni contro la “Casta” qui siamo al punto dove al Senato o alle province la politica nomina la politica. Si è allungata la distanza tra politica e cittadini.
In tema di distanza tra politica e cittadini c’è il Partito Democratico della nostra provincia, che sta cercando di superare la velenosa stagione congressuale mettendo in campo riflessione ed elaborazione per esempio su temi come quelli della sanità o del buon segnale dato con la creazione di un unico consorzio industriale dislocato tra Frosinone e Cassino. Tuttavia tanto resta da fare, per esempio, sui criteri di nomina che dovranno assicurare rinnovamento di forma e sostanza di enti che auspichiamo finalmente smettano di gestire ed inizino a progettare il futuro della nostra provincia e del mezzo milioni di persone che vi abitano.
Resta aperto un fronte interno, che è quello dei circoli.
Supportata da un bel dibattito a cui hanno partecipato Stefano Vona ed Ivano Alteri, si sta facendo strada in questi giorni l’ipotesi di eleggere il segretario della città di Frosinone attraverso una chiamata generale di iscritti e semplici elettori. In generale il ricorso alle “primarie” per la elezione del segretario di circolo, assicurerebbe condizioni minime di “democrazia elettiva” rispetto a ogni forma di auto-proclamazione. Ma questa opzione non toccherebbe la sistematica violenza a cui è sottoposta la politica ad opera della tattica correntizia che caratterizza dalla nascita il Partito Democratico della città di Frosinone. Se, soprattutto ora che si è all’opposizione in comune, non sono accompagnate da una radicale separazione fra partito e amministrazione e come dice Fabrizio Barca “dalla ricostruzione di un rapporto continuo, teso, denso di contenuti pratici e di visione, fra un ristretto gruppo dirigente e iscritti, le “primarie del popolo” tendono a dare legittimità al cesarismo dei leader, appagando a poco prezzo la domanda di democrazia dei cittadini, e accentuano il tratto personalistico del Partito”.
Consci di ciò, in questo momento a Frosinone, nonostante un contesto di rapporti sereni ed in qualche caso di amicizia personale, ci troviamo di fronte ad una situazione eccezionale: due anni senza un segretario eletto, una elezione comunale persa, una lunga e logorante stagione congressuale non ancora conclusa, diversi ingressi all’interno del gruppo consiliare, indecisione sulle future alleanze, assenza di iniziativa, confronto rarefatto… A situazione eccezionale si risponde con strumenti eccezionali. Le primarie in questa fase potrebbero costruire, dunque, il Ghusl il “lavacro massimo” che il Partito Democratico deve compiere per recuperare lo stato di purezza lavando situazioni in cui spesso gli iscritti non erano nostri elettori e gli elettori non erano nostri iscritti

Armando Mirabella
Membro Assemblea Nazionale del Partito Democratico lista Frosinone per Civati

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